24 maggio 2017

Genius- la serie tv che non ti aspetti


Questo tizio qui è un genio:




Ve lo ricordate nei panni del timido e bravo Richie Cunningham?
Beh scordatevelo.
Gli Happy Days sono passati così come i suoi capelli. Quello che è rimasto è uno dei registi più bravi degli ultimi tempi, capace di regalarci capolavori come A Beautiful Mind e Apollo 13 (lo so, anche Rush)

Prendiamo Genius.
Aveva tutte le carte in regola per essere un polpettone.
Motivo numero uno: racconta la storia del grande Einstein.
Motivo numero due: viene trasmessa sul National Geographic che notoriamente non trasmette le vicende di Brooke e Ridge.
Motivo numero tre: Einstein sta alla fisica come Cicciolina a un sexy-shop. Vuoi mettere dieci puntate di formule su formule?

Sinceramente? Pensavo un flop.
Sinceramente? Mi sono sbagliata.


Genius ha la capacità di prenderti e incollarti al divano con l'Attak. Non ti alzi e fa niente se il nonno ha perso la dentiera, la gatta i croccantini o tua suocera il senno. Rimani lì e ascolti, assapori la vita di un genio a tratti insolente, a tratti sognatore.

Vi dico solo che la serie si apre con un amplesso dell'Einstein anziano con la sua segretaria. Altro che polpettone alla corazzata Potemkin.
Siamo arrivati alla seconda puntata.
Sotto i miei occhi sono passati gli inizi di un genio che a volte ti fa venire voglia di assestargli una pampina a cinque dita tra capo e collo per una certa faciloneria sentimentale e un'insolenza che......mizzica avessi io due briciole e tre quarti del tuo genio.

Ve lo consiglio?
Si e ci potete credere perché ve lo dice una che campa a gallette di riso e serie tv.
Credo fermamente nel Grimm, in Daenerys Targaryen, nei lupi mannari di Teen Wolf e nei maniaci scassamaroni di Criminal Minds. 
Credo pure in Frodo e Sam, anche se appartengono a un altro mondo.
Vi bastano come credenziali?


Genius va in onda ogni giovedì, in prima serata, sul National Geographic di Sky. Se avete voglia di sognare, riflettere e far funzionare le sinapsi è la serie tv giusta per voi. Il cast è stellare: dal protagonista, il premio Oscar Geoffrey Rush a Emily Watson, nei panni di Marie, seconda moglie del genio.






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22 maggio 2017

Il Bambino Bugiardo



Io non capisco la cattiva abitudine che abbiamo di tradurre i titoli dall'inglese con un unico e semplice criterio ovvero ad minkiam.
Un esempio?
Il famoso film "Tutti insieme appassionatamente" in realtà non ha una virgola in comune con il titolo originale inglese "The sound of music".
Oppure il bellissimo libro di Clara Sanchez " Il profumo delle foglie di limone" si discosta molto dall'originale spagnolo "Lo que esconde tu nombre". In questo caso poi il discorso riguarda anche la copertina italiana che evoca un bel romanzo femminil-sentimentale mentre in realtà è un thriller potente ed evocativo (come sottolineato dalla copertina iberica).
"Il bambino bugiardo"  in realtà non c'azzecca nulla con la trama del libro.  Il titolo originale è The Fire Child e, credetemi, è tutta un'altra storia sotto questo profilo.

L'ho letto in un giorno, sfidando casa, lavoro, cambio di stagione e gatta rompiscatole attaccata alle caviglie. L'ho letto girando il risotto, stirando le camicie, ascoltando una versione di greco di una figlia e la lezione sul buddhismo dell'altra, scrivendo due articoli sugli alibi mentali e giocando con suddetta gatta. Ho reso l'idea?
E' un thriller bellissimo, quello che mi ci voleva per riprendermi dal tradimento. No, non quello di mio marito (si spera😉) ma quello del mio amato Wulf Dorn e del suo ultimo romanzo. Signore della paura, che fine hai fatto?

Per comprendere la trama del Bambino Bugiardo, sedetevi, chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi qui:









Le miniere della Cornovaglia, il mare in tempesta, una donna che ha trovato l'uomo della sua vita: vedovo, affascinante, ricco, appassionato e con un bimbo incantevole. Una villa dalle infinite stanze, il profumo dell'estate di questo spicchio selvaggio d'Inghilterra. Bello vero?
All'estate subentra però l'inverno, e con esso la solitudine, la brughiera che riempie i silenzi assordanti, un marito spesso assente, un bimbo che vede e che sente "cose" e una solitudine che scende sotto quelle miniere, sotto il mare e rivela segreti inaspettati. Pagina dopo pagina si assapora, ci si spaventa, si ama, ci si distoglie...e si ritorna.

Il bambino bugiardo è una specie di LSD sensoriale. Cattura i cinque sensi e li restituisce camuffati e confusi. Ti sembra di capire ma ti accorgi che in realtà che non hai capito un bel niente. E questo è il presupposto di un thriller ben riuscito. Ti spiazza, torni indietro, rileggi e ti stupisci.

Non vi svelo altro della trama. Lo spoiler è in agguato e non potrei perdonarmelo. Vi dico solo che se siete amanti del brivido come me, questo libro non potrà non tenervi compagnia nelle lunghe giornate estive.

Sono andata a cercare qualche notizia sull'autore, S.K. Tremayne. Piccolo inciso: è l'autore de "La gemella silenziosa". Ce l'ho da mesi sul comodino, non sono andata oltre le prime trenta pagine. Non perché sia brutto il libro ma perché mi mette profondamente a disagio. Un altro indizio della bravura di questo autore che pare viva nel Devon e sia padre di due figlie. Abile scrittore, collabora con svariati magazine e diamine, lasciatemi dire, ha una fantasia che pagherei oro solo per averne la metà 😊.

