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11 maggio 2016

Crema fredda al caffè in due minuti e imparate queste regole per essere perfette ^_^




Ovviamente e lo dico subito, a scanso di equivoci, il titolo è volutamente provocatorio!!!!
Ve lo ricordate il fantomatico “Manuale della casalinga perfetta”, quel manualetto che ho scovato in un polveroso scaffale e che sto traducendo dal francese?
Ne avevamo parlato in questo post
Siamo negli anni Sessanta, 1966 per la precisione.
Il clima mondiale comincia ad essere questo:



"Tremate tremate le streghe son tornate"

"Io sono mia"
"La donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta"
I reggiseni vengono bruciati in piazza. Il femminismo raggiunge il suo apice. Acre nelle sue dimostrazioni,forse eccessivo ma necessario, perchè la donna inizia ad acquisire piena consapevolezza di sè.
Ma c'è sempre l'eccezione. Accanto a questo panorama continuano ad esistere manuali di economia domestica come questo .



Oggi il nostro secondo appuntamento agro-dolce. Un excursus su quello che una volta dovevano fare e rappresentare le casalinghe .Eravamo rimaste qui:

Consiglio numero quattro:

"...prima del rientro di vostro marito a casa ,fate un giro per le stanze. Rassettate, sistemate libri, giochi e quant'altro. E visto che ci siete date un altro colpo alla polvere sui mobili...."


Mi chiedo: sta arrivando la vostra metà o un caporale che deve esaminare le camerate?


Consiglio numero cinque:
"...nei mesi più freddi dell'anno provvedete ad accendere il camino, vicino al quale lui possa distendersi. Dovrà avere  l'impressione di aver raggiunto un' oasi di pace e di riposo. Badare alla sua comodità vi renderà estremamente felice...."



E visto che ci siete aggiungo io,improvvisatevi anche taglialegna cosi il vostro lui sarà ancora più felice. Amore ,guarda,il fuoco fatto con le legna tagliata con le mie manine adorate.


Consiglio numero sei
"...riducete tutti i rumori al minimo. Spegnete lavatrici,aspirapolveri. Fate stare calmi e silenziosi i bambini. Sorridete appena lo vedete e cercate di piacergli in ogni maniera...ascoltatelo. Può darsi che abbiate una dozzina di cose da dirgli, ma non è opportuno farlo al suo arrivo a casa. Ricordatevi che i suoi argomenti di conversazione sono più importanti dei vostri. Fate in maniera tale che la serata gli appartenga......"



Mentre leggete queste righe,mie care amiche,ricordatevi che tutto questo veniva insegnato a scuola nell'ora di economia domestica. Siete perplesse?
Io di più.

Ne volete altre?


Consiglio numero sette
"...Non fate storie se fa tardi a cena o rimane fuori per la notte. Questo è il male minore se pensate alla giornata infernale che ha avuto. Comunque, fatelo accomodare o addirittura fatelo stendere,portategli una bevanda e sistemategli il cuscino. Parlategli dolcemente,soavemente..non mettete in discussione i suoi giudizi. Ricordate che lui è il padrone del focolare e in quanto tale eserciterà la sua potestà con onestà e giustizia...."

E se sua Altezza serenissima considera come massima espressione di giustizia e lealtà il dare venti legnate al giorno alla moglie perchè cosi gli dice il suo regal cervello? La casalinga perfetta che fa, piglia le legnate al grido di "Si vostro Onore ancora?"

Consiglio numero otto:
".....quando ha finito di cenare sparecchiate e se lui vi offre il vostro aiuto, non ne approfittate. Vi pare che abbia bisogno di lavoro supplementare? Incoraggiatelo a dedicarsi ai suoi hobby. Nel caso remoto in cui ne abbiate anche voi, non annoiatelo non gliene parlate. Gli hobby delle donne sono spesso insignificanti rispetto a quelli dell'uomo"

E se il regal marito ha come hobby quello dello scaccolamento rapido che faccio?  Lo incoraggio? E magari se io invece mi diletto nella  lettura di Simposi platonici che faccio,mi do fuoco perchè  sono insignificante confrontata a Caccola Man?
Io per stasera mi fermerei qui...capirete bene....la notte sta per avvicinarsi e volete che il nostro caro manuale non ci dispensi consigli per allietare Sua Altezza nell'intimità?

