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17 agosto 2016

Il Chili di Jamie e giù le mani dalla mia privacy!!!




Videochiamate, skype, webcam.
E non basta.
Pochi giorni fa la notizia che presto sarà messa sul mercato un app che consentirà ovunque, comunque e a chiunque al costo della sola connessione, di telefonare guardando in faccia il proprio interlocutore
Io non ci sto
Io non voglio che qualcuno mi veda perché…
Rivendico il mio diritto di rispondere al telefono con il viso bianco per la maschera al cetriolo del Madagascar
Oppure con i bigodini.
Rivendico il diritto di rispondere struccata, spossata e stressata
Rivendico il diritto di parlare al telefono divorando tre etti e mezzo di patatine facendo finta  con chi sto parlando al telefono che siano foglie di insalata particolarmente croccanti.
Rivendico il diritto di fare boccacce e corna di ordinanza al mio interlocutore se non particolarmente gradito, nascosta da una cornetta e dal buio dell’etere.
Rivendico il diritto di nascondere il rossore che deriva da una telefonata attesa, desiderata, sognata.
Rivendico il diritto di parlare al telefono con i mutandoni della nonna o vestita come Madonna nel video “Material Girl”
Rivendico il diritto di parlare seduta, sdraiata o mentre faccio la verticale.
Rivendico il diritto di parlare al telefono e lucidare i rubinetti o girare il minestrone, senza dovermi preoccupare di porgere il mio lato migliore allo schermo del cellulare

Rivendico il diritto del mistero…anche durante una telefonata.
Perché guardarsi necessariamente negli occhi?
Perché non immaginare, pensare, fantasticare?
Io la videochiamata la tollero solo se chiama il lontano parente dall’Uzbekistan.


Chili d’estate?
Ebbene si e per delle ottime ragioni.
La prima è che questa è un’estate strana dal punto di vista meteorologico, è un’estate che chiama l’anguria a pranzo e la bagna cauda a cena.
E poi questo è un chili si cucina da solo, vi risolve il problema della cena in due e più due quattro e vi fa fare delle scarpette che ve le sognerete fino al cenone di Capodanno.
Basta avere l’accortezza di prepararlo a pranzo per gustarlo a cena,leggermente tiepido.
Come potete vedere dalle foto l’ho lasciato particolarmente liquido proprio per il fattore scarpetta.,
Voi regolatevi come meglio pensate.
Procuratevi solo pane.
Tanto pane.
E non dite che non vi avevo avvertito
E’ una versione spuria, il vero chili ha i pezzi di carne ..qui troverete la carne macinata per comodità.
Jamie usa i peperoni già grigliati.
Io vi propongo la mia versione, non avevo voglia di grigliarli a parte.





IL CHILI DI JAMIE

500 grammi di macinato di carne
400 grammi di fagioli rossi lessati
2 peperoncini freschi
4 spicchi di aglio
1 mazzo di prezzemolo
2 carote
1 cucchiaino di paprika (dolce o affumicata)
3 peperoni ridotti a dadini
2 cipollotti
1 cucchiaino di semi di cumino
800 grammi di pelati
1 stecca di cannella

Sbucciare e tritare insieme aglio, cipollotti, prezzemolo e peperoncini.
Soffriggerli in una casseruola con dell’olio e continuare la cottura a fuoco basso per circa 10 minuti (eventualmente aggiungete un po’ d’acqua per non far bruciare il soffritto)
Aggiungere le carote tritate insieme alla stecca di cannella e metà dei semi di cumino.
Cuocere per altri cinque minuti
Aggiungere i dadini di peperone e far insaporire.
Unire la carne e fatele prendere colore girandola spesso.
Unite i pelati (se volete potete anche passarli), prendete un barattolo dei pelati vuoto, riempitelo d’acqua e versatelo sulla carne.
Abbassate la fiamma, coprite e fate cuocere per circa un’ora e un quarto, un ‘ora e mezzo. Se necessario aggiungete altra acqua
Cinque minuti prima della fine della cottura aggiungete i fagioli, i semi di cumino rimasti, aggiustate di sale e di pepe.
Spegnete  e fate riposare.