Vi lascio con un consiglio.
Bibita dissetante sul tavolino, magari qualche Biscotto al limone (Qui la ricetta) e ascoltate in sottofondo "The Dream Weaver" di Peter Gundry, reperibile su Youtube.



Il bambino bugiardo
S.K.Tremayne
Editore Garzanti Libri
Collana Narratori Moderni
Anno edizione 2017
Pagine 317
Costo versione cartacea 14,47 €
Costo e-book 9,99 €



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14 aprile 2017

Il Baba Ganoush contaminato





Buona Pasqua a chi si crede Carla Cracca
e buona Pasqua a chi non si crede proprio.
Buona Pasqua a chi ha un sogno nel cassetto,
a chi lo ha realizzato,
e a chi lo ha tirato fuori,
gli ha fatto prendere un po' d'aria
e lo ha rimesso dentro.
Buona Pasqua a chi ha il cuore libero,
a chi lo ha occupato,
e a chi non lo vorrebbe proprio un cuore.

Buona Pasqua a chi sarà in compagnia
o a chi sarà solo.
Buona Pasqua a chi maledirà la dieta mancata
e a chi  "da martedì insalate e merluzzo"
Buona Pasqua a chi crede 
e Buona Pasqua a chi non lo sa se crede o no.
Buona Pasqua a me,
a voi
a chi ho amato
a chi amo e  
a chi incontrerò lungo la mia strada.





Oggi vi offro un Babaganoush, il famoso caviale di melanzane tipico della cucina mediorientale.
Questo ha una marcia in più.
E' contaminato.
Da un luogo speciale, il Punjab.
Una ricetta che offro a chi mi ha regalato una chance in più nella vita facendomi viaggiare e dicendomi, ogni volta che magari sbuffavo perché volevo stare con i miei coetanei...apri la tua mente.
Grazie Hans, so che da lassù mi guardi! 


Non sono praticante, credo in qualcosa e forse credo a modo mio, ma ci sono ricorrenze che sento molto.
Spero che la Pasqua sia un'occasione per tutti di comprendere e imparare a conoscere il diverso da noi.
Senza ghettizzarlo, senza mettergli noiose etichette addosso. E per diverso non intendo soltanto nella pelle ...ma diverso nel modo di pensare, di vestire, di amare.

La cucina è un linguaggio universale.
Il mio baba ganoush (anzi non è mio perché è di quel gran pezzo di figliolo di David Rocco) ha incontrato l'India ma anche l'Italia.
Una fusion confusion che vi conquisterà il palato.
Provatelo sul pane, come condimento per la pasta e sognate....sognate un mondo senza confini.
Senza bombe...

Buona Pasqua



BABA GANOUSH DEL PUNJAB

2 melanzane
1 cipolla piccola rossa
20 pomodorini pachino
1 cucchiaino di curcuma
1 spicchio di aglio
zenzero grattugiato
1 peperoncino fresco
1\2 cucchiaino di semi di cumino
prezzemolo o coriandolo fresco
olio sale e pepe

Prendi le tue melanzane e avvolgile nell'alluminio.
Mettile direttamente sul fornello, così, senza nessuna pentola. falle cuocere a fiamma media. Sono pronte quando riuscirai ad infilare una forchetta in tutta la melanzana.
Falle raffreddare.
Prepara un trito di aglio cipolla e peperoncino. Metti in un wok i semi di cumino e tostali velocemente. Aggiungi l'olio e il trito di ortaggi. Fai rosolare. Aggiungi i tuoi pomodorini tagliati a metà e fai ammorbidire.
Apri il cartoccio delle melanzane tiepide e togli la buccia.
Non ti preoccupare se qualche pezzetto rimane nella polpa. Contribuirà a rinforzare il sapore affumicato della melanzana. 
Metti la polpa su un tagliere e cerca di tritarla. Aggiungila nella padella (o wok) e fai rosolare. regola di sale e pepe, aggiungi la curcuma e lo zenzero. Trita il prezzemolo (o il coriandolo fresco) e mescola il tutto.
Fai intiepidire e servilo come antipasto!





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4 aprile 2017

Gli spaghetti di Favignana e la Sicilia che amo


tonno-capperi-acciughe-primi piatti-Sicilia


Un piatto è un viaggio low cost.
Senza disagi, senza bagagli da preparare o disfare in fretta.

Una ricetta è un viaggio mentale, è la tavola apparecchiata che si trasforma in una mongolfiera che accarezza leggera il cielo d'Oriente.

Un sapore è la mia mano tesa verso chi non conosco, verso un granello di sabbia diverso dal mio eppure così intimamente uguale.....

Io non lo so se questa è una ricetta tipica di Favignana. Così è narrato sui miei libri di cucina ma io, a Favignana, non ci sono mai stata.

Lasciatemi sognare però di mangiare su un piccolo tavolo sulla sabbia, immersa nella quiete dell'isola con la brezza della sera che mi scuote capelli e pensieri. 

Lasciatemi sulla Cala Rossa a caccia di improbabili farfalle e idee scomposte come un quadro di Picasso. Fatemi sognare di Ulisse e atmosfere antiche o di sole.

Venite con me, in questo improbabile viaggio alla ricerca di un po' di quel sole caldo e schietto che trovo solo in Sicilia e che trovo solo nei miei affetti che, guarda caso, sono tutti siciliani....


Spaghetti di Favignana

400 grammi spaghetti
3 scatolette di tonno sott'olio
300 grammi pomodori pachino
3 filetti di acciughe sott'olio
2 cucchiai di capperi
finocchietto selvatico
1 cipolla
1 spicchio di aglio
80 grammi mandorle
prezzemolo
burro
olio sale e pepe

Fai tostare le tue mandorle in padella e mettile in un mixer con le acciughe, le mandorle, i capperi e il tonno.
Soffriggi in una padella la cipolla e l'aglio tritati. Appena prendono colore, unisci i pomodorini a pezzetti e regola di sale, pepe e un pizzico di zucchero.
Prendi un'altra padellina e sciogli nel burro (una noce) il tuo pesto di acciughe, mandorle e tonno. Unisci le due salse, e inondale con il finocchietto selvatico e il prezzemolo tritato fai insaporire e poi, una volta pronta la pasta, falla saltare aiutandoti con un po' di acqua di cottura.
Servi ben caldo, con una spolverate di peperoncino se ti piace.