Quindi per la prossima volta post a luci rosse, astenersi timorate di Dio ^_^




Oggi vi propongo una di quelle  ricette che vanno sempre bene come il beige che si mette con tutto.
Ospiti, voglie di dolce improvvise, sana voglia di non fare nulla…
Ogni motivo ha la sua importanza.
Basta avere a disposizione nel freezer un bicchiere di latte (possibilmente intero) ben congelato da tirare fuori solo cinque minuti prima del suo utilizzo.
E un po’ di caffè nel frigorifero.
Un mixer ,un po’ di zucchero, una spolverata di cacao, una nuvola di panna.
E la crema fredda al caffè velocissima e ultracremosa è pronta.
L’ho scovata nel web.
Si faccia avanti chi l’ha ideata che il link glielo metto più che volentieri!!! J

Crema fredda al caffè in due minuti!

Per sei bicchierini da caffè:

1 bicchiere (200 ml circa) di latte intero congelato
1 tazzina di caffè freddo
Zucchero

Per decorare :panna, cacao in polvere
Tira fuori dal freezer (cinque minuti prima dell’utilizzo) il bicchiere di latte congelato.
Per comodità utilizza un bicchiere di plastica.
Metti il latte congelato in un mixer , aggiungi il caffè e lo zucchero (dolcifica secondo la tua abitudine)
Frulla tutto.
Tempo due, tre minuti (dipende dalla potenza del tuo mixer) avrai  una crema fredda al caffè gustosa e ultracremosa.
Decora con panna o cacao in polvere.

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16 novembre 2014

Il salame al cioccolato e la foodblogger peccatrice





Nel piccolo paese di Pettegolandia non si parlava d'altro.
Quella mezza bionda, rossa e mora dell'Annina.
Quella che si era 'na gran brava ragazza ma dopo il quinto figlio "le si era allargato il chiappone" e la bellezza era stata risucchiata dal sesto giro di rotolo d'addome.
Si, proprio quello che sorrideva contenta a tutti che manco avesse vinto alla lotteria tutte le mattine.
Quella che non lavorava.
Si, proprio quella che la mattina gironzolava sempre.
Sempre a spasso.
Tsè.
Non aveva un cavoletto di Bruxelles da fare.
Poco importava se la si incontrava con bustoni pieni di medicine o bustoni della spesa carica peggio di un mulo dell'Asinara.
Tsè.
Chiappona, panzona, nulla facente.
E pure sperpera soldi di quel povero marito dell'Aldino che lavorava lui si come un mulo della Maremma per mantenere quella chiappona.

E pensare che erano stati fortunati.
Una gran fortuna nello scoprirlo.
Se quella gran donna timorata di Dio, Buddha e Allah di Gigliola Bombarola (l'epiteto lo aveva guadagnato duramente con anni e anni di duro esercizio mandibolare a suon di pizze, castagnole ,lasagne e arancine) non si fosse accorta PER PURO CASO, che l'Annina in questione non solo si era iscritta a quell'invenzione voluta da Lucifero in persona e approvata in calce da Caronte e Ade, alias Facebook....No,non solo.
La chiappona, nullafacente e panzona era diventata anche una foodblogger.
Capite?
C'era chi sosteneva che l'avesse fatto perchè "la si era fatta l'amante".
C'era chi sosteneva che l'avesse fatto perchè "la signora la si annoiava, capite, con cinque figli un marito un gatto, un cane e un criceto non aveva una zucchina da fare"
C'era chi sosteneva  che l'avesse fatto "perchè la si crede l'Artusi. Roba che non sa cocere nemmeno un uovo al tegamino. E che la si fa in quella maniera quella ricetta?O l'altra ancora?".
Che andasse a fare la polvere del frontespizio anteriore della cucina.
Che andasse a raschiare con le unghie le fughe del bagno.
Che passasse la cera sul fronte retro dei mobili.