Servite con un bel giro d’olio e del prezzemolo tritato


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27 luglio 2016

Hawaiian Bread Rolls






Perché viaggiamo con lo spirito oltre che con passi lenti ma sicuri
Perché il confine ci va stretto come un abito di due taglie inferiori.
Cerchiamo davanti al nostro naso ma sappiamo che la realtà è altrettanto bella 
oltre l’ orizzonte






Perché siamo viaggiatori che vorrebbero avere il sapore di ciascun luogo di questa Terra e anche  oltre ( ve lo ricordate Toy Story? Verso l’infinito e oltre!!)
Perché non ci bastano tre vite per andare in tutti i luoghi che solleticano i nostri sensi.
Perché viaggiamo anche attraverso un piatto , una spezia.
Perché  sappiamo che quel determinato piatto è la cultura di un popolo.
E la conoscenza , la comprensione ..quella che parte dalle cose elementari …acqua, terra,sole, vento può portare solo cose belle.
E mai il baratro.


Oggi vi porto con me a respirare aria d'Oceano, di vulcano, di ananas e cocco
Le Hawaii, un paradiso in terra.
E questi panini, presenti in tutti gli scaffali dei supermercati statunitensi, ne sono l’emblema.
Hawaiian Bread Rolls che poi, sembra li abbiano portati gli immigrati portoghesi arrivati sull’isola.
Il succo d’ananas l’ingrediente che ha catturato il mio interesse.
E  la convinzione di trovarmi di fronte ad un pane dolce.
Niente di più sbagliato.,
L ’hawaiian Bread Rolls è un po’ come il beige.
Lo si mette ovunque.
E voi provatelo con qualsiasi cosa.
Creme al cioccolato, pietanze salate e la morte loro: il gelato.
Possibilmente al cocco.
Perchè nella parte dei viaggiatori senza confine noi, ci caliamo fino in fondo
(fonte ricetta:Handle the eat)




Hawaiian Bread Rolls

½ tazza di succo d’ananas
½ tazza di latte intero tiepido
60 grammi di burro fuso e tiepido
2 uova leggermente sbattute
6 cucchiai di zucchero semolato o di canna
1 bustina di lievito di birra
550/600 grammi di farina

Fate intiepidire il latte e sciogliere il burro.
Nella planetaria o in un mixer unite tutti gli ingredienti tranne il latte.
Iniziate a mescolare e unite a filo il latte. Fermatevi quando il composto sarà formato e non più appiccicoso.
Può darsi che non abbiate bisogno di tutta la mezza tazza del latte. Regolatevi ad occhio, alcune farine assorbono più liquidi delle altre.
Una volta formato il composto mettetelo a lievitare fino al raddoppio.
Riprendetelo, dividetelo in circa  15 parti uguali.
Formate delle palline e mettetele nella teglia rivestita di carte forno.
Fate lievitare per circa  45 minuti.
Cuocete in forno caldo per circa mezz’ora.
I primi dieci minuti coprite la superficie  dei panini con la carta forno.


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4 aprile 2016

I Panitos e ammazza ammazza..è tutta una razza





Tutto il mondo è paese.
Una frase fatta ma che porta con sé una grande verità, soprattutto in cucina.
Prendete questi panitos.
Provengono da un blog spagnolo, Questo. Adoro curiosare nelle cucine degli altri paesi, nei blog che parlano lingue diverse dalla mia.
Diversi ma in fondo cosi uguali perché sotto questo cielo siamo solo uomini.
Perché la cucina è un po’ come l’essere umano.
Sangue , organi, cuore.
Funzionano nella stessa maniera, a qualsiasi latitudine.
Nero bianco o giallo. Il cuore batte tanto quanto.
Poi interviene la peculiarità. Un occhio celeste, un capello biondo, una pelle diversa dalla mia.
Cosi è la cucina.
Il sottofondo è fatto dagli stessi ingredienti.
Acqua, farina , sale.
Come un cuore, un fegato o un polmone.
E poi c’è la spezia che non conosci, l’aroma, il frutto che non sai che crea il diverso.
Come un occhio, un colore di pelle, una lingua.
E quello che assaggi è quello che conosci con qualcosa in più…
Questi panitos assomigliano terribilmente allo gnocco fritto. Quasi gli stessi ingredienti, due le differenze.
L’assenza di grasso ( nello gnocco c’è lo strutto ) e la presenza di spezie ed erbe aromatiche.
Io ho aggiunto una cosa che ho imparato ad utilizzare grazie al Condominio del mio cuore :
Il pomodoro secco tritato ( le mie amiche lo utilizzano in questa maniera)
Qui ci sta proprio bene.
Esalta ancora di più gli occhi scuri e mediterranei di questo cugino dello gnocco.
E credetemi…anche lui è uno gnocco da paura!


