28 febbraio 2017

La crostata ricotta e confettura per intolleranti al lattosio

senza lattosio-dairy free-marmellata-ricotta-crostata-intolleranze alimentari



La cosa che mi diverte di più quando propongo ricette adatte agli intolleranti è la frase: "Ma le torte con burro, uova e latte vaccino sono migliori, non c'è paragone".

Grazie.
Ogni giorno c'è qualcuno che sale sulla cattedra e impartisce una lezione.

Magari lo sappiamo anche noi intolleranti o noi mamme di figli con qualche intolleranza.

Però cosa dobbiamo fare?
Metterci in ginocchio sui ceci e praticare l'astinenza da dolci?

Giammai, sotto questo sole c'è posto per tutti.
Anche per noi.
E non è detto che un dolce "rivisitato" sia meno buono.
Occorre semplicemente allargare i confini.
E a forza di allargare i confini...si allarga anche la mente.
Parola mia😏

Prendiamo il caso di questa crostata.
Strizza l'occhio alla famosa crostata del ghetto ebraico qui a Roma.
A proposito... diffidate delle ricette che trovate in giro, soprattutto quelle che vi raccontano di utilizzare la marmellata di ciliegie. No, no e ancora no.Visciole. In alternativa amarene. Altrimenti chiamatela come vi pare, ma non è nemmeno lontana parente di quella del forno Boccione, dove le sorelle omonime vi servono una delizia inenarrabile. Senza un sorriso eh? Ma la caratteristica di quel posto è anche la loro ruvidezza. Quasi spartane, oserei dire. L'unica ricetta che in rete si avvicina a quella reale è quella del caro Zi Piero. Pertanto, se volete imitare pericolosamente l'originale, fidatevi di lui.
E di me, visto che al forno Boccione avevo preso la residenza durante l'Università e poi ho realizzato la ricetta dello Zi Piero. Quasi uguali!

Dicevo.. la mia crostata le strizza l'occhio per un vago richiamo di sapori e accostamenti, ma poi segue una strada tutta sua. Frolla all'olio e un mix di ricotta e confettura di visciole, necessaria per avere quel quid di acido che alla fine incuriosisce il palato.

La frolla all'olio è adatta agli intolleranti al lattosio. A volte è un po' noiosa da assemblare ma basta un piccolo trucco: qualche gocciolina d'acqua per formare l'impasto. Non deve riposare in frigo ma è subito pronta all'uso e potete realizzarci anche dei biscottini rustici niente male.

Enjoy it...e non fate gli intolleranti 😉




CROSTATA RICOTTA E CONFETTURA

per la frolla:

400 gr farina (anche integrale)
2 uova
100/120 ml olio vegetale
1 pizzico di sale
2 cucchiaini di lievito
180 gr zucchero
scorza di un limone grattugiata

per il ripieno:

250 gr ricotta di pecora
1 uovo
1 cucchiaio di sambuca
5 cucchiai di zucchero
marmellata di visciole o amarene

Prepara la farcia della crostata:

Setaccia la ricotta con lo zucchero (trucchetto di una nonnina siciliana: prendi il passaverdure o un setaccio, unisci ricotta e zucchero e mescola fino a ottenere una cremina). Unisci l'uovo e la sambuca. Metti da parte.

Prendi gli ingredienti destinati alla frolla e sistemali sul piano di lavoro o in una planetaria (se decidi di utilizzare quest'ultima, metti insieme tutti gli ingredienti e impasta brevemente con il gancio K).

Disponi la farina sul tavolo, fai un buco al centro e unisci tutti gli ingredienti. Inizia a lavorare. Se l'impasto tende a sbriciolarsi, unisci poche gocce d'acqua per volta fino ad ottenere un composto omogeneo e malleabile.

Accendi il forno a 180 °C, statico.

Prendi due fogli di carta forno e stendi la tua frolla (tenendo da parte un pezzetto di impasto che ti servirà per fare le strisce).

Sistema l'impasto steso dentro lo stampo. Prendi la marmellata e versane circa 5 cucchiai sul fondo. Livellala con cura e copri con la crema di ricotta.
Stendi l'impasto rimasto e ricavane alcune strisce per decorare la tua crostata.