E l'Annina?
L'Annina rideva sotto sotto.
Si divertiva consapevole delle chiacchiere e le occhiate di disappunto.
Ma capiva che c'era una grande differenza tra sè e le altre.
Aveva scelto di rendere la sua vita bella.
Una vita dove c'era spazio si per la polvere e le fughe .
Dove regnava di certo sovrana l'Annina madre, la moglie Annina.
Ma anche l'Annina persona.
Con le sue passioni, la sua voglia di fare e di conoscere.
Oggi poteva essere la sua passione per la cucina.
Domani la lettura.
Dopodomani ancora lo studio del lama tibetano.
Non aveva importanza.
Quello che aveva importanza era la sua scelta di vivere pienamente la sua vita.
E di essere libera.
Sempre.

p.s-dedicato a tutte le mie amiche blogger che almeno una volta nella vita si sono sentite dire la fatidica frase:beata te che non hai un cavoletto di Bruxelles da fare e hai tempo di fare la blogger. Il racconto è frutto del raccolto di chiacchiere tra amiche e scambio di opinioni.
Un minestrone di esperienze vissute sulla nostra pelle!

Oggi tante chiacchiere e un dolce veloce da fare.
Uno di quei dolci che spesso mi sono chiesta se mettere o no, vista la sua semplicità e visto che bene o male lo sappiamo fare tutte.
Poi mi sono ricordata di un piccolo particolare:nel lontano 1999, quando ho iniziato ad usare internet, il salame di cioccolato è stata la seconda ricetta che ho cercato.
La prima?
Come fare una frittata.
Non scherzo.
Era la mia bestia nera ^_^







SALAME DI CIOCCOLATO

225 grammi di cioccolato fondente
80 grammi di burro morbido
180 grammi di zucchero
1 cucchiaio di cannella (facoltativo)
1 uovo medio
1 tazza di biscotti sbriciolati (non troppo piccoli) (all'incirca 200-250 grammi di biscotti)
50 grammi di nocciole spezzettate grossolanamente

In una terrina mettete l'uovo, lo zucchero, la cannella, le nocciole spezzettate
Mettete a fondere a bagnomaria (o nel microonde) il cioccolato.
Unite il burro e mescolate velocemente per farlo sciogliere.
Versate il composto cosi bollente nel mix preparato precedentemente.
Mescolate e rovesciate il composto su un foglio di alluminio.Aiutandovi con questo cercate di dare all'impasto una forma cilindrica,arrotolandolo ben stretto.
Sistematelo nel frigorifero per almeno mezz'ora.
prima di servirlo spolveratelo con dello zucchero a velo.








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20 agosto 2014

Il Labneh ,anche se sembra....e l'autoproduzione che avanza





Quell'espressione un pò cosi, quella faccia un pò cosi che abbiamo noi.....
quando osserviamo qualcosa che hanno creato le nostre mani, la nostra pazienza, e perchè no, anche la nostra curiosità.

Mi perdonerà Paolo Conte se utilizzo in maniera impropria le parole della sua famosissima canzone.

Ma la canticchio ogni volta che sono di fronte ad una "Autoproduzione".
Qualcosa realizzato da me.

E' vero.
Farsi le cose da soli comporta pazienza, dedizione, attesa.
Ma il risultato ripaga di ogni fatica



E poi l'estate con i suoi ritmi rallentati sonnolenti presta il fianco all'attesa.
Al progetto e alla realizzazione.
E alla scoperta di quello che mai avresti detto.
Io mi sono scoperta paziente.

Non avrei scommesso un soldo su questo lato del mio carattere.
Io, che corro persino quando cammino.
Io che cerco la soluzione semplice a qualsiasi problema.

Io sono paziente.

Ve lo ricordate lo yogurt che abbiamo fatto noi con minimo spreco di energia e di risorse?
Ne abbiamo parlato QUI.

Quello yogurt è la base per la realizzazione di tante cose.
Una di queste  è il labneh.
Soffice formaggio libanese.
Un ottimo equilibrio tra dolce e acido.

Una base anch'esso per ottenere squisiti piatti che mano mano proverò.

Però sapete una cosa?
A me 'sto formaggio mi ricorda tanto uno che è presente da tempi immemorabili sulle nostre tavole...
La consistenza e il sapore sono quelle.


Farlo è semplicissimo.
Basta una nottata di riposo.
E poi potete gustarlo da solo, al naturale.
o aromatizzato con basilico,origano,un pò di pepe.
Come base per delle squisite tartine:




LABNEH

500 gr yogurt (possibilmente autoprodotto, ricetta QUI)
1 cucchiaino scarso di sale fino (ma potete anche ometterlo,il gusto del labneh sarà più dolce)



Solo questi due ingredienti!
Allora procuratevi o delle garze o un tovagliolo possibilmente bianco ( procuratevene uno che laverete solo col sapone di marsiglia senza ammorbidente e che terrete da parte sempre per questo uso).
Prendete anche un colino a maglie fitte e un contenitore dove poggiare tale colino,in maniera tale che lo yogurt possa scolare liberamente senza toccare il fondo del contenitore.