PANITOS

300 grammi di farina
½ cucchiaio raso di sale
1 cucchiaio di zucchero
10 grammi di lievito di birra fresco (o 4 grammi di quello liofilizzato)
150 / 200 millilitri di acqua tiepida
Mix di spezie ed erbe aromatiche tra cui: paprika, origano, pepe nero, pomodori secchi tritati leggermente


Puoi utilizzare qualsiasi strumento: planetaria, mixer o mani ^_^
Nella ciotola versa la farina, il sale e lo zucchero. Mescola con un cucchiaio.
Unisci le spezie , i pomodori secchi tritati (asciugati dall'eventuale olio), l’acqua e il lievito ( se utilizzi quello fresco, scioglilo prima con un po’ dell’acqua prevista).
Inizia ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo .
Fai lievitare in un luogo tiepido per circa un’ora e mezzo.
Riprendi il tuo composto, stendilo e ricava tanti piccoli panitos ( tondi o triangolari).
Falli lievitare per un’altra mezz’ora.
Friggili in olio bollente e servili cosparsi di sale ed erbe aromatiche a piacere

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10 giugno 2015

Lo Zaloouk ovvero come ti risolvo l'antipasto, il primo e il contorno!



 Lo Zaalouk è quel piatto che ti risolve tre cose:

-non hai voglia di cucinare?

 Lo tiri fuori dal frigo, tosti il pane ma anche no, lo spalmi e mangi, sognando oasi e berberi.

-hai voglia di penne e fusilli come se piovesse ma non sai come condirli?

Tiri fuori lo Zaalouk, lo fai saltare in padella con uno spicchio di aglio e voilà, pronto il condimento per la pasta

-Hai un petto di pollo che ti sorride triste nell'attesa che tu gli offra un contorno per rallegrarlo un pò?
Gli poni accanto lo Zaalouk e il pollo sarà felice e contento ^_^

Perchè questa ricetta oltre ad essere buona ed economica è estremamente versatile.
Semplice da realizzare, piena di sapore e veramente adattabile alle vostre esigenze.
Di Zaalouk, come tutti i piatti tipici e poveri, ne esistono varie versioni che cambiano di famglia in famiglia.
Essenziale la presenza delle melanzane, pomodori e spezie.
Anche se su quest'ultime ovviamente, calcate la mano secondo il vostro gusto.


E' un piatto tipico marocchino, una sorta di caviale di melanzane buono, cosi buono e cosi versatile che vi consiglio di prepararne in abbondanza e congelarlo per poi ovviamente gustarlo come più vi piace!
Io vi propongo una versione non proprio ortodossa ma molto gustosa!!


ZAALOUK

1 melanzana
1 zucchina
1\2 peperone giallo
1\2 peperone rosso
2 pomodori belli succosi
2 spicchi di aglio
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
sale pepe
paprika 
prezzemolo

(se volete cumino, harissa)

Tagliate la melanzana a cubetti, cosi come la zucchina e i peperoni e i pomodori.
In una padella mettete gli spicchi di aglio tritati ( o se non gradite molto il loro sapore, metteteli interi per poi toglierli ).
Unite una dose abbondante di olio extravergine d'oliva e iniziate a far soffriggere.
Aggiungete le verdure ,fate insaporire.
Aggiustate di sale e pepe.
Unite 1\2 bicchiere di acqua e iniziate la cottura, unendo anche il concentrato di pomodoro.
La cottura sarà terminata quando le verdure saranno completamente sfatte (eventualmente aiutatevi con un frullatore ad immersione...ma non frullate tanto).
Prima del termine della cottura potete unire le spezie .
Un tocco che potete aggiungere è della scorza di limone grattugiata.

Aggiustate ulteriormente di sale e pepe e servite tiepido:come contorno, come crema spalmabile sulle bruschette o come gustoso condimento per la pasta.