Cuoci nel forno caldo (180°) per circa 30 minuti.
Se la superficie tende a scurirsi, coprila con un foglio di carta forno.
Verifica la cottura della tua crostata prima di tirarla fuori.
Servila fredda decorata con zucchero a velo.






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26 febbraio 2017

Pasta alla Corleone




Per prima cosa chiedo scusa per le foto. Oh, non c'è verso non riesco a sistemarle. Le inserisco e sono perfette, le pubblico e vengono sfocate....per stavolta teniamocele così, sgrunt 😖😕😕😕

Questa è la seconda puntata della storia allegra di un piccolo vasetto di mousse alla cipolla. Un tipino fiero e volitivo che non si arrende a soste lunghe e interminabili nel frigorifero.
Oggi ha fatto un salto in un piatto di pasta.
Pasta alla Corleone...che non è una ricetta tipica siciliana ma ligure.
Misteri della geografia. Non so spiegarvi il perché né l'origine di tale ricetta in quel di Liguria. Ogni ricerca fatta dalla sottoscritta è finita nel nulla.

La ricetta è buona ed economica e può andar bene per tutti i giorni ma....
la domenica ha bisogno di una marcia in più, di un quid che le dia un accento e un brio particolari.

Il vasetto di mousse alla cipolla di Tropea (mica pizza e fichi) le regala il vestito buono, quello del giorno di festa. Ne basta un cucchiaino per far danzare i sapori. La robustezza della pancetta, l'aroma pungente delle erbe aromatiche vengono stemperati da un'inaspettata dolcezza, quella di una mousse fatta a regola d'arte dove il sapido abbraccia il dolce.....

La storia allegra di quel vasetto che non si rassegna all'oblio del frigo continua.
Se anche voi credete nelle seconde possibilità nella vita, vi invito a visitare il sito dell'azienda Delizie Vaticane di Tropea. Una realtà atipica nel panorama italiano perché fatta di persone che amano in modo viscerale il proprio lavoro e la propria terra.


Pasta alla Corleone
da una ricetta di Alessandro Molinari Pradelli

500 gr pasta
120 gr pancetta a dadini
2 spicchi d'aglio tritati
10 foglie di basilico tritate
1 cucchiaio di foglie di prezzemolo tritato
olio parmigiano

Mentre cuoce la pasta, preleva un po' di acqua di cottura e mettila da parte.
Soffriggi in poco olio la pancetta, l'aglio e le erbe aromatiche tritate.
Spegni il sugo appena avrà raggiunto un bel colore dorato.
Fai saltare la pasta nel condimento, aggiungendo eventualmente l'acqua di cottura per evitare che si asciughi troppo.
Metti la pasta nei piatti e decora con del parmigiano, un cucchiaino circa di mousse di cipolla e una spolverata di peperoncino.

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14 febbraio 2017

I pici con le molliche e la rivoluzione delle 'ntamate




pane raffermo-Toscana-pici

Bionda con occhi grigio topo.



Mediamente alta verso il basso.



Mediamente sorridente.



Mediamente malinconica.



A guardarla bene l'espressione ricordava quella di una gallina, tipo Rosita, quella del Mulino Bianco. Gli occhietti roteavano ingenui, la testa si chinava a dir di si. Al marito, al padre, alla madre, al cane, al gastroenterologo e al direttore della banca dove lavorava.
Non prestava molta cura all'abbigliamento. Grigetto con una naturale inclinazione verso lo scozzese sbiadito.
Letizia, il suo nome.

Beffa del destino.



Io la guardavo sconcertata ogni volta. Non riuscivo a capire come riuscisse a non prendere mai una decisione, un colpo di testa. Che so, un tuffo in mare il 12 di marzo. Cosi tanto per dimostrare a se stessi che la follia è un abito colorato.
Conduceva la sua vita a piccoli passetti adoranti. I figli, un maschio e una femmina, avrebbero fatto incazzare di brutto anche la Montessori. Avidi, prevaricatori. Ma lei faceva finta di nulla. E sopportava con quella schiena sempre più china, sempre più curva. Le malelingue dicevano che la gobba si accentuava al crescere delle corna che il marito puntualmente le metteva. Con la vicina ,con l'insegnante di pianoforte, con la fioraia e voci di corridoi azzardavano pure con la suocera.