Foderate con il tovagliolo il colino e adagiatevi lo yogurt previsto, nel quale avrete sciolto il sale. Appoggiate il colino sopra un contenitore e mettete in frigo per almeno otto ore.

Al termine di questo periodo troverete del siero nel contenitore e il labneh formato all'interno del tovagliolo.
Non vi resta altro che trasferirlo in un contenitore e gustarlo nella maniera che più vi piace!






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7 agosto 2014

Spiedini di melanzane e pomodorini e la semplicità



Perchè a volte gli effetti speciali non servono.
Basta un sottile spiedino e due meraviglie della natura.
Una melanzana e un pomodorino.
Magari proprio quello di Pachino.
Che sa di sole, di mare, e della terra alla quale appartengono tutte le persone della mia vita che amo alla follia.
Un pò d'olio, un soffio di origano e un pò di pane.
Una fetta grande e spessa.
Perchè il pane è casa.
E' intimità.
E' bisogno primario e arcaico.
Il pane sono mio padre e mia madre che ne facevano primo pensiero della mattina.
Il pane per i nostri figli...



 E poi basta un tavolo e un balcone dal quale puoi vedere in lontananza il mare  e l'isola di Circe.
No,non hai bisogno di effetti speciali.
Perchè la cena scivola via senza bisogno di televisione, senza bisogno di artifici.
Ci sono le parole, le risate ma anche i silenzi. Quelli colmi però di pace e di sorrisi.




Un piatto semplice, economico.
Un piatto sano.
Dieci minuti e risolve una cena...quando non si ha voglia, quando si vuole rimanere leggeri.
Quando una cena è solo un'occasione per perdersi  nel tramonto.
Una classica cena estiva quando la brezza della sera è un tenero conforto dopo una giornata assolata.



SPIEDINI DI MELANZANE E POMODORINI

ingredienti per  quattro persone:

3 melanzane 
un grappolo abbastanza grande di pomodorini
spiedini di legno

per il condimento:

1\2 bicchiere di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio di origano (o menta o basilico o origano)
1\2 cucchiaio di aceto
sale e pepe
peperoncino (facoltativo)

Mettete a bagno gli spiedini di legno in maniera tale da evitare che brucino durante la cottura.
Lavate le melanzane, NON le sbucciate e tagliatele a metà.
Tagliate le melanzane a piccoli tocchetti, ognuno dei quali con la buccia.
Lavate bene i pomodorini.
Componete gli spiedini: mettete una melanzana e un pomodorino intero e continuate cosi fino ad esaurimento dello spazio sullo spiedino.
Una volta composti tutti gli spiedini preparate il condimento.
In una ciotola sbattete gli ingredienti previsti.
Scaldate una griglia o una padella antiaderente.Versate un cucchiaino di olio e unite gli spiedini. Date una leggera rosolatura a fiamma alta per due minuti, spennellando gli spiedini con il condimento. Abbassate poi la fiamma,coprite e continuate la cottura per latri dieci minuti. Controllateli ogni tanto e smuoveteli leggermente per non farli attaccare.
Al termine della cottura metteteli sul piatto da portata e irrorateli con il resto del condimento.



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6 agosto 2014

Tortino di quinoa al pesto di fagiolini perchè io e voi valiamo!




Io stavo alla quinoa come Cicciolina alle suore carmelitane scalze.
Di solito le mode alimentari mi fanno lo stesso effetto delle unghie che grattano la lavagna.
Oppure lo stesso effetto dell'orticaria.
Un grosso prurito.


Per intenderci:non ho mai assaggiato un macaron.
Me ne riservo il diritto quando sarà calato il sipario e non li vedrò in giro ogni due per tre.
Le bacche di goji le guardo riposare tranquille sugli scaffali del supermercato.

La quinoa la guardavo sbuffando.
Sia per il prezzo sia per la sua forma.
Piccina piccina cosi piccina che mi ricordava qualche imprecisato mangime per uccelli.

