La Schiacciata contaminata e gli ormoni di Bancha-san

Il confine tra la meditazione e un sano e irrefrenabile attacco di sonno è assai sottile.
Buddha se ne accorse quel giorno.Da ore era seduto in quella posizione.Scomoda,perchè anche se ti chiami Buddha e hai le orecchie oblunghe, stare per ore a sussurrare "om" nella posizione del loto non è semplice.Il sonno stava per arrivare.E lui non sapeva come sconfiggerlo.
Occorreva un'azione drastica e fruttuosa.Fulminea e chirurgica.
Si strappò le ciglia.
Il sonno se ne andò ed arrivò anche un fulmineo grido di dolore.
Le ciglia caddero a terra e come per magia nacquero delle piantine.
Le piantine del thè.
Varie,rigogliose ma...c'è sempre un ma.Mica tutte le storie hanno il "vissero felici e contenti".
La spina nel fianco di questa storia era  Bancha-san,ovvero il signor Bancha.Già il suo nome gli stava sulle scatole.Bancha ovvero comune.Perchè tutti gli altri thè erano pregiati,ricercati e lui era un semplice tè comune?
E stava lì appeso con le sue foglione grandi a veder raccolti tutti i suoi fratelli e lui niente.Aspettava.A volte fischiettando,a volte divertendosi a fare le bolle di clorofilla ,altre volte imprecando a gran voce contro i suoi fratelli.La Camelia ,sua madre ,gli diceva di aver pazienza ma lui niente.
Passò la primavera con il suo tepore,l'estate con la sua allegria.L'autunno iniziava timidamente ad affacciarsi
Un giorno  arrivò una nave dall'Italia. Bella era bella quella nave,pensava  Bancha-san mentre giocava a far le boccacce ad un bruco.
"Ma chi è quella bambola?" si chiese ad un certo punto.
Dalla passerella della nave stava scendendo un magnifico grappolo di uva Nera,bella,lucente,succosa.Sculettava a più non posso,roteando con sapienza gli acini.
 Bancha-san fischiò perchè gli ormoni,caspita, gli funzionavano a puntino.
L'Uva si fermò e lo guardò.
"Caspita che gran pezzo di thè che sei"
E gli tese la mano.
 Bancha-san guardò la Camelia madre e lei gli disse sorridendo:
"E' il tuo momento Bancha.Vai"
A braccetto e sculettando entrambi, Bancha e Uva andarono incontro al proprio destino.

La schiacciata all'uva ce l'ho nel cuore.E' un pezzo di me,una merenda buona che circolava a casa mia quando c'era l'uva "bona".Quell'uva cosi succosa,tonda e avvenente come si trova in questo periodo.
Il thè bancha lo adoro.Di raro utilizzo se non nell'alimentazione macrobiotica è un thè timido,tardivo,poco famoso.Ma basta provarlo per non abbandonarlo più.Povero di teina,quindi adatto anche ai bimbi,antiossidante,ottimo per la vista,le ossa.Gradevole di sapore,delicato.
Ho contaminato e unito le latitudini.Due prodotti tipici dell'autunno,diversi nell'origine e nel consumo....ma a volte i matrimoni riusciti sono proprio quelli sui quali non scommetteresti uno yen (tanto per rimanere in ambito nipponico).
la ricetta della schiacciata è quella di casa mia.Semplice,rustica,senza pretese.Comune,come il thè bancha!
Vaty questa è per te,per il tuo Contest...con tutto il mio affetto !



Schiacciata all'uva contaminata

per la schiacciata:

500 gr farina
1 bustina lievito di birra
3 cucchiai di zucchero
1\2 cucchiaio di sale
2 cucchiai di olio 
250|300 ml infuso di thè bancha (al posto dell acqua tradizionale)

per la superficie:

1 bel grappolo di uva nera
4 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di olio
1 cucchiaino di semi di anice


Per prima cosa prepariamo l'infuso di thè bancha. Poniamo a bollire 300 ml di acqua.Togliamo dal fuoco e mettiamo due bustine di bancha in infusione.Lasciamole stare per circa cinque minute,togliamo i filtri e facciamo intiepidire.
Su un piano di lavoro infarinato ponete la farina a fontana e tutti gli ingredienti previsti per la schiacciata. Iniziamo a lavorare il composto,unendo mano mano tutto il thè fino ad ottenere un composto omogeneo .
Facciamo lievitare per due ore.
Laviamo gli acini dell'uva,tagliamoli a metà e togliamo i semini.
Stendiamo la pasta a rettangolo e sistemiamola in una teglia ben oliata (o con carta forno).Iniziamo a sistemare sulla superficie gli acini,facendoli affondare leggermente nell'impasto.
Uniamo l'olio extravergine,lo zucchero e i semini di anice.
Cuociamo in forno caldo a 120 gradi per una mezz'ora.

ndr:
Per i non avvezzi alla mia cialtroneria dilagante,ai non "contaminati", ai "non fusion"  lascio il link della ricetta che tra quelle trovate in rete e sperimentate mi piace di più.Si,lo so,sono la loro stalker ufficiale ma ormai mi tollerano e mi sopportano!Ovviamente mi riferisco a Ornella e Paola Lazzari di Ammodomio !La stima che ho per loro non conosce limiti ormai!
La Schiacciata all'uva ammodomio



7 commenti:

  1. Stima assolutamente ricambiata!
    Ci piace molto il tuo modo di parlare di cibo,
    prendendo a pretesto una ricetta per raccontare delle storie con garbo e ironia.
    Brava!!!

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  2. Gran bel racconto e ottima ricetta! Un abbraccio, Manu

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  3. magnifico racconto...una pausa che mi ritempra nel caos del quotiduano. Ottima preparazione!!! un bacione!!!

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  4. Carissima Monica, eccomi finalmente a gustarmi questa schiacciatina dal mix storico-zen ^_^ . Perdonami ma sono stata molto presa solo ora mi sono liberata. Molto particolare questo te' bancha, frutto di quella ciglia, figlio della camelia. che poi ritrova lanima gemella nell'uva. carina questa storia.. Anche se l'om del Buddha a me sa di così comodo :-) . Davvero bella la tua contaminazione. Grazie mille stellina per aver partecipato. Mi fa Davvero tanto piacere. Ti abbraccio forte. Ps ora voglio provare questo te :-))

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  5. Un the che non conoscevo assolutamente!
    Molto particolare la tua ricetta,ti faccio un grosso in bocca al lupo per il contest!!:-)

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  6. Ciao, arrivo da te grazie al contest "Contaminazioni" al quale anch'io partecipo. Complimenti per il tuo blog, mi sono unita ai tuoi lettori e mi piacerebbe tanto che tu facessi altrettanto.
    A presto,
    Claudia
    http://lacucinadistagione.blogspot.it/

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