28 settembre 2014

La Linzer Torte e la ciccia scorre come il bel Danubio blu







L'atmosfera è quella tipica Mitteleuropea.
Valzer, Sacher e il bel Danubio blu.
E poi più su ,a nord
Stradine, il fiume che scorre placido e il lontananza il Linzer Schloss.

Un castello, una città magica e una passeggiata sul Postlingberg, un tram che svela la bellezza di Linz da più di cento anni.
E tante piccole briciole sulle mani, agli angoli della bocca.

Perchè la Linzer Torte è uno dei monumenti della città.
Perchè se la assaggi ti travolge con un'esplosione di sapori, di spezie calde, di fragranze antiche.
E ti avvolge con le spire di un serpente che stringe sempre di più.
E una fetta non basta mai.

Il Bel Danubio blu scorre.
E cosi anche la ciccia sui fianchi.

A settembre, dopo le mie vacanze a zonzo per l'Europa centrale, tornavo a Roma rotolando direttamente dalle Alpi.

Sacher, Linzer Torte, cioccolato svizzero, wurstel e crauti a Monaco, nusskipferl e la mitica Foresta Nera.
Mangiavo come se non ci fosse un domani.
Incurante della ciccia e brufoli.
Mitica giovinezza.

Pare che la Linzer sia la torta più antica al mondo.
La ricetta è stata ritrovata addirittura nel Codex del 1653 dell'abbazia di Admont.
Ma non si conosce il nome del suo inventore.
Si sa solo che è un vanto austriaco.
Della città di Linz,
Appunto.

Burro, uova, farina, una cascata di nocciole tostate e una distesa di confettura di ribes o lamponi.
Un impasto che sa di cannella , di vaniglia e di limone.

Una torta che suscita parecchie illazioni .
Chi la fa in una maniera.
Chi in un'altra.

All'epoca, a Linz, mi dissero che il diktat era la confettura di lamponi e un sottile strato di ostie tra l'impasto e la confettura stessa.

Potrei dirvi di aver cercato suddette ostie per mare e per monti.
Non è vero.

Non mi sono presa la briga di farlo.
Quindi la mia linzer Torte non è proprio quella originale ^_^

Alcuni utilizzano le mandorle al posto delle nocciole.
Altri un mix tra le due.

Io solo nocciole tostate.
Perchè il matrimonio con la confettura di lamponi è uno di quelli che dura nel tempo.

Solido, indissolubile. 

Pronte?



Linzer Torte

ingredienti per la frolla:

farina 250 grammi
zucchero 150 grammi
nocciole tostate e frullate finemente 100 grammi
uovo 1
burro morbido 150 grammi
lievito in polvere 2 cucchiaini
sale 1 pizzico
scorza di 1 limone
1\2 cucchiaino di cannella
1\2 cucchiaino di essenza di vaniglia
1 punta di chiodi di garofano in polvere

per il ripieno:
confettura di lamponi

Su un piano di lavoro infarinato sistemate la farina a fontana e tutti gli ingredienti indicati per la frolla.
Lavorateli brevemente e velocemente fino ad ottenere un impasto omogeneo che metterete in frigo per una mezz'ora.
Riprendete l'impasto dopo il riposo in frigo e dividetelo in due parti, di cui una più grande dell'altra.
Sistemate un foglio di carta forno sul ripiano di di lavoro.
Stendet la parte di impasto più grande e lavoratela con il matterello.
Dovrete ricavare una circonferenza pari a quella della teglia che userete per la cottura (la mia era da 22 cm).
Aiutandovi con la carta forno, sistemate il cerchio di impasto nella teglia.
Unite la confettura.
Con la seconda parte dell'impasto ricavate tante strisce da sistemare a grata sulla crostata.
Spennellate con un pò di tuorlo d'uovo sbattuto.
Cuocete in forno statico per 30 minuti.
Fate raffreddare e spolverate, se volete, con dello zucchero a velo.





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26 settembre 2014

Gricia on my mind....