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22 marzo 2017

La frittata senza uova di Marco Bianchi

Una frittata senza uova, con una buona quantità di proteine ma senza grassi saturi? Ce l'ho.

Una frittata adatta anche alle esigenze dei vegani, vegetariani e intolleranti alle uova? Ce l'ho.



Marco Bianchi. ceci, vegan. vegetariano


O meglio, ce l'ha Marco Bianchi nel suo "Un anno in cucina con Marco Bianchi".
Il segreto? 
La farina di ceci!

Io non avevo un buon rapporto con siffatto ingrediente. La annusavo, la scrutavo e la mettevo da parte.
Finché non ho incontrato la mitica FARINATA DI CECI . L'ho cucinata, amata subito e riproposta fìno allo sfinimento.

Da lì è iniziato uno studio, un interesse che addirittura mi ha portato a lavarmi i capelli con suddetta farina.
Storcete il naso?
E' una delle ultime tendenze in fatto di bio e ritorno a quello che madre natura ci ha regalato. Un decluttering cosmetico che a me gusta 'na cifra.

La farina di ceci contiene saponine quindi, semplicemente, lava!! Provate ad addizionarla con un po' di acqua e qualche goccia di Tea Tree Oil. Il cuoio capelluto e le doppie punte vi faranno la Hola, mentre mister silicone farà le valigie, diretto nei mari del Sud.

Ma la farina di ceci nella frittata...ma dai!
Ma sarà buona?
Ma sarà gustosa?
Ma non saprà de..cecio?

L'ho provata e, ahimè, è comparso il cartello, nei vari supermercati della città, con la mia faccia con su scritto: lei non può entrare. Perché svaligiavo scaffali su scaffali di farina di ceci, lasciando i palermitani senza panelle e i liguri senza farinata.

E' buona, ve lo assicuro...anche senza niente.
Io ve la propongo nella versione di Marco, con cipolle e curry, ma in realtà potete infilarci di tutto...no, la pancetta no, è vegana la frittata, santo maiale!
Piselli, carote, broccoletti, fagiolini, asparagi, spezie e dai, quello che avete nel frigo 😉



In questo caso cipolle e curry sono il mammasantissima della frittata di ceci. Ma il curry deve essere di prima qualità e le cipolle beh, provate quelle rosse di Tropea IGP, ne vale veramente la pena. QUI trovate tutte le caratteristiche di tale vanto italico e già che ci siete fatevi un giro nel sito per vedere quante e quali prelibatezze possono essere realizzate sfruttando gli aromi e i sapori tipici della cipolla di Tropea.

Se volete leggere le linee guida per una sana alimentazione vi invito a visitare il Magazine della fondazione Umberto Veronesi , dove troverete altre ricette di Marco Bianchi.
Qui nel mio blog potete reperire alcune sue creazioni come:

Le barrette ai cereali

Le crepes senza uova

Pronti?
Dieci minuti e siete in tavola!

                                           FRITTATA di farina di CECI

1 tazza di farina di ceci 
2 tazze di acqua tiepida
sale
2 cipolle rosse di Tropea
pepe nero
1 cucchiaino raso di curry
olio extravergine d'oliva

Occorre fare due precisazioni.

La prima è relativa alle cipolle. Marco le utilizza crude nel suo impasto. Se la cosa non ti attrae per niente, cuocile prima, per circa dieci minuti, facendole stufare in poco olio e aggiungendo, mano mano, acqua fino a cottura. Falle raffreddare un po' e mettile nell'impasto.

La seconda precisazione riguarda la tazza da utilizzare. Deve avere una capienza pari a 500 ml per circa 4 persone e una padella di 24 cm.

Diluisci la farina di ceci con 2 tazze di acqua tiepida e mescola con una frusta. Io di solito utilizzo il frullatore ad immersione per essere sicura di togliere tutti i grumi della farina.
Aggiungi il sale, il pepe, il curry e un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva. Unisci le cipolle affettate finemente (crude o cotte).
Ungi con l'olio una padella antiaderente e falla scaldare. Versa la pastella di farina di ceci e cuoci all'incirca dieci minuti per lato.
Puoi anche cuocerla in forno come una comune frittata se vuoi!
Servila con un contorno a base di insalata mista (finocchi, rucola, pomodorini, lattughino, qualche oliva e una manciata di noci).



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21 marzo 2017

Libri da leggere-L'Arminuta, Donatella Di Pietrantonio

Donatella Di Pietrantonio- libri da leggere

Hai mai pensato, dopo aver letto la parola fine, che quel libro avresti voluto scriverlo tu?

Io si.
Ho letto l'Arminuta con la stessa foga con cui, a suo tempo, ho letto Harry Potter, divorando pagine, righe, punti e virgole con la stessa voracità di un animale selvatico.
Perché il romanzo di Donatella Di Pietrantonio mi ha reso selvatica...ha toccato corde che ormai giacevano silenti in quella zona d'ombra che ognuno di noi crea per poter tirare a campare. Lei ha saputo parlare al mio lato oscuro, a volte con tenerezza, altre con crudeltà. Nessuna soluzione, nessuna pietà, nessuna concessione.

Il romanzo si apre con un incipit straordinario, di quelli che nelle scuole di scrittura cercano di insegnarti ma che, nella realtà, difficilmente riescono a vedere la luce.... tranne se il tuo nome è Baricco.