Potete dimezzare i tempi di cottura utilizzando la pentola a pressione.
Insaporite le verdure in pentola, unite poco meno di 1\2 bicchiere di acqua calda e fate andare per dieci minuti dall'inizio del sibilo della pressione.


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2 giugno 2015

Il Paneer e il Cheese Naan ovvero facciamo il formaggio a casa!

Il Paneer


Il Cheese Naan (pane farcito al Paneer)

Facciamo un viaggio low cost.
Non guasta in tempi come questi.
Un bagaglio a mano leggero e poco costoso.
Un cartone di latte e due gocce di limone.
E se volete un pò di sale.
Tutto qui.

Povero il bagaglio, ammaliante la meta.
L'India.
Chiudete gli occhi e immaginate sari colorati, il profumo del curry e del cocco.
Il rumore del Gange, il silenzio delle vette innevate.

E donne intente a cucinare .
Oggi vi propongo uno dei formaggi protagonisti della cucina indiana:il Paneer.

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9 aprile 2015

Aloo Matar ovvero curry di patate e piselli e parlar d'amore




Allora si può.
Ho le prove.
Si può parlare e raccontare l'amore senza tette e glutei in bella mostra.
Senza la bellona di turno con lo staccocoscia lungo quanto il Raccordo Anulare.

La prova ha il titolo di un film, arrivato per puro caso nella mia cineteca tempo fa.
Accantonato fino a questa settimana, quella della mia personale via crucis nel mondo dei mal di schiena.

Il film è "Amore, cucina e curry",un film di Lasse Hallstrom del 2014, prodotto da Oprah Winfrey e Steven Spielberg.

La famiglia Kadam lascia l'India dopo la morte della madre. Arriva (grazie ad una rovvidenziale rottura di freni) in un piccolo paesino francese.
Lì, il padre vede un ristorante in vendita e decide di acquistarlo..incurante del fatto che trenta metri oltre la soglia di quel posto esiste un fantastico ristorante stellato , diretto da una lady di ferro.
Cucina raffinata francese contro quel caleidoscopio di colori e sapori della cucina indiana.
Raffinatezza contro l'allegria.
Raffinatezza contro sapore.
E in sottofondo la storia di Hassan che cresce e diventa uno degli chef più importanti di Francia.
La sua famiglia, la lady di ferro ,l'amore.
Un film che non ha colpi di scena, non ha tragedie particolari ma solo buoni sentimenti.
Teneri, rassicuranti.
Un film che è una piccola coperta di Linus da tirarsi su e della quale godere nei momenti in cui non basta la coccola di un cioccolatino, ma c'è bisogno di sogni, odori e consistenze.

Un film atipico per i miei gusti, abituata ai mattoni stile Corazzata Potemkin o ai miei amati fantasy o thriller mozzafiato.
Ma mi è entrato dritto nel cuore anche perchè la fa da padrona la mia amata India


Come non aver voglia quindi di rispolverare un piatto che adoro e che propongo spesso nelle mie incursioni nella cucina vegetariana.
Colorato come un sari.
Profumato come le penombre delle cucine.


Aloo Matar.
Aloo ovvero patate.
Matar ovvero piselli in hindi
Semplice come semplici sono i suoi ingredienti essenziali.
Patate e piselli.
Con una cascata di spezie.
E pomodoro rosso fuoco a colorare il tutto.
Con l'aiuto dell'onnipresente curcuma.

Siamo nel nord dell'India.
Un piatto che ha molte varianti perchè è un piatto quotidiano, ogni famiglia ha la sua ricetta .

Potete servirlo con il chapati o il Naan.
Oppure con del semplice riso basmati.
Usate dei piccoli piselli, teneri e profumati.
Abbondate con le spezie.
La cucina indiana è sapore, colore e danza dei sensi.