Potremmo discutere giorni sulla genesi delle Gricia.
Che sia l'antenata della matriciana ci sta.
Come ci sta il fatto che il suo nome ha la "s" che appare e scompare.

Gricia o Griscia, s'il vous plait.

Ma la cosa essenziale è che è infida.
Insieme all'altra sua degna comare.
La pasta aglio olio e peperoncino.
Perchè si presentano sotto mentite spoglie.

"Sò facili regà" dicevano i miei colleghi universitari.
"Manco per niente" rispondeva mio fratello.
Perchè mio fratello?
Perchè era uno chef.
Di quelli intransigenti.
Di quelli perfezionisti.

Aveva due limiti.
I dolci.
Non li sapeva e non li voleva  fare.
E la Gricia.

Perchè la gricia è arte allo stato puro.
E' un gioco di equilibrio tra sapori ed umidità.

Infide dicevo ,le due comari.
Perchè basta un nonnulla per essere asciutte.
O troppo umide.
O senza quella alchimia che le rende perfette nella loro semplicità.

Questa è la mia gricia.
Quella che ho visto fare tante volte fin da piccina, arrampicata sui banconi delle cucine dei ristoranti.

E' la gricia della memoria.
Dell'affetto nei confronti di quello che è stato.

E' difficile per me darvi delle dosi esatte.
E' una di quelle ricette dove vado ad occhio.
Cercherò di essere il più precisa possibile.

Due accortezze.
Gli ingredienti, proprio perchè pochi, devono essere della migliore qualità.
Non lesinate il pepe e macinatelo al momento.
La versione tradizionale prevede il pecorino. Noi non lo usiamo perchè non gradito alle mie figlie.
Evitate il parmigiano delle buste e grattugiate anche questo all'ultimo, all'occorrenza.










La Gricia

400 gr spaghetti ristorante (quelli belli grandi)
200 gr guanciale
pepe nero (da macinare al momento)
pecorino (o parmigiano)
olio extravergine d'oliva
acqua della pasta

Prendete una padella e mettetevi a soffriggere il guanciale tagliato a dadini o listarelle.
Fatelo tostare bene.
Mettete a cuocere gli spaghetti,scolandoli esattamente a metà cottura.
Versateli nella padella con il guanciale e aggiungendo mano mano l'acqua della pasta, terminate la cottura.Abbiate cura che la pasta risulti sempre ben idratata e mai secca.
La cottura "risottata" della pasta farà in maniera tale da creare una deliziosa cremina che rivestirà delicatamente lo spaghetto.
In una ciotola create un'emulsione con il pecorino (o il parmigiano ) appena grattugiato e il pepe macinato al momento e l'acqua di cottura della pasta (la quantità è secondo i vostri gusti)
Sbattete bene fino ad ottenere una crema fluida e ben amalgamata.
Una volta cotta la pasta, rovesciatela nella ciotola con l'emulsione e mescolate bene.
Servite completando il piatto con una bella macinata di pepe e con un'ulteriore mano di pecorino (o parmigiano)



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25 settembre 2014

Le morbide tortine al cioccocaffè e la ricerca della felicità





Molte volte quando gli impegni della giornata si fanno pressanti e il fisico(ma soprattutto la mente ) non rispondono, mi ritaglio un angolo tutto per me.
Mi immergo nella fabbrica dei sogni:il cinema
Oggi è stata una giornata di quelle.
E nel dvd ho inserito "La ricerca della felicità" di Muccino,datato 2006.