Ma di questo non ho prova e non vi racconterò.



Lei sapeva?
Noi pensavamo tutte di no.
Almeno fino alla sua sparizione.
Scomparsa, cosi, di punto in bianco, dalla sera alla mattina. Volatilizzata come se non fosse mai esistita. Ad allarmarsi fu proprio il gastroenterologo. Ora, a dirla tutta, noi avevamo sempre pensato che Letizia avesse preso tale medico come il suo confessore. Ci andava ogni mese, sempre un giorno dispari e sempre con largo anticipo.  "Non si sa mai" diceva lei.

 "E' fusa "pensavamo noi.



Del resto, c'era chi aveva il personal trainer, il personal coach, lei aveva il personal gastroenterologo. Che poi era proprio "personal", visto che venimmo a sapere che durante le visite tutto le controllava tranne le condizioni della cistifellea.



Rimanemmo sconvolti.



La cara e grigia Letizia con i suoi abiti scozzesi sbiaditi in realtà era una panterona gaudente.
Non è stata più trovata.
Ora, mi piacerebbe raccontarvi che il marito e i figli si consumarono come candele al pensiero di questa mamma e moglie scomparsa.
Il simil-lutto durò tre mesi appena. I ragazzi andarono via di casa e il marito si diede alla caccia di vedove facoltose.
L'unico pensiero che mi consola è che pare l'abbiano vista a bordo di una Harley, vestita di pelle nera e borchie, avvinghiata alle spalle di un baldo giovane muscoloso.
Ciao 'ntamata!

'Ntamata è un termine palermitano che sta ad indicare una persona perennemente rintronata, addormentata, passiva. A me piace pensare che molte volte, dietro un aspetto compassato,ingenuo e rinco.... si nasconda una furia!





Oggi un piatto della mia terra semplice e buono: i pici con le molliche. Ve li propongo in una versione eretica, che si discosta dalla versione ufficiale per la presenza dell' aglio e del peperoncino.

Questa ricetta è un sistema economico e gustoso per recuperare il pane avanzato!



PICI CON LE MOLLICHE


500 grammi di pici
300 grammi di mollica di pane raffermo, secca e sbriciolata
olio
parmigiano o pecorino
aglio e peperoncino

In una casseruola soffriggere uno spicchio d'aglio e un po' di peperoncino . Aggiungete le molliche di pane e fatele tostare, rimestandole con un mestolo per evitare che si formino delle briciole piccole. Una volta cotta la pasta, versate tutto nella casseruola, aggiungete il parmigiano a fate saltare per qualche minuto.






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11 febbraio 2017

Mini vol au vent alla mousse di cipolla e crescenza e storia allegra di un vasetto






Questa è la storia allegra di un vasetto
Un vasetto di mousse alla cipolla.

Piccolo e simpatico arrivò in un giorno di nubi miste a qualche raggio di sole in quella casa all'angolo della salita di un piccolo paese.
Al vasetto quella casa con le tendine bianche, stropicciate dalle mani dei bambini, piacque molto. Così come le espressioni estasiate mentre i componenti di quella allegra famigliola lo spalmavano sulle fragranti fette di pane tostato.

Le luci della notte calavano così come le attenzioni nei suoi confronti. Come sempre. I primi entusiasmi, mamma quant'è buono, che equilibrio di sapori, che delizia e poi...e poi niente.

Se questa fosse la versione triste della storia del vasetto, finirebbe proprio in questo momento, Il vasetto nel frigorifero in cerca di un impiego, una possibilità, un motivo....

Ma questa è la storia allegra e il nostro vasetto viene utilizzato più e più volte e in mille modi diversi.

Il vasetto protagonista della storia in realtà è una lei, la Mousse di Cipolla di Delizie Vaticane. Un ingrediente di alto lignaggio, la Cipolla di Tropea, che trova la strada della mousse per regalare un'altra veste di se stessa. E lo fa camminando delicatamente in due mondi: quello dolce e aspro della cucina araba con la sapienza della cucina italiana. Il risultato è una marmellata fuori dal comune.

Ma.

