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11 gennaio 2018

Torta veloce al formaggio

gennaio 11, 2018 4 Comments

torta veloce al formaggio



Ci sono due ingredienti che non mancano mai nel mio frigorifero.
Il primo è la feta.
Il secondo la pasta fillo.

Si, lo so, amo da impazzire la cucina greca.
Un po' perché sono cresciuta a pane e dizionario di greco classico, un po' perché la grande sta seguendo le mie orme, un po' è colpa di Mediterraneo di Salvatores e un po' anche delle case bianche di Santorini e di quel mare antico che narra storie solo a chi sa ascoltarle...

Ormai lo sapete, per me la cucina è un viaggio low-cost. Per questo motivo mi basta a volte un sapore tipico per sognare e sentirmi proprio lì, sulla porta di una di quelle casette intenta a scendere per le ripide scale che mi portano giù al mare...

La pasta fillo e la feta sono però due amabili jolly che possono risolvervi qualsiasi empasse in cucina.
L'ospite improvviso, il dolce, la mancanza di idee per il secondo.

Questa torta è figlia di una ricetta trovata su un piccolo libro "Vegetariano e vegano" che mi viene in soccorso quando non ho idee per la testa.

Realizzarla è molto semplice. Pochi ingredienti e mezz'ora di cottura. La feta è addolcita dallo yogurt e resa interessante dall'aggiunta di erba cipollina.

Servitela tiepida o fredda.
E se vi dovesse avanzare niente paura.
Il giorno dopo è ancora meglio!




Torta al formaggio

8 fogli di pasta fillo
1 panetto di feta
2 uova
1 cucchiaio abbondante di erba cipollina
300 dl yogurt intero
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva


Scalda il forno a 180 °C.

Prepara il ripieno mescolando la feta sbriciolata, le uova, lo yogurt e l'olio.

Rivesti una teglia (tonda con diametro massimo di 22 cm) con la carta forno.

Prendi 4 fogli di carta fillo. Prendi il primo, spennellalo con poco olio e mettilo sul fondo della teglia. Prendi il secondo, appoggialo sul foglio che hai messo nello stampo, spennellalo e appoggialo sul primo. Continua così con tutti e 4 i fogli. Prendi il ripieno, mettilo al centro e copri con gli altri fogli di fillo, seguendo il procedimento che ti ho appena illustrato.

(scusa la ripetizione della parola prendi, non sono impazzita, ma così rendo meglio l'idea senza tanti giri di parole!!)

Come puoi vedere, parte della pasta fillo fuoriesce dallo stampo. Non devi far altro che ripiegarla verso il centro della teglia!

Inforna e cuoci per 30 minuti o fino a quando la torta sarà dorata.

Servi tiepida o fredda.


9 dicembre 2017

Salmone in crosta alle spezie

dicembre 09, 2017 4 Comments



Il salmone in crosta alle spezie è una ricetta che mi ha stupito per la bontà e il gusto particolare.

Facciamo le prove generali per il menù delle feste e questa ricetta la vedo bene sulla tavole della Vigilia.

La sua particolarità risiede nello stupore del palato. L'insolita crosta regala un primo approccio sensoriale noto. E' salmone, mica pollo😁

Poi arriva l'ondata di sapore che in un secondo ti fa fare il giro del mondo in una forchettata.

Chiudi gli occhi e hai davanti il Taj Mahal. 

Seconda forchettata.

Chiudi gli occhi e ti ritrovi in un souk di Marrakesh con un bicchiere di tè alla menta in mano.

Terza forchettata.

Chiudi gli occhi e ammiri la piazza Rossa e il Cremlino e ti ritrovi a pensare che forse un golfino più pesante lo potevi anche indossare.

Questo è il potere delle spezie. Un viaggio low-cost che permette di abbracciare il mondo in un comodo volo... pindarico!

Per realizzare il salmone in crosta di spezie potete anche utilizzare dei comodi filetti surgelati. Se avete intenzione di proporli nel menù delle feste vi consiglio di prepararli una prima volta nel corso di questi giorni per trovare la vostra "dimensione speziata". Io vi do delle indicazioni ma ovviamente la spezia è un gusto personale. Ad esempio io non abbondo con il cumino perché non mi piace in modo particolare, ma se voi lo gradite aumentate tranquillamente la quantità! 

SALMONE IN CROSTA ALLE SPEZIE

per due persone:

due filetti di salmone scongelati
50 g di mandorle a filetti
pangrattato 
1/2 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino di curry
1 cucchiaino di maggiorana
1 cucchiaino di zenzero in polvere
2 cucchiaini di paprika dolce o affumicata
5 cucchiai abbondanti di semi di sesamo
5 cucchiai abbondanti di semi di papavero
sale e pepe nero

Prepara il pangrattato mescolando con cura tutte le spezie e le mandorle. Regola di sale e pepe.

Ungi il tuo filetto di salmone con abbondante olio e avvolgilo nel pangrattato, facendo aderire bene la panatura con le mani. Ripeti con l'altro filetto.