Non ho un grande feeling con Muccino,con i suoi dialoghi urlati,con le sue generazioni di trentenni,quarantenni dentro alle quali non mi ci rispecchio per niente.
E le donne?
Vogliamo parlare di quella schiera di Veneri sempre incazzate,isteriche e pronte a mollare il  compagno in difficoltà?
Ecco,questo tipo di donna c'è anche in questo film.E anche qui è insopportabile.
Ma l'aria che si respira è diversa.Grazie forse anche alla presenza di Will Smith,ben lontano dalle atmosfere del principe di Bel-Air.E' una storia americana fino al midollo,con il mito del self made man.
Si,è un'americanata,ma è una storia vera.La scalata al successo di Chris Gardner, partito dal nulla e arrivato ad essere un plurimilionario.
Il film è ben confezionato, anche se per arrivare all' "happy end" bisogna attraversare tonnellate di difficoltà. 
Si respira aria di nuovo, di miglioramento, un continuo e costante movimento verso il positivo.
"Happyness" (come da graffito sul muro) come meta e scopo di ogni persona.
Perchè,come dice Jefferson nella dichiarazione d'Indipendenza,la ricerca della felicità è un diritto inalienabile dell'individuo.

E io l'americanata ve la propongo anche nella ricetta oggi!
Delle piccole tortine al sapore di cioccolato e caffè, rese soffici dalla presenza del latticello( non lo trovate? Niente paura vi dico come farlo!!)



Le morbide tortine al cioccocaffè 

170 gr farina
160 gr zucchero
40 gr cacao amaro
2 cucchiaini di bicarbonato
1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino di sale
2 uova
200 ml latticello
70 ml olio (mais o girasole)
100 ml caffè
2 cucchiaini di estratto di vaniglia

Prendete due ciotole. 
In una mescolate tutti gli ingredienti liquidi.
Nell'altra quelli secchi.
Date una mescolata per amalgamarli e poi versate quelli liquidi nei secchi.
Mescolate velocemente per togliere i grumi, imburrate una teglia singola (se intendete fare una torta) o degli stampini, versate il composto e cuocete per una ventina di minuti (fate sempre la prova stecchino ovviamente) in forno caldo a 180 gradi.
fate raffreddare, sformate e spolverate con dello zucchero a velo.
( se non trovate il latticello procedete in questa maniera: prendete 125 gr di yogurt bianco magro e 125 ml latte parzialmente scremato. mescolateli ed addizionateli a due cucchiai di succo di limone . fate riposare il composto per mezz'ora e voilà, ecco il vostro latticello...o almeno qualcosa che gli si avvicina molto!!!)



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22 settembre 2014

Mchuzi Wa Morogo ,giuro che non è una parolaccia!






L'Africa è lasciare i vestiti a casa.
Ma non quelli fatti di stoffa, di griffes...
I vestiti dell'anima.
Quelli che indossiamo per nasconderci.
Per velare il cuore ,
quello che batte al ritmo della verità.
Quella che conosciamo solo noi.

L'Africa è un leone che prende una gazzella.
Sotto i tuoi occhi attoniti. consapevole però che quella è la regola primordiale.
E che gli animali ubbidiscono a madre Natura.

Senza cattiveria, senza malizia.
Obbediscono alle regole della vita.

L'Africa è quel sorriso che appare all'improvviso e rischiara il tuo presente e ti mostra il domani.
Quel sorriso che cancella un passato vacuo e appeso al niente.
Un niente fatto di corse, di bugie,di scadenza da rispettare, di status da mantenere.
Le rate dell'automobile, la casa al mare, l'occhiale griffato e quel paio di stivali senza i quali la vita perderebbe senso.

l'Africa è il ponte tra quello che eri e quello che sarai.
E' la mano di un bimbo,
è un blu radioso,
è il colore senza tempo di un deserto,
è un tramonto maliconico.
Su quello che siamo stati .
E un'alba...di quello che saremo




Oggi un piccolo tributo alla cucina kenyota.
Un a cucina che è un incontro ben riuscito di tre paesi:Asia, Arabia ed Inghilterra.
Un pot-pourri profumato e saporito di spezie, di sapori inconfondibili.

Questo è un piatto vegetariano.
Allegro, colorato.
Ha un nome impossibile:Mchuzi Wa Morogo.
E' un mix ben calibrato di spezie e legumi stese su una pianura di riso cotto con il cocco.
Un passaggio che io ho saltato, perchè non ho trovato il latte di cocco.
La ricetta è stata pubblicata su Sale e Pepe.