Aloo Matar

(ricetta ispirata da ECurry)

3 tazze di piselli
2 patate medie tagliate a cubetti
1\2 cipolla
1 pezzo di radice di zenzero (o 1 cucchiaino di zenzero in polvere)
200 grammi di polpa di pomodoro densa 
3 spicchi di aglio
1 cucchiaino di semi di cumino
2 piccole bacche di cardamomo
stecca di cannella
2 cucchiaini di curcuma
sale
1 cucchiaino di peperoncino  in polvere 
1 cucchiaino di garam masala
olio 
coriandolo fresco o prezzemolo per decorare

Prendere la polpa di pomodoro. Schiacciate e aggiungete gli spicchi d'aglio e grattugiate lo zenzero.Mescolate e mettete da parte.
In una padella antiaderente (il wok sarebbe l'ideale) mettete a "tostare" a secco  (per un minuto) la cannella e le bacche di cardamomo schiacciate.
Unite l'olio, aggiungete i semi di cumino e , quando inizierete a sentire il profumo di questa spezia nell'aria , aggiungete la cipolla tritata finemente.
Fate cuocere per circa cinque minuti, mescolando spesso.
Aggiungete le patate e fatele soffriggere per circa tre minuti.
Mescolatele, dovranno rivestirsi adeguatamente dell'olio caldo e delle spezie.
A questo punto unite il pomodoro messo da parte e 1 tazza di acqua.
Unite un pò di sale, la curcuma e il peperoncino. Fate cuocere per una decina di minuti circa.
Mescolate cercando di coinvolgere anche il fondo dove si sarà depositato il cuore delle spezie tostate.
Unite i piselli e se necessario altra acqua.
L'Aloo matar dovrà presentarsi sempre umido e mai asciutto
A fine cottura unite il garam masala e fate insaporire per circa due minuti.
Spegnete il fuoco e servite subito, decorando con prezzemolo o coriandolo tritato.
Servite immediatamente con il riso o il chapati.
Se non riuscite a portarlo a tavola subito, riscaldatelo quando è il momento ,aggiungendo altra acqua
बॉन एपेतीत 
Buon appetito!!!



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29 agosto 2014

La Moussaka, Nikolaos Tselementes, Pippo e Topolino






Pronte per un altro viaggio mentale?
C'è chi si pompa di chimica per viaggiare con la testa.
A noi basta poco.
Una spezia, una fragranza.
E si parte.

Chiudete gli occhi.
Non vi sembra di sentire il Sirtaki in sottofondo ?
E di vedere Zorba il Greco?
Oppure di essere sul set di "Mediterraneo" di Salvatores con il pope (Luigi Martini) che dice la famosa frase:
"Italiani  greci, una faccia una razza" ?
E magari eccovi, inerpicate per l'enorme salita che conduce al Partenone.
Stanche accaldate, ma con gli occhi pieni di questo:


E poi ancora il tempio di Poseidone:

  
E poi il blu, il bianco, il sole...



Ed ora immaginatevi con un bel piatto di moussaka in mano.
La testa che vaga senza preoccupazioni, il sorriso delle vacanze stampato sul volto e le persone  care vicino a voi.
Ma anche sole, perchè no.
Immaginatevi sedute qui, a contemplare questo panorama:


Non sentite ronzare più forte nelle vostre orecchie il Sirtaki?

Adoro la cucina greca in generale.
Quello che vi propongo oggi è uno dei piatti greci per antonomasia.
Una bomba.
Ovviamente.
Ma noi rimediamo mangiandolo come piatto unico.
Anche perchè non si potrebbe fare altrimenti.

La moussaka sta alla Grecia come Pippo a Topolino

La moussaka sta alla Grecia come Nikolaos Tselementes sta alla moussaka.

Tselementes è stato l'Artusi greco .
Il più influente scrittore della cucina greca moderna.
Colui che nel 1920 cambiò la faccia alla Moussaka inserendoci il golosissimo strato di besciamella.

Moltissimi i suoi detrattori.
Lo hanno accusato di aver "imbastardito" la classicità della cucina greca con tasselli europei, nello specifico francesi (ecco l'introduzione della bechamel nella moussaka).

A noi però quello strato alto di besciamella piace , piace proprio tanto!

La ricetta è un pò lunga.
Ma ne vale la pena.
Seguitemi!