"A tredici anni non conoscevo più l'altra mia madre"
Il primo colpo allo stomaco e i primi indizi.
Tredici anni, sei ancora piccola, ancora da proteggere.
Non conoscevo più l'altra mia madre...e qui il fragore di un tuono, un'anomalia, una contrazione involontaria della bocca dello stomaco.
Inizia il racconto di una bimba che viene depositata nella casa di chi l'ha partorita da parte di chi l'ha portata via un giorno per offrirle una vita migliore.
Torna al mittente, l'Arminuta, ovvero colei che torna.
Lei abituata alle attenzioni di una mamma scrupolosa, si trova catapultata in una casa dove "c'erano fratelli ovunque". Lei con il suo borsone di scarpe confuse e con una mente aperta e vivace, deve confrontarsi con la sua famiglia d'origine, con le grettezze di chi ogni giorno deve trovare il modo di campare e sfamare numerose bocche.

L'Arminuta è un crescendo di tensione, di episodi fino all'epilogo finale che non vi svelo. Geniale, secco, dritto al punto. La scrittura dell'autrice è un sasso che cade senza sbagliare traiettoria.

Non conosco la storia personale dell'autrice. So solo che ha interpretato alla perfezione il senso di sgomento che appartiene a noi, noi che siamo cresciuti senza mamma. Ho tentato molte volte di dare un nome a questa strana sensazione senza mai riuscirci,...eppure lavoro con le parole, accidenti.

"...Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. E' un vuoto persistente, che conosco ma non supero". Questo è quello che proviamo noi, privati molto, troppo presto della figura materna. Un luogo che non conosciamo....

Vi invito a leggerlo, magari nel fine settimana, con calma, per assaporarlo fino in fondo. Accendete una candela profumata, stendetevi sul divano, con accanto il vostro amico a quattro  zampe e mettete in sottofondo la colonna sonora adatta. In questo caso, ho voluto cullarmi sulle note del fado. Ascoltate un best of di Amalia Rodrigues, capace di solleticare le note più nascoste dell'anima. 


L'Arminuta
Donatella Di Pietrantonio
Ed. Einaudi- Supercoralli
pagine 162
versione cartacea/ ebook


Colonna sonora consigliata:
Best of Amalia Rodrigues





Trama (fonte ibs):

La protagonista suona a una porta sconosciuta. Le apre sua sorella Adriana,: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro perde tutto - una casa confortevole, le amiche piú care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo

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20 marzo 2017

I Fusilli in caponata...senza melanzane

I fusilli in caponata ti risolvono un pranzo in maniera veloce. Ti assicuro che nemmeno noi blogger abbiamo sempre ore e voglia di stare messe lì a spignattare come se non ci fosse un domani. A volte una ricetta di pasta che praticamente si fa da sola è la soluzione giusta ma soprattutto buona per trasformare un normale pranzo in un...mezzogiorno di fuoco.

Fusilli in caponata-pasta-primo piatto-ricetta pasta economica

Perché fusilli in caponata? Perché è una ricetta che strizza l'occhio alla caponata classica. Ne riprende sapori, consistenze e qualche ingrediente tipico, ma non ha le melanzane! E a me piace perché è semplice, non amo i primi complicati a meno che si chiamino lasagne ...


Prima di darti la ricetta, tu che mi segui da anni, ti chiederai...tutto qui? Niente chiacchiere? Niente storie? Niente pipponi?

Nossignore.
Oggi l'Emporio svolta.
A destra e a sinistra.
Ci risentiremo quasi giornalmente su queste pagine, ma non solo con le ricette e sai perché?

Il lavoro di copy e di web content writer a volte mi impegna così tanto che alla fine, due spaghi in croce sono la cena di tutta la famiglia😋
Inoltre, io stessa non cerco sempre ricette nel web e non mi interessa solo la cucina.

Un giorno cerco notizie sull'hennè (lo hai mai provato? Presto su questi schermi!!) e l'altro cerco qualche ispirazione per scegliere un libro da leggere. Il giorno dopo cerco come pulire le fughe tra una mattonella e l'altra oppure come si fa lo sgrassatore oppure come riuscire a sopportare con i rimedi naturali un raffreddore insistente.....

Insomma, di tutto un po'. Del resto, il blog è un diario e alla sottoscritta non interessa che sia visibile o meno. Che ce 'mporta? Costruisco tutto il giorno testi per il web, sto spazio lasciatemelo libero!!!!

Quindi andiamo a ruota libera. troverai quello che sperimento giornalmente, quello che penso (preparati a recensioni al fulmicotone, sai quanti prodotti ho provato che.....😡) e quello che leggo. Un salotto...un blog per signore, parafrasando il titolo di un blog che ho amato negli anni→Questo.

E ovviamente anche le mie ricette!

Buona giornata!
(hai visto che il pippone l'ho fatto comunque?)




FUSILLI IN CAPONATA

400 gr fusilli
mezza bottiglia di passata di pomodoro
due cucchiai abbondanti concentrato di pomodoro
100 gr olive  (nere o verdi)
una costa di sedano tritata
60 gr capperi in salamoia
1\2 bicchiere di aceto di vino
olio sale e pepe
1\2 tazza acqua bollente
1 cucchiaino abbondante di zucchero

Prendi una padella abbastanza capiente
Soffriggi la cipolla e il sedano tritati e, nel frattempo, trita grossolanamente la polpa delle olive. Unisci i capperi e le olive al soffritto. Aggiungi il concentrato diluito nella tazza di acqua bollente e fai rapprendere per circa due o tre minuti. Regola di sale, metti lo zucchero previsto e aggiungi la passata. Mescola e versa l'aceto.
Mantieni una fiamma media e fai asciugare il tuo sugo (non troppo però!).
Lessa i fusilli e, una volta al dente, falli saltare nel sugo.
Servi con un bel Gebbia Rosè (come consigliato da Alessandro Molinari Pradelli, autore della ricetta, che io ho modificato in alcuni punti)





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10 marzo 2017

La Crostata Vegan perfetta (anche per gli intolleranti)

vegan-vegetariano-senza glutine-senza lattosio-senza uova-crostata-marmellata

Annunciaziò! Annunciaziò!