Mchuzi Wa Morogo


100 gr ceci
50 gr piselli surgelati
3 patate
2 carote
2 zucchine
1 melanzana
1 cipolla 
3 spicchi di aglio
6 cucchiai concentrato pomodoro
2 cucchiaini colmi di curry
2 cucchiaini di curcuma
1 cm di zenzero fresco
1 pizzico di cannella
1 cucchiaino di paprika
olio
sale e pepe

per il riso:

150 gr riso Thai o basmati
400 ml latte di cocco (io acqua)
sale.

Sbucciate e tagliate a dadini patate, carote zucchine e melanzane. Lessate patate, piselli e carote per 15 minuti in acqua salata. Dopi i primi cinque minuti aggiungere le zucchine. Le verdure dovranno rimanere ben sode.
Tenete da parte 2 mestoli abbondanti dell'acqua di cottura.
Rosolate i cubetti di melanzane in poco olio con 1 spicchio di aglio schiacciato..
Tritate l'aglio rimasto e la cipolla e fateli soffriggere. regolare di sale e di pepe.Aggiungete il concentrato diluito con mezzo bicchiere di acqua.
Unite poi il curry, la paprika, lo zenzero grattugiato, la cannella e la curcuma (in alternativa lo zafferano). Unite i ceci, le melanzane rosolate e le verdure sbollentate..
Mescolare a fuoco basso, unire l'acqua di cottura tenuta da parte e fate assorbire.
Spegnete il fuoco e fate riposare.
Lavate il riso in acqua fredda.Versarlo in una casseruola con il latte di cocco (in questo caso aggiungete anche 200 ml acqua oppure con dell'acqua.Fate cuocere dolcemente finchè non si sarà assorbito tutto il liquido. Disponetelo nei piatti insieme alle verdure.



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19 settembre 2014

La vellutata di patate alle nocciole , pancetta e paprica e ci vuole un fisico bestiale per fare la foodblogger




Ci vuole un fisico bestiale.
Per resistere agli urti della vita.

Ma ci vuole anche un fisico bestiale

perchè a tanti nessuno vai bene cosi come sei.

Sei grassa, sei magra, sei riccia ma stai meglio liscia.

Sei liscia ma stai meglio riccia.

Studi perchè studi

Lavori ma uno straccio di laurea te lo potevi prendere

E poi quello che cucini.

Perchè la matriciana non si fa cosi.
Giammai la carbonara in questa maniera!

Perchè hai usato quel piatto per fare le foto?

Giammai un piatto rosa per fotografare delle innocenti verdure.

O mio Dio la tua torta fa schifo.

Si, ma perchè?
Silenzio assoluto.

Eeeee come faccio gli arancini io...

Eeeeeee però come faccio le castagnole io....
Eeeeeeeee le mie lasagne sono imbattibili .....

Ci vuole un fisico bestiale.

Per fare la foodblogger.



VELLUTATA DI PATATE ALLE NOCCIOLE E PANCETTA

4 patate grandi

1 cipolla
1 spicchio di aglio
brodo vegetale
rosmarino
80 gr pancetta
80 gr nocciole tostate e tritate grossolanamente
1 spolverata abbondante di noce moscata
olio, sale e pepe


Lavate, sbucciate e tagliate a dadini le patate.

Tritate aglio e cipolla e metteteli a soffriggere in olio.
Quando avranno preso un leggero colore, unite le patate tagliate a piccoli dadini.
fate colorire e versate poi brodo quel tanto che basta per coprirle e portate a cottura. Se si dovesse asciugare troppo unite mano mano altro brodo vegetale.
In una padella fate tostare la pancetta senza altri grassi, unite degli aghi di rosmarino.
Spegnete il fuoco e unite la granella di nocciole.
Quando le patate saranno cotte, aggiustatele di sale e pepe e frullatele con il frullatore ad immersione.
Se il composto dovesse risultare troppo denso allungatelo con del brodo vegetale caldo.
Versate la vellutata nei piatti,unite il mix di pancetta e nocciole,spolverate con la noce moscata e servite.