 MOUSSAKA

6 foglie di alloro
2 stecche di cannella
1 grossa cipolla tritata finemente
1 cucchiaino e mezzo di cannella in polvere
1 spicchio di aglio
prezzemolo tritato
1\2 cucchiaino di noce moscata
2 cucchiai di vino rosso
1 tazza di passata di pomodoro
3 cucchiai di concentrato di pomodoro
500 gr macinato di prima scelta
3 melanzane grandi
5 patate
olio ,sale e pepe
400 ml besciamella

Lavate e tagliate a fette per la lunghezza le melanzane. Cospargetele di sale e metettele a scolare comprese da un peso.
Prepariamo la carne:
in una padella , a secco, facciamo tostare i bastoncini di cannella.Quando sentiamo l'aroma che si sprigiona togliamoli.
Mettiamo l'olio nella padella  e la cipolla tritata. Facciamola diventare trasparente .
Uniamo le foglie di alloro, lo spicchio di aglio e il prezzemolo tritato e facciamo insaporire.
Uniamo la cannella in polvere e la noce moscata.
Aggiungere la carne, rosolare, aggiungere il vino e far evaporare. Cuocere per un quarto d'ora avendo cura di girare spesso.
Uniamo la passata, il concentrato sciolto in poca acqua calda, il sale, il pepe e un pizzico di zucchero.
Coprire e far cuocere a fuoco medio-basso.
Intanto sciacquare velocemente le melanzane sotto l'acqua e asciugartele bene con la carta assorbente.
Scaldate dell'olio di semi in una padella.
A questo punto se vi piace il sapore della cannella oltre ogni limite potete cospargere ogni fetta con un pò,di questa spezia in polvere e procedere poi alla frittura.
Friggete le melanzane e togliete quando avranno preso colore (per una versione più leggera potete grigliarle).
tagliate le patate a fettine non troppo sottili e friggete anche queste.
A questo punto prendete una teglia da forno.
Io sotto metto sempre un leggerissimo strato di besciamella per tenere morbide le melanzane.
Fate un primo strato con le melanzane. Sopra mettete le patate.
Unite la carne.
Fate un altro strato con le melanzane, le patate, la carne e completate con una bella colata di besciamella (deve essere uno strato molto consistente).
Cuocete in forno caldo a 200 gradi, ventilato, per circa 40 minuti.
Fate raffreddare un pò prima di tagliare.

Io non amo che la moussaka abbia tanti strati. Per questo prendo una teglia abbastanza grande che possa contenere tutto in unico strato. Quindi nella mia è composta da un solo strato di melanzane, uno solo di patate e cosi via.
A voi la scelta!!







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25 luglio 2014

Le Patatas Bravas e gli amanti di Teruel




Isabel e Diego come Romeo e Giulietta.

Siamo nel XIII a Teruel, in Aragona. Una cittadina talmente bella da essere dichiarata patrimonio dell'Unesco.

Isabel è una ricca ragazza di buona famiglia.
Diego è ricco solo d'amore e di coraggio.
Si amano.
Tanto.

Ma non basta.
Non basta in un'epoca di matrimoni combinati,bdi interessi e di casate il cui onore e prestigio vengono prima di qualsiasi sospiro amoroso.

Diego parte.
Alla ricerca di un onore e di una ricchezza da poter presentare come un moderno curriculum vitae al padre di Isabel. Contrario ed astioso nei confronti del ragazzo.

La guerra la sua meta.
La speranza di poter sposare la sua amata l'agognato premio.

Lotta Diego, animato dal fervore amoroso e dalla giovane età.

E torna in patria, torna a Teruel con il cuore in mano.

Ma un'amara sorpresa lo aspetta.
Isabel è andata in sposa a un ricco nobile nel frattempo, per volere del padre.

Diego vede crollare i suoi sogni, le sue aspettative.

Le chiede un ultimo bacio.
Bacio che Isabel gli nega, fedele ai suoi doveri di sposa.

Quel bacio negato è l'inizio della fine.
Perchè tanto ne soffre Diego da morire di crepacuore.
Amore che salva e amore che uccide.

Il giorno successivo, durante i funerali del giovane, una donna vestita a lutto si china sul feretro. E' Isabel, intenzionata a dare quel bacio negato al suo amato e ormai perso Diego.

Le sue labbra toccano quelle del giovane.
In quell'istante Isabel muore.

Tempo e spazio per amarsi.
I due giovani hanno raggiunto la loro meta.

I loro corpi sono custoditi nel Mausoleo de Los Amantes,vicino alla chiesa di San Pedro .Vicini, mano nella mano.

Per l'eternità.