Prendi un teglia e foderale con carta forno. Ungila con un filo di olio, sistema i tuoi filetti, fai un altro giro con l'olio extravergine emetti in forno caldo per circa 20/25 minuti.

Servi con insalata o patate arrosto.



25 novembre 2017

Lorraine Pascale la secca e l'insalata di pere all'aceto balsamico con speck e dressing caldo

novembre 25, 2017 2 Comments

Lorraine Pascale insalata pere pinoli aceto balsamico


Da piccola facevo una fatica incredibile a fidarmi dei cuochi magri. Cresciuta nelle cucine dei ristoranti, ero circondata da amabili chef ai quali facevo prima a saltare sopra che a girare intorno.

Belli, rubicondi, cicciottini e sempre sorridenti, erano per me la quintessenza del piacere del cibo. Se nella cucina di mio fratello faceva capolino uno chef rinsecchito, i miei occhi da bambina lo scrutavano alla ricerca della fregatura. Il ragionamento era piuttosto lineare: Sei secco, non mangi i piatti che prepari ergo.....che ce metti dentro?

Oh, sto parlando di circa quaranta anni fa , ehm, una manciata di anni fa, anzi proprio una quisquilia 😅. Sono cresciuta, è cresciuta la cultura del cibo, le cucine si sono evolute e gli chef sono sempre alla ricerca di un connubio inedito e mai scontato: gusto e salute. Quindi lo chef magro non mi desta più preoccupazioni, anzi....però c'è un'eccezione....

Questa eccezione si chiama Lorraine Pascale, ex top model, consulente di numerosi ristoranti e protagonista di alcune trasmissioni culinarie trasmesse sul Gambero Rosso Channel.

Bella è bella e brava è brava.
Però è troppo secca.
Ergo....non mangia i piatti che propone.

E' impossibile ( e uno)

Abbiamo la stessa età ma mentre a me fa ingrassare anche la camomilla post prandiale lei beh, ha le costole che salutano gli spettatori con tanto di ola.

E non è possibile ( e due)

Avete mai seguito una sua ricetta? Beh, considerate che secondo me aumenta il consumo pro-capite inglese di burro e quello spagnolo di chorizo. Il suo cibo galleggia nel fritto, nell'unto e bisunto (ciao Gabriele😏) e lei, lei è un palo vestito.

Prendete la proposta di oggi.
Io quando penso all'insalata immagino il bikini, la bilancia pesapersone e Jillian Michael che mi dice "Alza quelle chiappe".

Lorraine Pascale quando dice insalata intende burro, pancetta, brie. Capite? Due pianeti distinti.

Io ingrasso.
Lei no.

Questa insalata invernale è deliziosa ma io non ce l'ho fatta a cucinarla esattamente come ha detto la Lorraine. Ho preso spunto, ho sostituito qualcosa, e diminuito qualche dose.

Provatela, è un delizioso piatto unico, corroborante e soprattutto inedito. Giocare con il cibo aiuta a rendere speciale anche una cena dell'ultimo momento.
Basta poco, un pizzico di fantasia, gli ingredienti giusti e Lorraine Pascale.

Io però ingrasso.
Lei no 😀 

Prima di proseguire un piccolo consiglio, visto che siamo in pieno Black Friday e Cyber Monday. Se date un'occhiata in giro vi accorgerete che gli sconti riguardano un po' tutto...perché non approfittarne per un confronto tra i prezzi della luce? Sono molte le società che propongono tariffe speciali, prezzi e condizioni vantaggiose soprattutto per i nuovi clienti. Armatevi di carta e penna, cercate sul web un confronto tra i prezzi della luce e preparatevi a risparmiare!


Insalata di pere al'aceto balsamico con speck e dressing caldo

insalata mista
100 g di speck
4 pere sbucciate e tagliate a spicchi
1 cucchiaio di aceto balsamico

per il condimento:

40 g pinoli
2 cucchiai si aceto balsamico
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaio di senape

Fai soffriggere in una padella antiaderente lo speck a cubetti. Distribuisci in 4 piatti l'insalata e speck ancora caldo.

Nella stessa padella versa un giro d'olio e fai soffriggere le pere. Aggiusta di sale e pepe e sfuma con l'aceto balsamico. Fai cuocere per circa 5 minuti. le pere dovranno assumere un bel colore dorato.

Sistema le pere sull'insalata e prepara il dressing.
Fai tostare i pinoli per 3 minuti in un pentolino. Nella padella dove hai cotto le pere versa i pinoli tostati, il miele, il balsamico e la senape. Aggiungi il sale e il pepe di mulinello e fai scaldare.

Versa subito sull'insalata e servi subito.

Se vuoi e se ti piace puoi arricchire con gorgonzola o brie!

5 ottobre 2017

Le polpette di zucca e pancetta

ottobre 05, 2017 8 Comments



Le polpette di zucca mi hanno sempre ricordato gli anonimi. No, non è una coppia di Pechino Express ma quella categoria di persone che immancabilmente dimentichi dopo cinque minuti.