C'è sempre un ma, un antagonista in tutte le storie, anche quelle a lieto fine.
Cosa ci si fa con un vasetto alla mousse di cipolla, oltre a gustarlo su una bella fetta di pane, magari tostato?

La storia allegra prevede diversi finali. E io ve li proporrò tutti, uno per uno, per farvi vedere che basta un alleato, la mousse, e tanta fantasia.

Un solo acquisto e tanti modi diversi di gustarla.
Perché a noi piacciono solo le storie allegre, quelle con un lieto fine.

Questa è la prima puntata.
La mousse di cipolla la usiamo nei vol au vent insieme a un formaggio dolce e delicato, la crescenza.
Pronte?




Mini vol au vent alla mousse di cipolla e crescenza
(in collaborazione con Delizie Vaticane)

1 rotolo di pasta sfoglia
crescenza

Realizzare i vol au vent è semplicissimo.
Basta prendere un rotolo di pasta sfoglia e due stampini. Uno più grande e un altro più piccino per fare il buco al centro.
Praticamente così:



Io ho utilizzato uno stampo piccino rettangolare per realizzare dei vol au vent un po' diversi dal solito.
Prevedete tre sfoglie per vol au vent.
Prendete il primo e lo mettete sulla carta forno senza forarlo.
Prendete altre due sfoglie, le forate e le sistemate su quella non forata e così via.

Si passano poi in forno, 180° per 15 minuti e si fanno raffreddare.

Prendiamo la crescenza e la lavoriamo con un goccino di latte per renderla ancora più cremosa.
Con la sac-a-poche ne mettiamo un po' al centro del vol au vent e copriamo con la mousse alla cipolla.
Sono perfetti per l'aperitivo accompagnate a un Sauvignon o un buon Greco di Tufo.

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6 febbraio 2017

Focaccia aromatica e te stai a invecchià!!


focaccia-farina-antipasti-


Quelli che ...
Una volta uscivano come i vampiri.
A mezzanotte.
E tornavano alle prime luci dell'alba.
Quelli che...
Andiamo a farci una birretta al pub irlandese.
E uscivano dopo due o tre birre così lucidi da partecipare a un cineforum sul buco dell'ozono
Quelli che...
Facciamo una spaghettata che sono le due del mattino?
E alle due e mezzo avevano digerito anche la cena del vicino.

Quelli che...si sono invecchiati.
Nella fattispecie io e mio marito.
Scena del venerdì sera:
Guarda ho trovato 'sta birra prodotta qui, fatta di là con il luppolo coltivato con le lacrime del fiordaliso che piange nettare una volta l'anno.
E vai.
Film scelto con cura, le ragazze a letto o a guardare in ordine sparso Teen Wolf, The vampire Diaries, The originals, Harry Potter o Shadowhunters.
Boccale io, stivale lui d'ordinanza.

Beh, non arriviamo mai a finire la bottiglia di birra.
Io dopo il primo bicchiere canto e recito a menadito tutto il settimo canto del Paradiso con annessa parafrasi.
Lui, beh, tossisce come un muflone incazzato.
E non si ferma manco se gli sparo in endovena due litri di Bentelan.
Quando non si addormenta.

Siamo invecchiati.
Allegri ma invecchiati.
L'alcool non lo reggiamo più mica tanto!
E allora, la nostra bottiglia di birra rimane sempre a metà.
Stanca di sfumare polli e arrosti col luppolo prescelto, questo fine settimana ho trovato una bella ricettina.

Una focaccia morbida e profumata (merito della birra rossa) che appaga il palato e spegne i sensi di colpa per una birra che rischia di intrattenere a lungo una relazione complicata con le pareti del frigorifero.

Non avete la birra in frigo?
Fa niente, scendete sotto casa e compratela, qualsiasi marca.
Questa è una ricetta che merita.

Parola di vecchia birra-addict.
Vi saluto, vado a bere una camomilla calda😋



FOCACCIA AROMATICA ALLA BIRRA ROSSA
(da Cucina moderna)

400 gr farina 00
1 patata media (circa 120 grammi)
2 cucchiai di erbe miste a piacere
100 ml birra rossa (o altra a piacere)
100 ml acqua tiepida
2 cucchiai olio extravergine d'oliva
1 bustina di lievito liofilizzato
1 cucchiaino di sale fino 

Lessa la patata, sbucciala e schiacciala con uno schiacciapatate. falla raffreddare.