Se vi dico che è lei dovete crederci.
Lei chi? 
La frolla vegan o adatta per intolleranti al lattosio, alle uova o addirittura al glutine (utilizzando farina apposita), che vi farà gridare: FINALMENTE!!!

Ne ho provate molte nel corso degli anni. Non sono vegana né vegetariana (anche se lentamente mi sto avvicinando a questo mondo) ma sono mediamente intollerante (più alle persone che ai cibi).

E allora vai con la frolla allo yogurt, la frolla senza questo, senza quello, senza uova...uff, mai trovata una che mi abbia fatto gridare Eccola! L'unica che nel corso degli anni mi ha dato molte soddisfazioni è QUESTA, ma ha comunque le uova! 

Finché Santo Pinterest non mi ha fatto scovare questa ricetta di crostata integrale vegana e ho deciso di provare.

E' veramente buona, morbida, gustosa e si fa in un battibaleno. Con la dose che vi do fate una crostata di circa 24 cm di diametro e un buon numero di biscottini che si sciolgono in bocca.

Questa frolla è adatta agli amici vegan e agli intolleranti. Visto che amo la precisione, devo chiarire alcuni punti.

Per noi intolleranti, la scelta delle farine o dello zucchero è libera. Possiamo utilizzare sia il bianco che quello di canna. Per le farine, se vogliamo realizzare un prodotto senza glutine, utilizziamo la farina di grano saraceno.

Se siete vegani e volete realizzare questa frolla :

-  utilizzate farina integrale, farina di tipo 1, farina integrale di grano saraceno, farina integrale di farro, kamut o riso

- il lievito  da utilizzare è il cremor tartaro, un agente lievitante naturale estratto dall'uva oppure leggere le etichette! Molte aziende stanno iniziando a produrre i propri lieviti chimici in assenza di ingredienti animali

- per lo zucchero il discorso è più complesso. A volte, nemmeno lo zucchero integrale di canna è totalmente privo di ingredienti animali. Il suo processo di raffinazione prevede, a volte, l'utilizzo di carbone proveniente da ossa animali incenerite per lo sbiancamento. Cosa fare? Consultando il sito della PETA o quello del The Vegetal Resource Group potete trovare la lista degli zuccheri di canna integrali certificati vegan.

Spero di essere stata abbastanza esaustiva. Vi fornisco la ricetta con tutte le possibili varianti degli ingredienti....provatela ne vale davvero la pena!!!


CROSTATA VEGANA  o ADATTA per INTOLLERANTI

500 gr farina (se vegani: farina integrale di frumento, farina di grano saraceno, farina integrale di riso, farina di kamut, orzo o segale)

180 g zucchero integrale di canna certificato (se intolleranti potete utilizzare zucchero di canna o zucchero bianco)

120 ml acqua naturale tiepida
120 ml olio vegetale

1 bustina di cremor tartaro ( o 2 cucchiaini abbondanti di lievito chimico se non siete vegani, se celiaci o intolleranti al glutine controllate l'etichetta)
scorza 1 limone grattugiata

marmellata per farcire

Nella planetaria metti lo zucchero e l'acqua tiepida. Aziona la frusta per qualche secondo, in modo tale da amalgamare i due ingredienti.
Versa tutti gli altri ingredienti previsti ed aziona la planetaria per pochi minuti.
Rovescia l'impasto sul piano infarinato, forma una palla con le mani e mettilo da parte (se utilizzi la farina di grano integrale potresti aver bisogno di una dose di acqua leggermente maggiore per compattare l'impasto. Aggiungine poca per volta fino al momento in cui il composto non si sbriciola più)

Accendi il forno a 180 °C statico e metti sul piano di lavoro uno stampo da 24 cm.
Dividi il tuo panetto in due metà, una leggermente più grande. Prendi quest'ultima, stendila tra due fogli di carta forno e rivesti il fondo dello stampo.

Stendi la marmellata .

Aiutandoti con un po' di farina, stendi il panetto restante e forma le strisce che andrai a posizionare delicatamente sulla superficie della tua crostata.

Con l'impasto che avanza puoi farci dei biscottini buonissimi!

Cuoci per circa 30 minuti (180 °C) e controlla bene il grado di cottura prima di tirarla fuori dal forno.

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7 marzo 2017

La Torta della Nonna per intolleranti al lattosio e spiegatemi il perché...



senza lattosio




Le forbici giganti mi inseguono.
Io cerco di scappare ma loro sono più veloci. 
Corro corro ma inciampo, inciampo e cado. Come nella miglior tradizione cinematografica.
Mi raggiungono e ........

Ecco, questo è uno dei miei incubi. La forbice che mi insegue. E sapete perché? Perché ormai sono traumatizzata dal nemico pubblico numero uno delle donne: la Parrucchiera, o hair stylist giusto per darmi un tono e fare la chic.

E mica ho torto.
Perché io, gaia e baldanzosa, entro in questo modo:


(ve lo ricordate il cugino It della famiglia Addams?)

Faccio presente alla serial killer di parrucchini...Mi raccomando, solo una spuntatina, please. 
Due,tre centimetri non di più. 
Ed esco così:


Io e lo zio Fester Addams due gocce d'acqua.

E allora ditemi :

1) Perché? Perché queste care ragazze sono nemiche della spuntatina?

2) Faccio bene ad avere gli incubi?

Santa patata, in quarantacinque anni di onorata carriera di capellona ricciona non ho mai incontrato una, ma dico una parrucchiera che mi abbia assecondato sulla spuntatina. Quando vedono la mia massa ipertricotica vengono prese da un raptus che nemmeno un derviscio rotante sarebbe all'altezza!!