Buone sono buone eh (le polpette)
Affabili sono affabili eh (le persone)
però non c'è niente da fare...non hanno quel quid, quel guizzo che ti rimane impresso nelle trame dei ricordi e che ti fa dire beh adesso le cucino (le polpette), beh adesso la chiamo (la persona).

Parliamoci chiaro. A volte basta uno sguardo, una parola, un modo di dire o semplicemente un vezzo o una cadenza a rendere particolare una persona. per non parlare poi di un'idea, di un modo di fare, di qualcosa che possa fare la differenza tra lei/lui e tutti gli altri.

E non parlo soltanto di rapporti amorosi ma anche di amicizia, di rapporti di lavoro. Vi siete mai chiesti perché vi ricordate di X e non di Y? Io sempre.

E ho capito una cosa.
A me le persone piacciono "saporite" ovvero piene di entusiasmo, di idee, di voglia di vivere. Ma anche cazzute. A una gatta morta che va d'accordo con tutti preferisco l'amica che mi fa le pulci per ogni cosa. Questione di carattere. Al collega che mi offre un caffè e mi informa del tempo nel week-end preferisco quello che mi parla della forma dell'acqua.

Alle polpette di zucca anonime, quasi un po' dolciastre, preferisco quelle dove il brie incontra la pancetta, la paprika e l'aglio. Alla ricetta di polpette di zucca con la solita provoletta incerata del supermercato preferisco quella che al primo boccone mi piglia a schiaffi il palato.

Ecco, se anche voi amate il carattere del brie addolcito dal tocco vellutato della zucca, questa è la ricetta giusta per voi. Se non amate questo formaggio, sostituitelo con un altro che vi piace.

L'importante è che non sia anonimo!



Polpette di zucca e pancetta


200 g di polpa di zucca
200 g di formaggio brie
1 uovo
50 g pancetta dolce
100 g pangrattato
2 cucchiaini rasi di paprika affumicata o dolce
2 pizzichi di aglio in polvere
olio e sale

Taglia la zucca a julienne e cospargila di sale grosso. Lasciala riposare per circa 30 minuti, sciacquala e tampona l'acqua in eccesso.

Prendi un mixer e nel contenitore metti: la zucca, il formaggio a pezzi, l'uovo, il sale e il pepe. Aggiungi 2 cucchiai di pangrattato e inizia a tritare, poco alla volta. Se ti sembra che l'impasto sia troppo morbido, aggiungi dell'altro pangrattato. Unisci la paprika, l'aglio e la pancetta sminuzzata. Copri e passa in frigo per circa un'ora.

Forma delle palline leggermente schiacciate, passale nel pangrattato e disponile su una teglia rivestita di carta forno. Condisci con dell'olio extravergine d'oliva e passa in forno a 200 °C per circa 20 minuti. Servile calde .

12 settembre 2017

Le polpette di ceci, sesamo e limone e anche le foodblogger sbagliano ^_^

settembre 12, 2017 6 Comments

polpette, ceci, secondi, legumi

Bella scoperta le polpette di ceci. 
Buone, semplici e soprattutto mi sono riuscite.
Ho trovato la ricetta perfetta!

Avevo già provato altre volte a realizzare le polpette con i legumi. Oh, è stato un attimo: dalla padella alla pattumiera senza passare dal via.

Vi sembra strano? Fidatevi, anche noi foodblogger (noi? chi?) realizziamo ciofeche al ritmo di una, due alla settimana.
Solo che non ve lo diciamo.

E' un po' come le foto.
Voi vedete un angolo di paradiso più o meno realizzato con cura, lindo, ordinato, bianco. Piatti immacolati, cibo sistemato con l'attenzione di un amanuense.

Il bello sarebbe fotografare il resto della stanza.
Pentole, bicchieri sono lì da ieri...no, questa era la sigla dei Cesaroni, ve li ricordate?

Però rende l'idea.
A destra la gatta che tenta di rubare una polpetta o quanto meno di rovinare il set per puro spirito vendicativo, il sugo sul fuoco ha deciso di sganciare un attacco nucleare nei confronti della cappa appena lucidata. Una figlia è infilata nel mobile della cucina alla ricerca della merenda perduta, l'altra parla con un non precisato antenato greco in cerca dell'ispirazione per tradurre una versione.

E in mezzo c'è la foodblogger farlocca (ossia io) che tenta di realizzare una misera foto in mezzo a quella bolgia infernale che Dante, vista la scena, ha girato le poetiche terga bofonchiando che l'Inferno non è più quello di una volta.

Ecco, ho reso l'idea?😊

Ora vi dovrei raccontare delle proprietà nutritive dei ceci ma non ci penso proprio. Chi sono io per snocciolarvi concetti appresi un po' qui un po' lì?

Basta cercarli su Google..ma attenzione ricordatevi che per mestiere faccio la ghost writer. Magari vi capita di imbattervi in un testo scritto proprio dalla sottoscritta😁

Un'ultima cosa: questa fantastica ricetta l'ho presa su Fiorfiore in cucina, mensile della Coop!