Sul piano da lavoro (o nella planetaria), metti la farina a fontana con tutti gli ingredienti. Un piccolo suggerimento: mescola la farina con il sale prima di aggiungere gli altri ingredienti. in questo modo terrai a distanza il sale dal lievito e non interferiranno con la lievitazione.

Lavora l'impasto con energia. Se dovesse essere troppo duro, aggiungi altra acqua tiepida.

Fai lievitare fino al raddoppio. Prendi una teglia e ungila con olio.

Stendi il tuo impasto e con i polpastrelli pratica tanti buchini. Aggiungi un filo di olio e del sale grosso.

Fai riposare per circa 30'.

Cuoci a 180° per circa 25'.

Servi con salumi, olive e formaggi.


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1 febbraio 2017

Gli spaghetti alla crema di noci e..che sò informatico io




😁pasta-primo-pranzo-noci-panna

Tu sei una psicolabile.
Oppure ossessiva.
Ossessiva compulsiva.
Penso che sia la prima cosa che vi viene in mente quando entrate in questo blog e lo trovate diverso.


Io invece non invoco l'infermità mentale.
Invoco la maledizione dell'incoscienza.... la mia.
E i capricci di blogger.
Perché è bastato cercare di inserire un'immagine e dico solo un'immagine per farmi saltare tutto il blog.


"Va beh che sei estrosa" mi ha detto il Mac-Gyver di casa" ma che senso ha il nuovo template?"
"Ma quale nuovo template" (figuriamoci gli sono stata dietro mesi perché mi configurasse per benino quello che avevo prima.).
"Ma dai quello li grigio, con tutti i segnali di divieto. A Mò, cambialo che non se pò guardà"
Ora prima di pensare che si fosse fumato lo zerbino, sono andata a controllare.


Grigio. Un blog grigio. Con tanti piccoli segnali di divieto.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaargh.
Il mio grido.
Sono saltati in aria pure i pesci del vicino.
Tutto. Tutto saltato. Foto spizzicate, scritte accartocciate, grigio e divieti ovunque.
Dice il Mac Gyver "E' saltata una riga dell'Html"
"Embè riscrivila."
"E che sò informatico io"
Ecco.
E ora?
Ora ci si reinventa.
In attesa che qualcuno mi ripristini il mio caro modello, rincorso per mesi.


E voi non fate come me. Salvate sempre una copia del blog prima di fare qualsiasi cosa, di inserire qualsiasi immagine. E' quasi un anno che mi si ripeteva questa frase. E io non ho mai prestato attenzione. Non l'ho mai fatto. Per pigrizia e per amnesia.

E poi...che sò informatica io?

Vi piace la pasta alle noci?
Porca paletta, a me tanto. E lo dico con rammarico perché sarei capace di mangiarne mezzo chilo...il problema è il suo non essere propriamente dietetica.
Ma lo strappo ci vuole perché la vita corre veloce.
E per fermare ogni tanto la mia di vita aumento le maniglie dell'amore.
Deliziose zavorre.

Panna e noci.
Un pizzico d'aglio.
Spaghetti alla chitarra.
Il tempo che cuoce la pasta.
Vi ho convinto?


SPAGHETTI ALLA CREMA DI NOCI

500 grammi di spaghetti alla chitarra
250 ml panna fresca
80 grammi di noci sgusciate
1 spicchio di aglio
sale
pepe bianco

Prendi una padella e soffriggi l'aglio tritato con un cucchiaio di olio. Aggiungi la panna e falla leggermente sobbollire.
Prendi il mixer o un frullatore. Nel bicchiere versa le noci, il contenuto della padella, regola di sale e aggiungi una generosa dose di pepe bianco.
Frulla fino a ottenere una crema omogenea e rimettila in padella.
Mentre la pasta cuoce, prendi un bicchiere di acqua di cottura e mettilo da parte.
Scola i tuoi spaghetti e falli saltare brevemente nella padella con il condimento.
Se il condimento tende ad asciugarsi troppo, aggiungi l'acqua tenuta da parte.
Servi immediatamente con una spolverata di parmigiano.


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