Ora, detto questo, passiamo alla nostra cara torta della nonna.

Se, come me, avete oltrepassato la quarantina, ricorderete bene che la torta della nonna era tra le protagoniste del carrello di dolci al ristorante. Golosa e rassicurante come il toupet di Nonna Papera.

Oggi ve la propongo nella versione senza lattosio, adatta a chi, come me, ogni tanto (o sempre) deve affrontare una dieta per le intolleranze.

La frolla è sempre lei, la MITICA FROLLA ALL'OLIO.
E la crema pasticcera è realizzata con il latte vegetale.
Pronte?


TORTA DELLA NONNA per intolleranti

per la frolla:

400 g farina
180 g zucchero
2 cucchiaini di lievito per dolci
scorza grattugiata di un limone
2 uova
1 pizzico di sale
100/120 ml olio vegetale

per la crema:

2 uova
400 ml latte vegetale (soia, riso o avena)
130 g zucchero
vaniglia (vanillina o, meglio, essenza di vaniglia)
30 g farina

per la superficie:

50 g pinoli

Prepara la crema

Fai scaldare il latte. In un contenitore sbatti le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto omogeneo e gonfio. Aggiungi la farina, il pizzico di sale e il latte caldo. Metti sul fuoco e porta a bollore, mescolando spesso. Una volta raggiunta la corretta densità, spegni e fai raffreddare.

Prepara la frolla:

nella planetaria o sul tavolo infarinato metti la farina a fontana, pratica un buco al centro e unisci mano mano tutti gli ingredienti. Se il composto fatica ad agglomerarsi, niente paura! Unisci poche gocce d'acqua alla volta per aiutarti.

Prepara la torta:

accendi il forno statico a 180 °C.
Prendi uno stampo da 22 cm.
Dividi il tuo panetto in due.
Prendi un foglio di carta forno e stendi la prima metà dell'impasto. Rivesti il fondo della tortiera.
Riempi con la crema.
Stendi il secondo panetto di frolla e copri la superficie della torta. Ricopri con i pinoli e fai cuocere per circa 30 minuti. Prima di tirarla fuori, controlla che sia ben cotta.
Fai raffreddare e decora con lo zucchero a velo.

n.b: preparala la sera prima per gustarla il giorno dopo. Il riposo ne migliora il sapore!

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3 marzo 2017

Risotto zucca e ricotta e una marcia in più

carnaroli-ricotta-zucca


Mi stanco delle cose ovvie.
Anzi, me le faccio andar bene magari per un lungo periodo, poi faccio le valigie e le sbatto fuori casa.

Le cose ovvie.
Le frasi fatte.

Stavolta è toccata alla zucca.
Mi piace, sia chiaro.
Ne sento la nostalgia alle prime avvisaglie di primavera.
L'attendo con ansia quando settembre è alle porte carico delle promesse autunnali, stagione che amo in modo viscerale.
Ne mangio in quantità industriali durante il periodo canonico, cercando di non snaturarla mai.
Delicata è e delicata deve rimanere.

Risotti accennati con uno nonnulla (mi sento tanto Giorgione) di robiola o, quando cerco una vita spericolata, un velo di parmigiano o sbrinz.
Delicate vellutate che hanno come unica nota stonata qualche nocciola tostata qui e là.
Qualche volta provo a farla in agrodolce ma mi sembra di farle un torto.

Poi arrivo a marzo e diamine, 'sta zucca...sempre di zucca sa.
E'...come dire..ovvia.
Sempre delicata, sempre appena accennata.
E allora, sul finir della stagione, le regalo un nuovo vestito.

Non fatevi ingannare dal titolo.
Zucca e ricotta..di nuovo ovvia.
Non fermatevi alle apparenze perché dietro c'è un mondo di sapori nascosti che esplodono nel vostro palato e si fanno largo.

Tutti protagonisti, forti, accesi come la stagione che sta arrivando e..accidenti, io non sono ancora pronta.
Ho troppe maniglie dell'amore, troppi maglioni ancora da indossare, troppe mani fredde da scaldare, tanti pomeriggi da trascorrere in compagnia di una tisana bollente e un thriller glaciale come una strada svedese accanto al bosco misterioso.

Capperi.
Una piccola acciuga.
Aglio.

Sapori forti, assoluti.
La delicatezza della zucca stavolta mi è necessaria così come il suo colore.
Magari anche l'anima candida della ricotta, il più semplice dei formaggi, il più ingenuo.

Perché?
Perché è afrodisiaca e si sa, l'amore è come il beige, sta bene con tutto.
E poi mi toglie il mal di testa, o almeno ci prova.
E poi sa d'Italia, di mare e di terra.

Il riso? Vi prego, un bel Carnaroli.
Niente parboiled.
O basmati. Giuro, ho visto un risotto nostrano a base di basmati.
Please.
Non ce la posso fà!😉


RISOTTO ZUCCA e RICOTTA

400 gr riso Carnaroli
1 acciuga sottosale
1 spicchio di aglio
1 costa di sedano
2 cucchiai abbondanti di capperi
1 litro di brodo vegetale
500 gr di zucca
150 gr ricotta vaccina
vino bianco quanto basta

Prepara il brodo vegetale secondo la tua personale ricetta.
Taglia la zucca a dadini, dopo averla liberata dalla scorza.
Tria il sedano e la cipolla.
Schiaccia l'aglio.

In una padella abbastanza grande metti dell'olio e fai soffriggere dolcemente i capperi, il sedano e la cipolla tritati e l'acciuga. Fai insaporire e togli l'aglio.
Aggiungi la zucca, alza leggermente la fiamma e falla rosolare.
Scalda il vino bianco.
Versa il riso, guarda l'orologio e calcola un minuto durante il quale lo farai tostare agitando leggermente la padella.
Sfuma con il vino caldo e fai evaporare.