Polpette di ceci, limone e sesamo

240 grammi di ceci lessati
1 uovo
1 mazzetto di prezzemolo
1 spicchio di aglio
1 limone
50 grammi semi sesamo
pangrattato
1/1 cucchiaino di paprika affumicata (facoltativa)
sale pepe olio

Prendi una padella antiaderente.
Tosta per tre minuti circa di semi di sesamo, facendo attenzione a non bruciarli.
Versali nel mixer con un filo di extravergine e una presa di sale.
Tritali molto finemente fino a ottenere una cremina oleosa.
Aggiungi, sempre nel mixer, i ceci, l'aglio, il prezzemolo, l'uovo, un po' di sale, il pepe, la paprika se ti piace e il succo del limone.
Frulla fino a ottenere une purea densa ma soprattutto omogenea.
Aggiungi il pangrattato e avvia di nuovo le lame per almeno un minuto.
Fai riposare al fresco (io l'ho tenuto in frigo per circa trenta minuti).
Scalda l'olio per friggere in padella.
Aiutandoti con un cucchiaio se il composto è troppo morbido, forma delle polpette che farai cuocere fino a doratura.

25 novembre 2016

La Frittata d'o Re Lazzarone

novembre 25, 2016 4 Comments
frittata-peperoni-zucchine-cipolle-patate

La frittata d'o Re Lazzarone è un tuffo nella storia.
Non so voi ma io adoro le frittate ma immancabilmente...mi dimentico di cucinarle.
In settimana una sbirciatina da Luciano mi ha ricordato che da tempo immemorabile volevo cimentarmi nella preparazione di questo meraviglioso secondo.

Il re Lazzarone mi è proprio simpatico.
Immagino la figura di Ferdinando I di Borbone che si aggira insofferente tra i clichè di corte e le sottane raffinate delle nobildonne. Uno spirito libero, amante del buon vino, del buon cibo e perché no, anche del buon sesso. Memorabili le sue scorribande a caccia di popolane formose e veraci così come le sue incursioni a Portici in cerca del cibo vero, che molte volte amava preparare con le sue stessi mani.
Un sovrano atipico, amato dal popolo, giocherellone e burlone.
Il re Lazzarone.



Questa la frittata inventata da lui, amante degli ortaggi e dei sapori veri e non artefatti.
Io ve la ripropongo pari pari a quella trovata nel blog di Luciano.




 La Frittata d'o Re Lazzarone

1/2 kg di patate
4 zucchine piccole
4 peperoni
2 cipolle
5 uova
2 spicchi di aglio
4 cucchiai di farina addizionata a 4 cucchiai di parmigiano o pecorino
sale 

Lava e taglia a pezzetti regolari tutti gli ortaggi.
Tienili separati.
Inizia con il scaldare dell'olio in una padella. Inizia a soffriggere la cipolla e falle rosolare per circa dieci minuti. Salarle e tenerle al caldo. Aggiungere un pò di olio e iniziare a rosolare lo spicchio d'aglio. Toglierlo e unire le zucchine. farle rosolare e unire 1/2 bicchiere di acqua. Una volta cotte, aggiustale di sale e mettile insieme alle cipolle. Fai stufare le falde di peperone e aggiungi anche stavolta 1/2 bicchiere di acqua. Portale a cottura e uniscile agli altri ortaggi. Rosola infine le patate (ovviamente aggiungi sempre l'olio mancante) a fiamma abbastanza alta. Alla fine, dopo aver aggiunto anche la patate, aggiusta di sale e pepe l'insieme degli ortaggi e metti da parte.
Sbatti le uova con la farina addizionata con il formaggio, aggiungi sale e pepe. Nella padella dove hai cotto le verdure, aggiungi dell'olio, fallo scaldare e versa le uova sbattute. Falle rapprendere e poi sulla superficie versa gli ortaggi e ripiega su di loro un lembo della frittata stessa. Abbassa la fiamma, metti un coperchio e porta la cottura al termine. La frittata dovrà essere morbida e spugnosa.




17 agosto 2016

Il Chili di Jamie e giù le mani dalla mia privacy!!!

agosto 17, 2016 4 Comments



Videochiamate, skype, webcam.
E non basta.
Pochi giorni fa la notizia che presto sarà messa sul mercato un app che consentirà ovunque, comunque e a chiunque al costo della sola connessione, di telefonare guardando in faccia il proprio interlocutore
Io non ci sto
Io non voglio che qualcuno mi veda perché…
Rivendico il mio diritto di rispondere al telefono con il viso bianco per la maschera al cetriolo del Madagascar
Oppure con i bigodini.
Rivendico il diritto di rispondere struccata, spossata e stressata
Rivendico il diritto di parlare al telefono divorando tre etti e mezzo di patatine facendo finta  con chi sto parlando al telefono che siano foglie di insalata particolarmente croccanti.
Rivendico il diritto di fare boccacce e corna di ordinanza al mio interlocutore se non particolarmente gradito, nascosta da una cornetta e dal buio dell’etere.
Rivendico il diritto di nascondere il rossore che deriva da una telefonata attesa, desiderata, sognata.
Rivendico il diritto di parlare al telefono con i mutandoni della nonna o vestita come Madonna nel video “Material Girl”
Rivendico il diritto di parlare seduta, sdraiata o mentre faccio la verticale.
Rivendico il diritto di parlare al telefono e lucidare i rubinetti o girare il minestrone, senza dovermi preoccupare di porgere il mio lato migliore allo schermo del cellulare

Rivendico il diritto del mistero…anche durante una telefonata.
Perché guardarsi necessariamente negli occhi?
Perché non immaginare, pensare, fantasticare?
Io la videochiamata la tollero solo se chiama il lontano parente dall’Uzbekistan.