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18 settembre 2014

Gli Spaghetti alle Zucchine con la scoperta dell'acqua (calda)

 

La scoperta dell'acqua calda.
No, non sto scherzando
Perchè di scoperta si parla.
Di trucchetto da chef.
Un trucchetto che funziona.

Perchè noi povere e comuni mortali friggiamo le zucchine , ci condiamo la pasta e voilà.

E invece no.
Amore e cura della materia prima.
In questo caso della signora zucchina.

Perchè parliamoci chiaro.
Bisogna saperla prendere, impreziosirla, coccolarla.
Altrimenti fa subito cena in ospedale.

E la morte sua (e del fegato) è senza dubbio la frittura.
Una valanga di olio extravergine d'oliva e tante rondelline messe li a prendere colore.
E a me già è venuta l'acquolina in bocca.

Ma il pericolo è sempre in agguato.
Perchè avvizzisce.
Perchè la zucchine fritta è rugosa, accartocciata .

E qui interviene Lui,Tonino Mellino e l'acqua calda.

Perchè, una volta fritte e prima di mantecarle, basta passarle in acqua calda. 
Si reidratano, si distendono, riacquistano i succhi persi con la frittura.

Ed è vero.
Basta provare per rendersene conto.

E poi per evitare un sapore piatto e seduto via con l'aglio, il basilico e il fantastico provolone del Monaco.
La ricetta viene direttamente da uno dei blog più belli , quello di Luciano Pignataro.





GLI SPAGHETTI CON LE ZUCCHINE ALLA NERANO (Ristorante Quattro Passi)

400 gr spaghetti
700 gr zucchine non molto grandi
olio
aglio
pepe nero
200 gr provolone del Monaco
5 foglie di basilico tritate grossolanamente

Tagliate le zucchine con la mandolina per avere delle fette sottilissime e tutte dello stesso spessore.
Friggetele in abbondante olio extravergine e mettetele a scolare dall'eccesso di olio.
Mettete a cuocere la pasta.
in un tegame fate soffriggere un paio di spicchi di aglio senza farli bruciare.
Spegnete e togliete gli spicchi.
Preparate un contenitore con dell'acqua calda.
immergetevi le zucchine e passatene poi circa la metà, per avere una consistenza cremosa.
Aggiustate tale passato di zucchine con sale, pepe e olio (se volete un sapore più deciso, insieme alle zucchine potete frullare anche l'aglio).
Scolate la pasta al dente.
Mettetela nel tegame insieme alle zucchine a rondelle, quelle passate e mantecate a fiamma alta.
Togliete dal fuoco, aggiungete il formaggio e mescolate.
Unite il basilico, una bella spruzzata di pepe nero e buon appetito!|







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17 settembre 2014

La pasta e piselli di Peppe Guida e io "ci ho" il manuale






Pasta e piselli.
Ovvero mamma che palle.
La grande.

Pasta e piselli.
Ovvero mamma che "palpebre".
La piccola.

Perchè ancora non è devastata dall'ardire adolescenziale che porta a sparare a raffica parolacce con conseguenti sequestri di cellulari, tablet,pc e fidanzatino da parte mia.

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15 settembre 2014

Le Polpette di melanzane e un augurio per tutte noi




Poche parole oggi .
E' iniziata la scuola e con essa orari, corse, attese e il mio iniziale stordimento dopo tre mesi passati a respirare a tempo pieno le mie figlie.

Ho mezz'ora di tempo.
E la dedico a questo piccolo posticino.
Piccolo ma pieno di soddisfazioni, di persone che pur se virtuali diventano quasi di carne e ossa per gli scambi, le parole, le sfumature d'animo che rimbalzano di parola in parola.