Ho un debole affettivo per la Spagna.
Mio fratello , nei suoi viaggi in giro per l'Europa, trovò l'amore in quel di Madrid.
Lei era bella, alta occhi e capelli neri.
Con quella "esse" sibilante che rende la cadenza iberica cosi seducente!.
Mi riempiva di regali nonostante la distanza Madrid- Roma.
Ma la cosa più bella di questa ragazza era il fratello.
Carlos.
L'eroe dei miei tredici anni.
Per lui, diciottenne , ero una specie di mascotte.
O di piccola amica da istruire.
Su cosa?
Non pensate male.

Sul calcio.
Mi fece una testa tanta che alla fine recitavo a memoria la formazione del Real Madrid, sapevo vita morte e miracoli del suo capitano, recitavo a memoria la composizione del Quinta del Buitre e indossavo la sciarpetta del Real (che tenevo come una reliquia perchè regalatami da Carlos in persona) insieme a quella della mia amata Juve.

Oggi fatico a ricordarne il suo viso.
La vita ci ha portato altrove.
Ha tolto e dato in maniera bizzarra.

Ma l'amore per i colori e i sapori iberici...quelli me li ricordo tutti.

Le patatas bravas in particolare.
Appartengono al regno delle tapas,ovvero di tutte quelle "stuzzicherie" che accompagnano l'aperitivo spagnolo.

Di tale piatto mi ricordo le sfide, le varie ricette, si mette o no il pomodoro, è originario di qui e invece no, viene da tutt'altra parte.

Quello che vi posso dire è che sono proprio buone!

Non ho la pretesa di riportarvi la ricetta originale ma solo quella tra le tante che mi è sembrata simile a quella preparata a Madrid.

Fonte:


PATATAS BRAVAS

ingredienti:

4 patate
 olio per friggere

per la salsa:

1\2 cipolla
3 spicchi di aglio
2 peperoncini di cayenna
1 cucchiaio di paprika
1 tazza di pomodori freschi tritati
1 cucchiaio di farina
 aceto
1 cucchiaio di zucchero
olio sale



Mettere a bollire una pentola media,  piena di acqua fredda salata.
Sbucciate e tagliate le patate a cubetti irregolari di due-tre centimetri. Quando l'acqua bolle, versatele e fatele cuocere per 12 minuti.
Scolatele ed asciugatele per bene.

Intanto preparate la salsa:

Tritate l'aglio, la cipolla e i peperoncini separatamente
Mettere la cipolla a soffriggere in una padella con 2 cucchiai di olio extravergine finchè non diventa trasparente. A questo punto unite l'aglio e i peperoncini tritati.
Quando vedrete l'aglio dorato, togliete la padella dal fuoco, aggiungete la paprica e mescolate bene.
Rimettete sul fuoco, unite il pomodoro, e cuocete per altri cinque minuti. Regolate di sale. Aggiungete lo zucchero.
Sciogliete la farina in mezzo bicchiere di acqua e versatela nella salsa. Mescolate bene e cuocete per un quarto d'ora,aggiungendo mano mano altra acqua per non far restringere troppo la salsa (deve avere una consistenza cremosa).
Aggiungere l'aceto (io ne ho messo 1 cucchiaio), far evaporare brevemente e togliere dal fuoco.
Frullare la salsa col frullatore ad immersione e mettere da parte.
Scaldate in una capiente padella abbondante olio. Friggete le patate pre-lessate fino a che non avranno una bella crosticina croccante.
Scolatele dall'olio in eccesso ,regolatele di sale e  servitele accompagnate dalla salsa







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27 giugno 2014

Bocconcini in agrodolce e chi ha un sogno..


Siamo nel 1990.

David pensa che la vita forse è tutta in una tazza da caffè. Certo , lunga  come lungo è il caffè lì, negli Stati Uniti. Come lunghe sono le giornate a Charlottesville.
Un caffè,un pancake o magari una Bud.
E le dita che tamburellano forsennate. Con il rischio di farlo cadere quel dannato caffè.
Ma anche una monetina che scivola nel vecchio juke-box, quel tinitnnio è uno spunto per improvvisare un motivetto nella sua mente.

A David piace il lavoro di barista da Miller's ma sente chela sua strada è altrove..la musica gli scorre nelle arterie,nei pori. Musica per lavarsi i denti, per aprire la serranda di Miller's. Musica nella gelide serate d'inverno dove l'unica compagnia è la foglia che rotola solitaria sulla strada.