Chili d’estate?
Ebbene si e per delle ottime ragioni.
La prima è che questa è un’estate strana dal punto di vista meteorologico, è un’estate che chiama l’anguria a pranzo e la bagna cauda a cena.
E poi questo è un chili si cucina da solo, vi risolve il problema della cena in due e più due quattro e vi fa fare delle scarpette che ve le sognerete fino al cenone di Capodanno.
Basta avere l’accortezza di prepararlo a pranzo per gustarlo a cena,leggermente tiepido.
Come potete vedere dalle foto l’ho lasciato particolarmente liquido proprio per il fattore scarpetta.,
Voi regolatevi come meglio pensate.
Procuratevi solo pane.
Tanto pane.
E non dite che non vi avevo avvertito
E’ una versione spuria, il vero chili ha i pezzi di carne ..qui troverete la carne macinata per comodità.
Jamie usa i peperoni già grigliati.
Io vi propongo la mia versione, non avevo voglia di grigliarli a parte.





IL CHILI DI JAMIE

500 grammi di macinato di carne
400 grammi di fagioli rossi lessati
2 peperoncini freschi
4 spicchi di aglio
1 mazzo di prezzemolo
2 carote
1 cucchiaino di paprika (dolce o affumicata)
3 peperoni ridotti a dadini
2 cipollotti
1 cucchiaino di semi di cumino
800 grammi di pelati
1 stecca di cannella

Sbucciare e tritare insieme aglio, cipollotti, prezzemolo e peperoncini.
Soffriggerli in una casseruola con dell’olio e continuare la cottura a fuoco basso per circa 10 minuti (eventualmente aggiungete un po’ d’acqua per non far bruciare il soffritto)
Aggiungere le carote tritate insieme alla stecca di cannella e metà dei semi di cumino.
Cuocere per altri cinque minuti
Aggiungere i dadini di peperone e far insaporire.
Unire la carne e fatele prendere colore girandola spesso.
Unite i pelati (se volete potete anche passarli), prendete un barattolo dei pelati vuoto, riempitelo d’acqua e versatelo sulla carne.
Abbassate la fiamma, coprite e fate cuocere per circa un’ora e un quarto, un ‘ora e mezzo. Se necessario aggiungete altra acqua
Cinque minuti prima della fine della cottura aggiungete i fagioli, i semi di cumino rimasti, aggiustate di sale e di pepe.
Spegnete  e fate riposare.

Servite con un bel giro d’olio e del prezzemolo tritato


17 giugno 2016

La feta saganaki e Etelberto, come chi è Etelberto?

giugno 17, 2016 13 Comments





Lo conoscete il turista Etelberto?
Io si.
Ne conosco tanti.
Etelberto è quel turista che torna dalla vacanza,magari in Grecia (tanto per rimanere in tema con la ricetta) e ti dice:
“No, sai, sono stato bene .Bei postibelmarebeimonumenti  MA…
Eccolo il MA che fa la differenza.
Ma si mangia male.
O poffarbacco.
In Grecia?
E cosa hai assaggiato di cosi disgustoso da riportarti in valigia insieme alla sabbia nelle mutande e al Partenone in miniatura?
La moussaka, la salsa tzatziki?
L’halloumi?
No, ho assaggiato gli spaghetti alla bolognese e i maccaroni-cheese.
Ora,aspettate per prima cosa cerco di dissociarmi dalla parte becera di me stessa che assaggerebbe anche le gambe del tavolo condite dal wasabi…
Ecco, mi sono dissociata .
Però no, non funziona.
Non capisco.
Cercare i piatti della propria tradizione culinaria in altre terre è un po’ come cercare un po’ d’acqua santa a casa del diavolo.
Ci vuole coraggio, sprezzo del pericolo (fattela fare una bolognese come si deve da un cuoco, che ne so io, dello Sri Lanka) e totale assenza di curiosità.
Un popolo, una terra da visitare la si comprende anche da un piatto tipico, da un modo diverso di cucinare ingredienti usuali.
Nel caso della Grecia poi ci vuol coraggio a non riuscire a trovare un piatto che non soddisfi il palato.
Tolta l’assenza della pasta per il resto è un trionfo di colori e sapori mediterranei.
Della cucina greca adoro soprattutto i mezedes, gli antipasti… che poi sono talmente carichi di sapore e talmente vari da costituire a volte un pasto completo.
Prendete ad esempio questo piatto.
Saganaki, dal nome turco della padella di rame dove veniva fritto qualsiasi tipo di formaggio: halloumi, katzera, formaella ,batzos. Condizione essenziale: un formaggio che non si sciolga durante la cottura.
Il saganaki (quando si trova soltanto questa dicitura ci si riferisce al formaggio) viene poi accompagnato dopo la cottura dal miele, limone o ouzo.
Il saganaki però può riguardare anche i gamberi, le cozze.
Insomma, per tornare al discorso del turista Etelberto, non mangi il formaggio?
Puoi “saganakare” il pesce, vuoi mettere?
Ora veniamo alle dolenti note.
Come riproporre questo piatto sulle nostre tavole?
I formaggi tradizionali greci qui si riducono ad un solo nome imperante: feta.
E di un solo tipo, accidenti.
In Grecia la feta è una declinazione di varianti.
Nella mia ricerca compulsiva mi imbatto tempo fa in un blog bellissimo.
Un blog che è diventato la mia bibbia per la cucina greca.
Insieme al mitico: Souvlaki for the soul
E trovo il paradiso.