Per questo voglio semplicemente augurarvi e augurarmi uno splendido inizio settimana con questa frase, che ho trovato per puro caso,sottolineata  più volte , in un vecchissimo libro che ho comprato sulle bancarelle dell'antiquariato.
E vi abbraccio tutte quante!

"Chi avanza fiducioso nella direzione indicata dai propri sogni e cerca di vivere la vita che si era immaginata va incontro ad un successo inaspettato"
(Thoreau)






POLPETTE DI MELANZANE  (dal Pasto Nudo)

500 gr melanzane
100 gr mollica di pane raffermo
1 uovo
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine d’oliva
pangrattato 
un mazzetto di basilico fresco
qualche rametto di timo fresco
sale marino 
100 grammi di formaggio grattugiato
pepe in grani da macinare (facoltativo)


Tagliate la mollica di pane a cubetti e mettete a bagno con un pò di acqua.
Sbucciate e tagliate la melanzana a dadini molto piccoli.
In una padella fate soffriggere uno spicchio di aglio. Toglietelo appena avrà raggiunto la doratura.
Aggiungete le melanzane e fatele cuocere.
Mettetele poi in una ciotola e fatele raffreddare.
Una volta fredde aggiungete tutti gli ingredienti previsti dalla ricetta e mescolate fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Se fosse troppo morbido, aiutatevi aggiungendo altro pangrattato.
Formate le polpettine e passatele una ad una in uno strato di pangrattato.
Friggetele in olio caldo.
Servitele tiepide insieme ad una insalata di pomodorini ciliegia!





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12 settembre 2014

I falsi baci di dama .L'importante è non dirglielo.






Voi non glielo dite.
Magari pensatelo, ma senza proferir parola.

Perchè le parole sono come sottili morsi di serpente se non dosate.
Avvelenano a poco a poco.
Fino all'irreparabile fine.

A volte si pensa alla violenza solo come fisica.
A me forse spaventa anchequella verbale.
Perchè le parole a volte si buttano addosso agli altri come coriandoli.
Lo si fa con leggerezza e a volte sbadataggine.

Si arriva a giudizi affrettati, sommari come se ognuno di noi fosse il giudice dell'umanità.
Tutti depositari di un immaginario codice civile e penale dal quale attingere le condanne.

E poi via, strali di parole.
Addosso magari a malcapitati.
Addosso a innocenti.

Lo sentite quanto cicaleccio intorno a noi?
Tizio che parla male di Sempronio.
Caio che parla male di Tizio e Sempronio.

Parole, parole, giudizi, opinioni non richieste.
Che fatica.
E quante ingiustizie.

Lo sapete perchè ho studiato giurisprudenza all'Università?
Perchè ho avuto un colpo di fulmine nel sentire questo principio :
"Innocente fino a prova contraria".
La presunzione dell'innocenza.

E' una bella tutela non trovate?

Per questo vi chiedo di essere clementi.
Presupponete che siano innocenti questi biscotti.
Perchè inconsapevoli.

Loro sono convinti di essere dei baci di dama.

Ma chi glielo dice che dei famosi biscotti hanno soltanto la forma ( e pure quella più o meno)?
Gli mancano pure le nocciole.

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11 settembre 2014

Pasta con melanzane, peperoni e...quel piccolo tocco in più






Grigio ovunque.
Rumori di tuoni in lontananza.
l'odore sottile della pioggia quando la senti vicina, nell'aria.

La gatta rintanata nella sua cesta, con le orecchie che si muovono al ritmo dei suoi sogni.
Le ragazze che dormono e si sono coperte nel sonno.

E' un'atmosfera che non mi dispiace.
O forse ormai la mente e il cuore sono allenati a cercare il positivo, lo smile giallo in ogni situazione.

E dove il giallo e l'allegria sono magari difficili da disegnare a parole so che può pensarci il cibo.

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10 settembre 2014

Il pan di spagna al contrario ovvero la soluzione per donne che vanno di fretta...ma anche no







E' falso.
Falso come Giuda.
Come una borsa di Louis Vuitton comprata su un lenzuolo steso sul Lungotevere.