Ma l'autostima non la danno ai distributori automatici insieme ai profilattici e ai dentifrici.
E David pensa di essere un uomo mediocre.

Ma quando un uomo ha un sogno , la mediocrità sparisce come il buio quando si accende la luce.

E questo lo sa bene il suo amico Ross. Come una goccia cinese lavora sulle intenzioni di David e alla fine lo convince a registrare una demo della sua musica. Inizia a delinearsi una band.
La demo arriva nelle mani di Leroi Moore insieme all'invito di suonare con loro.
Ma Leroi, musicista jazz con esperienza, è scettico.
"E' un barista di Miller, niente più che un barista"
E annoiato e prevenuto decide di ascoltare la demo.
Gli piace. Gli piace a tal punto da entrare nella band.
Siamo nel 1991.

Il complesso si arricchisce di altri componenti, fanno le prove nel bar chiuso, ci credono.
American dream e bravura.
Un connubio esplosivo.

Mi piacciono le storie di chi ce la fa. Di chi ci crede fino in fondo.
E adoro questa band.
Accendete le casse. In sottofondo trovate una canzone che Dave e la band hanno voluto fortemente. E' la loro filosofia.
Vi cito i primi versi:
"To change the world 

Start with one step 
However small, 
First step is hardest of all 
But once you get to your gait 
You'll be walking tall 
You said you never did, 
‘Cause you might die trying "

"Per cambiare il mondo
Inizia con un passo
Anche piccolo,
il primo passo è il più difficile di tutti
ma una volta trovata la giusta andatura
camminerai a testa alta
hai detto che non l’avevi mai fatto
perché provandoci potresti morire "
(Dave Matthews band-You might die trying)


Vi piace?

Oggi vi propongo un piatto che a me piace tantissimo: bocconcini di maiale in agrodolce.
Un piatto di ispirazione cinese.
Mi piace dotare la mia cucina di un'anima.
Dare un perché alle ricette che propongo alla mia famiglia.
E le incursioni nelle cucine di altri paesi mi piacciono per abituare le mie figlie a ad apprezzare sapori e consistenze diverse dalle nostre.
Perchè forse il rispetto e la comprensione dell'"Altro da noi" passa anche attraverso una spezia, un sapore!
Tra tutte le ricette provate questa è la versione definitiva per quello che mi riguarda. Ben calibrata nei sapori e buona.
La ricetta proviene dal mensile "Gustosano"




Bocconcini di maiale in agrodolce

300 gr riso basmati
250 gr ananas (conservate il succo)
45 ml salsa di soia
30 ml concentrato di pomodoro
15 ml aceto vino bianco o di riso
1 cucchiaio di miele
10 ml ketchup (piccante se volete)
5 gr amido di mais
1\2 cucchiaino di zenzero in polvere
500 gr filetto di maiale tagliato a cubetti di 2 cm
un pizzico di pepe nero
1 peperone verde
1 peperone rosso
3 spicchi di aglio affettati sottilmente
1 cucchiaino di semi di sesamo (facoltativo)
olio extravergine d'oliva


  • Versate il riso in una pentola con 650 ml di acqua. Coprite e portate lentamente a bollore. Riducete il fuoco al minimo. Cuocete per una ventina di minuti. Togliete dal fuoco e fate riposare per dieci minuti. Sgranate con una forchetta.
  • Sbattete in una ciotola il succo di ananas tenuto da parte , la salsa di soia, il concentrato di pomodoro, aceto, miele, ketchup, amido di mais e zenzero. Mettete da parte.
  • Ungete un wok (o una padella) con dell'olio extravergine e mettetelo su fuoco medio. Aggiungete la carne, il pepe nero e soffriggete, mescolando spesso fino a fine cottura. Trasferite i bocconcini in un piatto e mettete da parte. Tenete il wok sul fuoco.
  • Versate nel wok un altro cucchiaino di olio. Aggiungete i peperoni tagliati a dadini e l'aglio. Soffriggete per due minuti. Aggiungete l'ananas a tocchetti.fate soffriggere leggermente. Unite infine la miscela preparata prima e la carne di maiale con tutti i suoi succhi. Fate cuocere per cinque minuti o più (fino a che la salsa si addensa). Servite con il riso.
  • Guarnite con i semi di sesamo tostati e il cipollotto.




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