La feta saganaki si può riprodurre anche da noi.
Basta qualche piccolo accorgimento.
Quale il mettere la feta per quindici minuti (anche trenta) nel freezer.
E preparare una tempura bella ghiacciata.
Il risultato? Spettacolare e talmente vicino all’originale greco che al primo morso parte il sirtaki e Zeus vi passa accanto sorseggiando un bicchierino di ouzo.
Non vi piace la feta?
Niente scuse.
Acchiappate al banco gastronomia del quartirolo lombardo.
E’ la morte sua.
Anche se non sentirete il sirtaki.
Al massimo O mia bela madunina.

Ma noi italiani sappiamo ben accontentarci non trovate?



FETA SAGANAKI 

1 panetto di feta
100 grammi di farina
1 uovo
200 millilitri di acqua ghiacciata frizzante
Olio per friggere

Togli la feta dall 'involucro e falla scolare per circa dieci minuti.
Tagliala in circa sei pezzi , in questa maniera:


Avvolgi ciascun pezzo in carta stagnola e mettilo nel freezer per circa 15-30 minuti (il mio freezer ha deciso di rallentare i ritmi e fumarsi un sigaro grattandosi la pancia,quindici minuti son pochi per me per avere un panetto bello ghiacciato, tu regolati in base a quello che hai a casa).
Prepara la tempura (ricordati: l’acqua deve essere FRIZZANTE e GHIACCIATA).
Sbatti l’uovo con l’acqua frizzante, aggiungi lentamente la farina cercando di non fare grumi .
Prepara l’olio, fallo scaldare bene.
Prendi i pezzi di feta dal freezer.
Immergili nella pastella, friggili e servili, dopo averli scolati dall’olio in eccesso.
Servi con del limone ,miele e buon appetito!

23 maggio 2016

Croque-cake veloce al prosciutto e ultima parte del manuale della casalinga perfetta. Astenersi timorate di Dio ;-)

maggio 23, 2016 8 Comments


Riassunto delle precedenti puntate:

Dorotea.
Penso alla nostra casalinga perfetta e me la immagino cosi, con questo nome. Mora o bionda non ha importanza. L'importante è che ci sia l'immancabile filo di perle coltivate, un tocco di rossetto e i capelli ben sistemati...anche se una piccola ciocca inizia un percorso invisibile tutto suo. Ciocca dissidente, non ne vuol sapere di tornare tra i ranghi...
La vedete la prima gocciolina di sudore che le imperla il labbro superiore? La nostra eroina ha il suo bel da fare in vista del rientro di sua maestà. Quindici minuti prima scatta il countdown. Deve dare un'ultima passata alla polvere,infilarsi un nastro tra i capelli, mettersi il rossetto, andare  a tagliare la legna per accendere il fuoco perchè hai visto mai che sua Altezza torna a casa e sente un leggero brividino che gli scende nelle molto onorevoli terga......e non solo.....con un invidiabile senso materno ha dato una passata sul gas ai ragazzini perchè non sia mai che il re Sole torna e sente un pur flebile vocina da parte di quei plebei dei suoi figli.

La vedete un filino affannata su quel divano? Bene procediamo.


Il giorno è giunto. La traduzione è pronta. Astenersi timorate di Dio.
La nostra aspirante casalinga perfetta Dorotea è arrivata quasi sulla soglia della camera da letto. Un pò affannata,un pò sfatta, il rossetto un vago ricordo, il filo di perle penzola desolato.......ma bisogna arrivare fino in fondo...

Regola numero otto:
" Sebbene l'igiene femminile sia importante, non fate aspettare vostro marito davanti il bagno. E' stanco, a lui per primo l'entrata. Tuttavia assicuratevi che il vostro aspetto sia meraviglioso prima di andare a letto. Se la vostra routine di bellezza prevede bigodini e maschere, fatelo addormentare prima.  Potrebbe spaventarsi."
Io non nego che trovarsi di fronte, al posto della propria moglie, una specie di Hulk con le fette di cetriolo sugli occhi possa essere una esperienza tipo "incontri ravvicinati del terzo tipo", però....se a questa malcapitata dovesse capitare una cistite fulminante con tanto di corse in bagno a fare plin plin, ecco sorgere un gigantesco problema.
O la casa è dotata di un secondo servizio altrimenti non resta altro che il vasino a forma di paperella dei bambini. Sua maestà in bagno, sul suo trono , non può essere disturbato.