Cosi falso da far sembrare un falso invalido una personcina quasi a modo.
Falso come e più di un politico appena posate le terga sulla sedia del potere.

E io velenosa nel proporlo.
Cosi velenosa che Lucrezia Borgia ,al mio confronto , sembra una crocerossina.

E per tutto questo pagherò il mio pegno al Dio dei pasticceri e trascorrerò il resto della mia giornata inginocchiata sui ceci a riflettere sui miei peccati.

Ma non potevo non proporvelo.
Io lo so che le cose andrebbero fatte come l'Artusi comanda.
Ma ve lo ricordate il fiato sul collo di cui parlavo QUI ?
Ecco, invece di un fiato comincia a diventare 'na ventata di quelle che ti fanno sbattere le porte.

E allora sto foglietto volante

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9 settembre 2014

La Pasta Magica o Milleusi, una soluzione per tutto



A volte ci si imbatte in blog sperduti ai quattro angoli del mondo.
Magari piccini ma pieni di ottime idee.

A me capita spesso e soprattutto ci arrivo cercando tutt'altro.
Del tipo che cerco notizie sull'usignolo del Uzbekistan  e trovo invece come si costruisce un cesto di vimini con gli alluci.

Ecco, tanto per intenderci.
Stavolta mi sono imbattuta nel blog di Darna. Un piccolo luogo di ritrovo marocchino che non viene aggiornato più da mesi.

L'occhio mi è andato su due paroline magiche "pate magique" ovvero la pasta magica.
Due parole inflazionate nel nostro mondo culinario (ve lo ricordate il tormentone della torta magica?) ma che comunque incuriosiscono più di un buco della serratura da sbirciare.

Iniziamo col dire che il nome è altisonante. Di magico non c'è nulla.
Piuttosto la definirei versatile e milleusi.

Perchè con un impasto ci si fanno un sacco di cose.
Dolci e salate.
Ecco, la particolarità è tutta qui.

Ho realizzato il pane.
Le ciambelle zuccherate.
Le pizzette.
Le bombe ripiene.
I calzoni.

Viene tutto bene.
Raddoppiando le dosi dell'impasto avrete una cena completa. Pizza, calzoni e ciambelle .
Oppure un pane delizioso e fragrante.

Ho anche congelato quest'impasto e tirato fuori all'occorrenza per delle cene o delle voglie improvvise.
Per questo mi sento di dire che è proprio l'asso nella manica da tenere a disposizione nel freezer.
Basta scongelarlo, farlo lievitare un pochino e dar via alla fantasia!

Ho modificato qualche dose rispetto alla ricetta originale.
Ho tolto il latte in polvere che qui non riesco a trovare e l'ho rimpiazzato semplicemente con del latte.
Ho aumentato le dosi del sale per dare una marcia in più e renderlo adatto ai vari impasti.

Vi va di provarla?






PASTA MAGICA O MILLEUSI

500 gr farina
30 gr burro morbido
3 cucchiai di latte
1 cucchiaio di zucchero
1\2 cucchiaio di sale
1 cucchiaino di lievito di birra
180 \200 ml acqua tiepida

Su un piano infarinato mettete la farina a fontana e inseritevi tutti gli ingredienti.Lavorate fino ad ottenere un impasto omogeneo.Per quanto riguarda le dosi dell'acqua io ho dovuto leggermente aumentarle perchè il mio impasto lo richiedeva. Voi regolatevi aggiungendola mano mano.
Una volta ottenuto un impasto omogeneo mettetelo a lievitare fino al raddoppio.(se utilizzate una macchina per il pane , utilizzate la funzione impasto e lievitazione).
Ci vorranno all'incirca un'ora e mezzo, due ore.
A questo punto non vi resta che realizzare qualsiasi preparazione dolce o salta suggerita dalla vostra fantasia!!

Particolare dell'impasto:





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