A questo punto inizia la cottura vera e propria aggiungendo il brodo vegetale CALDO a poco a poco.
Non affogare il riso, versa un mestolo o due di brodo e fai asciugare lentamente.
Continua fino a fine cottura.
Cinque minuti prima di spegnere il fuoco aggiungi una noce di burro, mescola e regola di sale e pepe (bianco, mi raccomando).

Versa il risotto nei piatti.
Stempera la ricotta con quel che rimane del brodo vegetale.
Devi ottenere una consistenza semicremosa.
Versa sul tuo risotto e servi con un cappero come ornamento.


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28 febbraio 2017

La crostata ricotta e confettura per intolleranti al lattosio

senza lattosio-dairy free-marmellata-ricotta-crostata-intolleranze alimentari



La cosa che mi diverte di più quando propongo ricette adatte agli intolleranti è la frase: "Ma le torte con burro, uova e latte vaccino sono migliori, non c'è paragone".

Grazie.
Ogni giorno c'è qualcuno che sale sulla cattedra e impartisce una lezione.

Magari lo sappiamo anche noi intolleranti o noi mamme di figli con qualche intolleranza.

Però cosa dobbiamo fare?
Metterci in ginocchio sui ceci e praticare l'astinenza da dolci?

Giammai, sotto questo sole c'è posto per tutti.
Anche per noi.
E non è detto che un dolce "rivisitato" sia meno buono.
Occorre semplicemente allargare i confini.
E a forza di allargare i confini...si allarga anche la mente.
Parola mia😏

Prendiamo il caso di questa crostata.
Strizza l'occhio alla famosa crostata del ghetto ebraico qui a Roma.
A proposito... diffidate delle ricette che trovate in giro, soprattutto quelle che vi raccontano di utilizzare la marmellata di ciliegie. No, no e ancora no.Visciole. In alternativa amarene. Altrimenti chiamatela come vi pare, ma non è nemmeno lontana parente di quella del forno Boccione, dove le sorelle omonime vi servono una delizia inenarrabile. Senza un sorriso eh? Ma la caratteristica di quel posto è anche la loro ruvidezza. Quasi spartane, oserei dire. L'unica ricetta che in rete si avvicina a quella reale è quella del caro Zi Piero. Pertanto, se volete imitare pericolosamente l'originale, fidatevi di lui.
E di me, visto che al forno Boccione avevo preso la residenza durante l'Università e poi ho realizzato la ricetta dello Zi Piero. Quasi uguali!

Dicevo.. la mia crostata le strizza l'occhio per un vago richiamo di sapori e accostamenti, ma poi segue una strada tutta sua. Frolla all'olio e un mix di ricotta e confettura di visciole, necessaria per avere quel quid di acido che alla fine incuriosisce il palato.

La frolla all'olio è adatta agli intolleranti al lattosio. A volte è un po' noiosa da assemblare ma basta un piccolo trucco: qualche gocciolina d'acqua per formare l'impasto. Non deve riposare in frigo ma è subito pronta all'uso e potete realizzarci anche dei biscottini rustici niente male.

Enjoy it...e non fate gli intolleranti 😉




CROSTATA RICOTTA E CONFETTURA

per la frolla:

400 gr farina (anche integrale)
2 uova
100/120 ml olio vegetale
1 pizzico di sale
2 cucchiaini di lievito
180 gr zucchero
scorza di un limone grattugiata

per il ripieno:

250 gr ricotta di pecora
1 uovo
1 cucchiaio di sambuca
5 cucchiai di zucchero
marmellata di visciole o amarene

Prepara la farcia della crostata:

Setaccia la ricotta con lo zucchero (trucchetto di una nonnina siciliana: prendi il passaverdure o un setaccio, unisci ricotta e zucchero e mescola fino a ottenere una cremina). Unisci l'uovo e la sambuca. Metti da parte.

Prendi gli ingredienti destinati alla frolla e sistemali sul piano di lavoro o in una planetaria (se decidi di utilizzare quest'ultima, metti insieme tutti gli ingredienti e impasta brevemente con il gancio K).

Disponi la farina sul tavolo, fai un buco al centro e unisci tutti gli ingredienti. Inizia a lavorare. Se l'impasto tende a sbriciolarsi, unisci poche gocce d'acqua per volta fino ad ottenere un composto omogeneo e malleabile.

Accendi il forno a 180 °C, statico.

Prendi due fogli di carta forno e stendi la tua frolla (tenendo da parte un pezzetto di impasto che ti servirà per fare le strisce).

Sistema l'impasto steso dentro lo stampo. Prendi la marmellata e versane circa 5 cucchiai sul fondo. Livellala con cura e copri con la crema di ricotta.
Stendi l'impasto rimasto e ricavane alcune strisce per decorare la tua crostata.

Cuoci nel forno caldo (180°) per circa 30 minuti.
Se la superficie tende a scurirsi, coprila con un foglio di carta forno.
Verifica la cottura della tua crostata prima di tirarla fuori.
Servila fredda decorata con zucchero a velo.






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26 febbraio 2017

Pasta alla Corleone




Per prima cosa chiedo scusa per le foto. Oh, non c'è verso non riesco a sistemarle. Le inserisco e sono perfette, le pubblico e vengono sfocate....per stavolta teniamocele così, sgrunt 😖😕😕😕

Questa è la seconda puntata della storia allegra di un piccolo vasetto di mousse alla cipolla. Un tipino fiero e volitivo che non si arrende a soste lunghe e interminabili nel frigorifero.
Oggi ha fatto un salto in un piatto di pasta.
Pasta alla Corleone...che non è una ricetta tipica siciliana ma ligure.
Misteri della geografia. Non so spiegarvi il perché né l'origine di tale ricetta in quel di Liguria. Ogni ricerca fatta dalla sottoscritta è finita nel nulla.