Regola numero nove:
"Ricordate i vostri VOTI matrimoniali e  l'obbligo di obbedirgli. Nel caso in cui avesse sonno. fatelo dormire e non stimolate in lui nessuna reazione ...sessuale"
Quindi se la nostra casalinga una sera volesse trasformarsi in Dorotea, la pantera di Maratea, le deve dire pure bene. Sua Maestà deve essere ben consenziente a cedere alle lusinghe di suddetta pantera. Nel caso in cui però gli dovesse calare la palpebra ( oltre agli attributi) la pantera dovrebbe prontamente trasformarsi in un bradipo sbadigliante. Questione di voti e di obbedienza mie care.

Regola numero dieci
"Se invece LUI dovesse suggerire l'accoppiamento accettate con umiltà, tenendo bene a mente che il suo piacere è più importante del vostro..magari aiutatelo con un piccolo gemito, cosi farà più in fretta"
Ma non avevano inventato il Viagra per rendere l'incontro amoroso come i Rotoloni Regina  "che non finiscono mai"??
E invece un piccolo "oh" piazzato ad effetto così ci leviamo il dente e il dolore...mi sovviene il pensiero che st' Altezza reale non sia poi tutto sto vulcano in eruzione ^_^

Regola numero undici:
"Se vostro marito vi propone qualche pratica non convenzionale, voi attuatela. Il vostro dissenso lo dimostrerete con la rassegnazione e il silenzio e la mancanza di entusiasmo.
Terminato il tutto andate a rinfrescarvi ,a sistemarvi i capelli e fate in maniera tale da potervi risvegliare prima di lui e attendete l'apertura dei suoi occhi facendovi trovare con il thè in mano"
Dorotea come Mahatma Gandhi. La resistenza passiva, la non reazione.
Se sua Altezza Serenissima prevede un amplesso con la variante che vede la nostra Dorotea con le dita infilate nella presa della corrente, lei deve dire di si.
Se sua Altezza Serenissima prevede un rendez-vous sospesi sulle liane vestiti come Tarzan e Jane in pieno gennaio, lei deve dire di si.
Basta non fare quel piccolo" oh" di cui parlavamo sopra. L'unico cenno di vita della nostra casalinga.

Stiamo per lasciare la nostra Dorotea. Ci ha accompagnato in queste settimane nella sua ricerca di un rapporto perfetto, senza pecche, senza grinze.
Lei, insieme a noi, alle prese con questo maledetto manuale, datato anni 60.
Ci vorrebbe un finale ad effetto.
Un finale in cui Dorotea, mentre assolve ai VOTI matrimoniali, in realtà sogna il suo toy-boy tutto muscoli con cui giocherà mentre sua Altezza Serenissima sarà alle prese con il suo stancante lavoro;
oppure un finale in cui la nostra eroina si alza di scatto, butta nel camino il manuale e manda sua Altezza reale a farsi inchiappettare dal diavolo nei giorni liberi (frase che adoro, rende bene l'idea, presa a prestito da uno dei miei autori preferiti Diego da Silva.....)
Ma forse sarebbe un'utopia. Perchè ognuna di noi conosce almeno una Dorotea.  Perchè la sottomissione femminile non è un vagheggiamento , è reale, è tangibile. Sembra zucchero filato, leggero, impalpabile,  evanescente. Ma come lo zucchero filato è reale, c'è ,esiste. Come esiste ed è innato  il desiderio di far funzionare un rapporto a tutti i costi e come è innato il desiderio femminile di essere irreprensibile e perfetta. La maggior parte di noi però con raziocinio e cuore si ferma.
Le Dorotee vanno avanti invece, insistono. Piccoli fantasmi svolazzanti accanto ad un uomo che manco le vede.
Ecco, questo è stato un piccolo viaggio per ricordare a me stessa e magari anche a voi queste piccole, assurde, ma presenti realtà.

Ciao Dorotea!


Oggi ricetta veloce ma tanto utile.
Avete presente quel benedetto pane per tramezzini, quello bianco, senza crosta?
Ecco, io vorrei conoscere l’ideatore del packaging perché vorrei stringergli cordialmente la mano .
Per poi dargli un’astratta testata per l’assurdità della confezione.
Provate a tirar fuori solo una fetta di tale pane.
Io immancabilmente o rompo la fetta o rompo la confezione.
E una volta rotta la plastica il pane in due nanosecondi saluta il mondo dei vivi per farsi traghettare da Caronte nel mondo dei cibi che furono.
E allora, visto che buttare è una cosa che mi fa agitare le sinapsi, ben vengano queste ricette, a volte cosi essenziali da sembrare quasi stupide..ma che ci vengono cosi in aiuto nella vita domestica di tutti i giorni.