Poi la soffiata di un'amica.
Ha toccato il tasto dolente.
Lo sai che riduce gli attacchi d'emicrania?

Ecco.
Come se avesse pronunciato l'Apriti Sesamo.
Perchè per lottare contro l'emicrania potrei anche mangiare pietre saltando a piè pari.

E allora l'ho comprata.
L'ho messa in dispensa.
E arrivederci a tempi migliori.

Ma ogni volta che aprivo lo sportello mi guardava sorniona e mi diceva " ricordati dei quattro euro spesi per comprarmi uh uah".

Mi sono decisa.
L'ho provata.
L'ho amata.

E' buona,abbinata ovviamente a verdure e cereali.
E' un falso cereale, contiene tutti gli amminoacidi che occorrono al nostro organismo.Vitamina B2 (contro l'emicrania), vitamina E, vitamina C, un eccellente carico proteico.

Insomma per parafrasare il nome di un blog famoso "mi piace e mi fa bene"!!

Conditio sine qua-non: LAVATELA BENE prima di cuocerla! Considerate che viene utilizzata per fare il sapone, in sostanza ha le saponine all'esterno che, se non tolte, le conferiscono un sapore molto, ma molto amaro (fidatevi ,l'ho provato ^_^).

La ricetta che vi presento viene dal mensile "Cucina Naturale" (ho apportato qualche modifica)
Una ricetta sana ,leggera che strizza l'occhio anche al crudismo.
Se non vi piace la quinoa potete sostituirla con del riso,preferibilmente integrale.

Pronte a provare quello che gli Inca chiamavano: "Madre di tutti i semi?"

(fonte notizie:Green me, sarò buono con la Terra)




TORTINO DI QUINOA AL PESTO DI FAGIOLINI

300 gr quinoa
200 gr fagiolini
150 gr pomodorini
1 cetriolo piccolo
1 carota piccola
1 cipollotto
30 gr pinoli
30 gr semi di zucca
6 foglie di basilico
olio sale

Sciacquate con cura la quinoa e versatela in un a pentola con il doppio del volume di acqua fredda. Salate ,portate ad ebollizione per un quarto d'ora circa. Spegnete e lasciate coperto a riposare per cinque minuti
Tagliate a tocchetti la carota, il cetriolo, il cipollotto e i pomodorini. Metteteli in una ciotola e conditeli con 4 cucchiai di olio e un pò di sale.
Tostate i semi di zucca in un padellino e teneteli da parte.
Lessate per dieci minuti i fagiolini. Fateli raffreddare sotto il getto dell'acqua corrente e frullateli insieme ai pinoli, l'olio, il sale e il basilico fino ad ottenere una crema.
Condite la quinoa con gli ortaggi e con i semi di zucca.
Prendete i piatti. Sul fondo versate un pò di pesto di fagiolini.Aiutandovi con un coppapasta versate la quinoa e completate con un altro piccolo strato di pesto come vedete nella foto.
Servite


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1 agosto 2014

La pappa al pomodoro con i sette veli e il gatto che fa l'uovo nel cestino




La prima della classe.
Brava.
Certo.
Educata.
Senza dubbio.
Studiosa.
Caspita.
Però...
E qui inizia il bello...
E' un pò indisciplinata ecco.
Simpatica ehhh...ma un pò Gian Burrasca.
Ecco.

Questa è una rapida pennellata della sottoscritta fin dalla più tenera età.
Da quando ho tentato la prima fuga a diciotto mesi.
Gatton gattoni (nel vero senso della parola) ho imboccato la strada della portafinestra e me ne sono andata al laghetto dei pesci. Una vaschetta per carità,situata in giardino.
Ma secondo me nella testa aveva già quel colore invitante che poi avrei scoperto appartenere ad un nome:
libertà.

Di essere me stessa.
Quell'indaco, rosa, bianco che profuma di "poter essere" e "poter fare".

Ma la colpa, siori e siore, non è mia.

E' della mi mamma.
Perchè finchè le è stato concesso me l'ha insegnata lei la libertà.
Per questo se la rideva sotto i baffi quando ai colloqui con le compassate suore dell'istituto privato (devi conoscere le regole per sovvertirle,diceva la mi mamma. Ecco perchè sono stata costretta a sorbirmi cinque anni di divise e di schemi ripetuti e preghiere ad orario) le dicevano che ero studiosa (una secchiona aggiungo io) ma...ero ecco, come Gian Burrasca.