La ricetta è buona ed economica e può andar bene per tutti i giorni ma....
la domenica ha bisogno di una marcia in più, di un quid che le dia un accento e un brio particolari.

Il vasetto di mousse alla cipolla di Tropea (mica pizza e fichi) le regala il vestito buono, quello del giorno di festa. Ne basta un cucchiaino per far danzare i sapori. La robustezza della pancetta, l'aroma pungente delle erbe aromatiche vengono stemperati da un'inaspettata dolcezza, quella di una mousse fatta a regola d'arte dove il sapido abbraccia il dolce.....

La storia allegra di quel vasetto che non si rassegna all'oblio del frigo continua.
Se anche voi credete nelle seconde possibilità nella vita, vi invito a visitare il sito dell'azienda Delizie Vaticane di Tropea. Una realtà atipica nel panorama italiano perché fatta di persone che amano in modo viscerale il proprio lavoro e la propria terra.


Pasta alla Corleone
da una ricetta di Alessandro Molinari Pradelli

500 gr pasta
120 gr pancetta a dadini
2 spicchi d'aglio tritati
10 foglie di basilico tritate
1 cucchiaio di foglie di prezzemolo tritato
olio parmigiano

Mentre cuoce la pasta, preleva un po' di acqua di cottura e mettila da parte.
Soffriggi in poco olio la pancetta, l'aglio e le erbe aromatiche tritate.
Spegni il sugo appena avrà raggiunto un bel colore dorato.
Fai saltare la pasta nel condimento, aggiungendo eventualmente l'acqua di cottura per evitare che si asciughi troppo.
Metti la pasta nei piatti e decora con del parmigiano, un cucchiaino circa di mousse di cipolla e una spolverata di peperoncino.

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14 febbraio 2017

I pici con le molliche e la rivoluzione delle 'ntamate




pane raffermo-Toscana-pici

Bionda con occhi grigio topo.



Mediamente alta verso il basso.



Mediamente sorridente.



Mediamente malinconica.



A guardarla bene l'espressione ricordava quella di una gallina, tipo Rosita, quella del Mulino Bianco. Gli occhietti roteavano ingenui, la testa si chinava a dir di si. Al marito, al padre, alla madre, al cane, al gastroenterologo e al direttore della banca dove lavorava.
Non prestava molta cura all'abbigliamento. Grigetto con una naturale inclinazione verso lo scozzese sbiadito.
Letizia, il suo nome.

Beffa del destino.



Io la guardavo sconcertata ogni volta. Non riuscivo a capire come riuscisse a non prendere mai una decisione, un colpo di testa. Che so, un tuffo in mare il 12 di marzo. Cosi tanto per dimostrare a se stessi che la follia è un abito colorato.
Conduceva la sua vita a piccoli passetti adoranti. I figli, un maschio e una femmina, avrebbero fatto incazzare di brutto anche la Montessori. Avidi, prevaricatori. Ma lei faceva finta di nulla. E sopportava con quella schiena sempre più china, sempre più curva. Le malelingue dicevano che la gobba si accentuava al crescere delle corna che il marito puntualmente le metteva. Con la vicina ,con l'insegnante di pianoforte, con la fioraia e voci di corridoi azzardavano pure con la suocera.




Ma di questo non ho prova e non vi racconterò.



Lei sapeva?
Noi pensavamo tutte di no.
Almeno fino alla sua sparizione.
Scomparsa, cosi, di punto in bianco, dalla sera alla mattina. Volatilizzata come se non fosse mai esistita. Ad allarmarsi fu proprio il gastroenterologo. Ora, a dirla tutta, noi avevamo sempre pensato che Letizia avesse preso tale medico come il suo confessore. Ci andava ogni mese, sempre un giorno dispari e sempre con largo anticipo.  "Non si sa mai" diceva lei.

 "E' fusa "pensavamo noi.



Del resto, c'era chi aveva il personal trainer, il personal coach, lei aveva il personal gastroenterologo. Che poi era proprio "personal", visto che venimmo a sapere che durante le visite tutto le controllava tranne le condizioni della cistifellea.



Rimanemmo sconvolti.



La cara e grigia Letizia con i suoi abiti scozzesi sbiaditi in realtà era una panterona gaudente.
Non è stata più trovata.
Ora, mi piacerebbe raccontarvi che il marito e i figli si consumarono come candele al pensiero di questa mamma e moglie scomparsa.
Il simil-lutto durò tre mesi appena. I ragazzi andarono via di casa e il marito si diede alla caccia di vedove facoltose.
L'unico pensiero che mi consola è che pare l'abbiano vista a bordo di una Harley, vestita di pelle nera e borchie, avvinghiata alle spalle di un baldo giovane muscoloso.
Ciao 'ntamata!

'Ntamata è un termine palermitano che sta ad indicare una persona perennemente rintronata, addormentata, passiva. A me piace pensare che molte volte, dietro un aspetto compassato,ingenuo e rinco.... si nasconda una furia!





Oggi un piatto della mia terra semplice e buono: i pici con le molliche. Ve li propongo in una versione eretica, che si discosta dalla versione ufficiale per la presenza dell' aglio e del peperoncino.

Questa ricetta è un sistema economico e gustoso per recuperare il pane avanzato!



PICI CON LE MOLLICHE


500 grammi di pici
300 grammi di mollica di pane raffermo, secca e sbriciolata
olio
parmigiano o pecorino
aglio e peperoncino

In una casseruola soffriggere uno spicchio d'aglio e un po' di peperoncino . Aggiungete le molliche di pane e fatele tostare, rimestandole con un mestolo per evitare che si formino delle briciole piccole. Una volta cotta la pasta, versate tutto nella casseruola, aggiungete il parmigiano a fate saltare per qualche minuto.






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