Croque-cake al prosciutto

1 confezione di pane per tramezzini bianco
150 grammi di prosciutto cotto
100 grammi di emmenthal o altro formaggio a piacere
3 uova
1 pizzico di sale
1 pizzico di pepe
150 millilitri di latte
Noce moscata

Mescola le uova con il sale ,il pepe e il latte e la noce moscata.
In una teglia rettangolare disponete il primo strato di pane per tramezzini, unite il prosciutto e il formaggio.
Forma un altro strato e continua cosi fino ad esaurimento degli ingredienti stessi.
Versa sul composto ottenuto il mix di uova e latte.
Poni in forno caldo a 180 gradi per circa mezz’ora.
Fai raffreddare leggermente e servi in tavola.

13 aprile 2016

Pitta salata con carciofi e caro dottor Morelli..

aprile 13, 2016 17 Comments

Dottor Morelli
io c'ho provato.
Lo sa che io e lei non abbiamo avuto un buon rapporto nel corso degli anni. La sottoscritta considera la psicologia una cosa molto seria che non può essere oggetto di spettacolo, di ospitate. Non può essere ridotta a un "prendi la vita nelle tua mani e vai".

Prima di prendere la vita nelle mie mani la mattina devo, in ordine sparso:
cercare gli occhiali sul comodino, alzarmi e iniziare a correre che manco Bolt alle Olimpiadi...due ragazze da preparare in un'ora scarsa.
Dopo il lancio del giavellotto alias bimba piccola davanti alla sua scuola, parte la seconda parte del piano: la mezz'ora di ellittica perchè sa l'età aumenta e i fianchi s'allargano che è una meraviglia. Prima che la forza di gravità sia completamente padrona di tette e chiappe devo darmi da fare. Poi c'è la spesa ,la corsa a casa, lo spavento che segue l'apertura della porta di casa "o Madonna, sò entrati i ladri". No, non sono entrati i ladri, semplicemente son passata io prima di uscire....
E poi sistema, prepara qualche recensione, pensa a qualche post cazzarone e poi ok, prendo la vita nelle mie mani. No, dottò aspetti, non posso , è mezzogiorno passato ,devo uscire e riacciuffare una delle figlie, l’altra ormai è indipendente.
Rientro e il pomeriggio passa tra il mio amato corso di russo, un piatto da lavare, e una serie di impegni fitti come una catenella all'uncinetto. Io, Morè, alle dieci di sera non sogno di prendere la mia vita in mano.
Sogno il letto.
Però mi è capitato di dover recensire un suo libro. E mi ha colpito una pagina sul mal di testa. Io sono un'emicranica cronica che piglia pasticconi assurdi per farsela passare. Lei asseriva che basta parlargli al dolore per farlo passare. Beh,dottò, io c'ho provato. Per  evitare di prendere i miei triptani...beh,potrei anche ballare la lap -dance al centro del paese ^_^
Io mi sono seduta. Io ho parlato alla mia emicrania. prima a bassa voce, poi un pò più forte. Ma quella niente dottò.
Poi ho urlato. Ma il dolore era ancora lì.

Dottor Morelli, ma a lei gliel'hanno mai detto che le emicranie sono sorde?

Oggi ricetta salata.
Strano vederne una in queste pagine.
E’ una pitta, quindi semplice pasta di pane farcita.
Buona si, nemica dei fianchi altrettanto, nonché della ritenzione idrica.
Ma questo è un blog diversamente magro.
Non ce ne importa un fico secco.
Unica raccomandazione: stendetela più sottile della sottoscritta.
Cresce  molto in cottura.

(da una rivisitazione di una ricetta vecchia di “Sale e Pepe”)
Pitta salata con carciofi

300 grammi di pasta da pane già lievitata
1 mazzo di cipollotti
8 carciofi
100 grammi di olive
1 peperoncino
1 mazzo di rucola
Pangrattato
olio extravergine d’oliva

Per la pasta di pane utilizza la ricetta che preferisci (la mia è:500 grammi di farina-1 cubetto di lievito di birra-1 cucchiaio di zucchero-1/2 cucchiaio di sale-acqua quanto basta-1 giro di olio. Impasto e lascio lievitare fino al raddoppio)
Togli le foglie più dure ai carciofi,tagliali a metà, togli il fieno interno.
Tagliali a spicchi e mettili in acqua e limone.
Taglia sottili i cipollotti.
Falli saltare in padella con olio e peperoncino.
Aggiungi il sale.
Unisci i carciofi e falli cuocere per una decina di minuti (unisci dell’acqua calda se si dovessero asciugare troppo)
Unisci le olive tagliate a rondelle e la rucola spezzettata.
In un padellino tosta 4 cucchiai di pangrattato con 1 cucchiaio di olio.
Prendi la tua pasta di pane e dividila in due.
Stendi una di queste parti in una sfoglia molto sottile e mettila in una teglia unta d’0olio.
Cospargi la sua superficie con il pangrattato tostato.
Riempila con i carciofi.
Stendi altrettanto sottilmente la seconda parte dell’impasto.
Appoggiala sopra il ripieno di carciofi e sigilla bene i bordi della tua torta.
Cuoci in forno caldo a 200 gradi per circa 30 minuti.

Falla riposare prima di servirla