Perchè suor Alberta mica l'aveva presa tanto bene.
"Indovina , indovinello chi fa l'uovo nel cestello?"
"Il gatto"

Come il gatto?
Questa c'è, non ci fa , deve aver pensato l'anziana suora.
E' suonata come una campana.
Oppure maleducata perchè mi prende in giro.

Via lettera di richiamo alla famiglia insieme all'invito per votare la Democrazia Cristiana alle elezioni prossime future.

Perchè il gatto Monica?
Perchè è una barba dire sempre la gallina.
Una può dire gatto e inventarsi una storia fatta di gatti che fanno le uova e galline che diventano Zorro.

La mia Gian Burrasca.

A me sto Gian Burrasca però mica mi garbava poi cosi tanto.
Mica mi piaceva sto nomignolo.
Men che meno quella canzone.
Men che meno che meno quell'odiosa zuppa che sapeva di pane e pomodoro.
Roba per poppanti sdentati mica per una delle Charlie's Angels.

Perchè io ero una Charlie's Angels.
Quella bionda,Chris per intenderci.

Ma  'sta zuppa girava spesso a casa mia.
Come piatto economico e di sostanza.
Col pane sciocco,rigorosamente di Terni.
E mistero dei misteri, la mi mamma prendeva il mestolo e contava.
Fino a sette.
Boh forse era una strega.

Poi la vita ha preso a girare vorticosamente.
Io mi sono ritrovata da sola a dover cercare la libertà, senza più la mia mamma.

E lentamente l'appellativo tenero di Gian Burrasca è diventato la pecora nera.

Perchè se sei anticonformista da piccina sei quasi simpatica.
Soprattutto con una madre forte dietro a sostenerti e a incoraggiarti nella tua diversità.
Ma da grande no.
Inizi a rompere gli equilibri e non solo.
In famiglia,nei rapporti esterni, a scuola.

E allora sei una pecora nera.
Diversa.
Ironia della sorte ho scoperto di aver nostalgia di quel nomignolo.
Gian Burrasca.
Mica era poi tanto male.
E manco la sua pappa.

Oggi la propongo spesso alle mie figlie che l'adorano.
Una cucchiaiata di pappa al pomodoro e una di libertà.

Quella che vi propongo è la ricetta trovata sul mensile "Sale e Pepe" dove finalmente ho trovato la spiegazione al mistero del "sette".
Sette veli, ovvero la pellicina che si forma in cottura e che va rotta per sette volte con il mestolo per ottenere un ottimo risultato!

Usate solo pane sciocco, cioè senza sale e raffermo.
Pomodori maturi e pieni di sole.
E gustatela tiepida!



La Pappa al Pomodoro

ingredienti:

1 chilo di pomodori maturi da sugo
2 cipolle rosse
2 spicchi di aglio
1 manciata di foglie di basilico
250 gr pane toscano senza sale raffermo
1 litro di brodo vegetale
olio extravergine di oliva
peperoncino in polvere
sale

Tagliate a dadini il pane.
Affettate finemente le cipolle e fatele appassire con un pò di olio in un tegame con il bordo alto.
Salatele, aggiungete il peperoncino.
Unire i pomo
dori schiacciati con le mani (o se preferite sbucciati e passati al passaverdure) e lasciate cuocere per una decina di minuti. Quando la salsa si sarà addensata, aggiungete il pane, l'aglio e il basilico e metà del brodo vegetale. Mescolare a puntino per far si che il pane si rompa e si gonfi.
Versate il restante brodo (anche se vi sembra troppo).
Lasciate cuocere per un pò senza mescolare.
A questo punto la pappa dovrebbe iniziare a fare una leggera pellicina.
Rompetela con il mestolo mescolando un pò.
Proseguite la cottura fino alla formazione di un nuovo velo.
Continuate cosi per sette volte (ci vorrà una mezz'ora in tutto).
A fine cottura aggiungete un filo di olio extravergine e fate intiepidire.



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31 luglio 2014

Patate e peperoni in agrodolce

veloce-facile-economico

Oggi poche parole. Solo una ricetta che a noi piace tantissimo.Semplice,economica (il che non gusta mai) e veramente buona.La potete servire come contorno oppure come accompagnamento per delle bruschette.
Ci vuole poco a realizzarla e se la fate riposare tutta la notte, il giorno dopo sarà ancora meglio!
Vi auguro una buona giornata e vi rinnovo l'invito a venirci a trovare Qui!!







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29 luglio 2014

Mediterranea, la pasta fredda se volete





Perchè se non ci fosse il rosa acceso dell'anguria o la pesca succosa mi dimenticherei quasi di essere in estate.
Se non ci fosse la danza colorata sui banchi dei mercatini rionali dei peperoni, delle melanzane, quelle nere, quelle viola sarei incerta.
Come se un improvviso salto temporale mi avesse rubato il tempo, i mesi, la pigrizia dei pomeriggi estivi.

Perchè lo sguardo vede novembre.
Negli ombrelli aperti, nei maglioni che fanno capolino nei negozi di abbigliamento.
Nell'aria umida, carica di acqua e di grigio.

E allora il sole lo disegno.
Nella finestra appannata.
In un foglio spiegazzato.
Sulle mie guance con un vecchio rossetto per far ridere le mie bimbe.
Perchè il loro sorriso  scalda anche più del sole.


Il sole lo cerco negli odori e nei profumi.
Nel basilico che stenta a sopravvivere nel mio balcone
Nelle timida menta.
Nel rosmarino che cresce dubbioso.

Il sole lo mangio.
Perchè mi ostino a cercarlo nei sapori, nelle consistenze.
Nelle temperature.
Nei colori degli ingredienti.

E allora che sole sia, anche se immaginario.
Anche se semplicemente disegnato da mani incerte.



Questa è una ricetta che sa di isola e di caldo.
Sa di sapori forti e di allegria.
Potete gustarla tiepida o anche fredda.
Purchè immaginiate il sole.
Dentro di voi...

(fonte ricetta: Gastronomiaycia )

Negli ingredienti viene nominata anche la mozzarella.Io non l'ho utilizzata per via dell'intolleranza di mia figlia.



Mediterranea,la pasta fredda

ingredienti:

400 gr pasta corta
2 melanzane grigliate
1 mozzarella grande
10 pomodorini ciliegia
sale

per la vinaigrette:

12 pomodori secchi
4 cucchiai di pinoli
1 cucchiaio di origano (fresco o essiccato)
1 cucchiaio di aceto di mele (o vino bianco)
foglie di basilico
olio
pepe

Mettete a bollire l'acqua per la pasta .
Prendete le melanzane grigliate e tagliatele a listerelle ,tenendo alcune fette da parte intere( questa è una ricetta ottima per recuperare delle melanzane preparate in precedenza. Se le preparate al momento, fate in questa maniera: tagliatele a fettine sottili e mettetele con una spolverata di sale a perdere la loro acqua di vegetazione per circa una mezz'ora.Sciacquatele ed asciugatele. Mettete sul fuoco una pentola antiaderente o la griglia e iniziate a cuocere le melanzane,togliendole quando iniziano a cambiare colore. A parte preparate una vinaigrette con olio,sale, pepe, origano (o menta o basilico),aglio a pezzi e aceto.mescolate e versate sulle melanzane .Fate insaporire per almeno un'ora).

In una contenitore mettete queste melanzane, la mozzarella tagliata a fettine e i pomodorini ciliegia tagliati a pezzettini piccoli.
Insaporite con un pò di sale.

Per la vinaigrette:

Tagliate a pezzetti piccoli i pomodori secchi scolati dal loro olio.
Tostate i pinoli in una padella.
versate questi pinoli sui pomodori secchi.
Aggiungete l'olio,il sale il pepe,l'origano,il basilico e l'aceto.

Scolate la pasta al dente.

Se volete mangiarla fredda:
Raffreddatela sotto l'acqua corrente e versatela nel contenitore con le melanzane arrosto. Aggiungete la vinaigrette di pomodori secchi e pinoli e mescolate bene.
fatela riposare almeno un'ora al fresco.

Per servirla:
Nel piatto mettete uno strato di melanzane arrostite con le fette intere (quelle che avevate tenuto da parte).
Aiutandovi con un coppapasta, sistemate la pasta al centro del piatto stesso.

Irrorate con un pò di olio o per i più coraggiosi con del peperoncino fortemente piccante








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