Visualizzazione post con etichetta Zuppe e minestre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Zuppe e minestre. Mostra tutti i post

6 dicembre 2017

La zuppa di lenticchie delle Mauritius|Mauritian Lentils Soup

dicembre 06, 2017 10 Comments
lenticchie zuppa legumi


La zuppa di legumi è il mio sogno segreto quando sono fuori e fa freddo. Non so a voi, ma a me scalda cuore, cervello e sentimenti..

Sarà la parte del Dna umbro-toscano, sarà che adoro le zuppe e le minestre calde, ma per me rimangono il comfort food invernale preferito.

Secondo la mia dottoressa nonché cara amica, se vuoi approfittare delle mille proprietà benefiche di fagioli, lenticchie & co., devi inserirli nella dieta tre volte a settimana.

E va bene per la prima settimana, va bene per la seconda ma la terza, da buona buongustaia seriale, ho bisogno di provare nuove ricette che abbiano come protagonisti i legumi.

E allora il mondo diventa la mia enciclopedia nonché il territorio di caccia. Stavolta è toccato alle Mauritius.

Avreste mai pensato che in questo angolo di paradiso terrestre fanno una zuppa di lenticchie che non ha niente da invidiare alle nostrane?

Questo lo scenario:




Questa la zuppa:


Buona, speziata, calda e profumata. Un mix di spezie esotiche facilmente reperibili e un pizzico di pazienza ( a meno che non decidiate di utilizzare le lenticchie precotte).

Potete accompagnarla con fette di pane tostato o riso basmati. A voi la scelta!

Mauritian Lentils Soup 

200 g lenticchie
1 cipolla piccola
1 grosso pomodoro
1 cucchiaio abbondante di doppio concentrato di pomodoro
1 mazzo di prezzemolo o coriandolo
4 foglioline di timo
1 peperoncino
1 cucchiaino di erba cipollina
1/2 cucchiaio di radice di zenzero tritata
1 spicchio di aglio
1 cucchiaino di curry in polvere
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di curcuma
sale pepe
1 l brodo vegetale


Cuoci le lenticchie precedentemente ammollate in una pentola per circa 35 minuti. Scolale e mettile da parte.

Trita aglio e cipolla e mettili a soffriggere in una pentola con qualche cucchiaio d'olio. Aggiungi lo zenzero, il curry, la curcuma, il timo,  il prezzemolo tritato, il cumino e il peperoncino.

Fai cuocere per qualche minuto facendo attenzione che le spezie non si brucino. Aggiungi il pomodoro a pezzi, il concentrato di pomodoro e un bicchiere di brodo vegetale. Mescola e aggiungi il restante brodo. Unisci le lenticchie, aggiusta di sale e pepe e aggiungi le lenticchie. Porta a bollore e fai cuocere fino al restringimento della zuppa.

Metti nei piatti, condisci con un giro d'olio extravergine e l'erba cipollina. Accompagna con pane o riso basmati.

22 novembre 2017

Zuppa di farro, rape rosse e...| Zuppe e minestre

novembre 22, 2017 1 Comments
Zuppa di farro-rape rosse-panna acida


La zuppa di farro, rape rosse e panna acida è un primo piatto sorprendente.
E considerate che ha sorpreso me in primo luogo.

La mia storia personale con le rape rosse inizia nei lontani anni '80 quando ero una baldanzosa adolescente alle prese con il liceo classico. Pomeriggi interi con le terga gentilmente appoggiate sulla sedia e trascorsi a declinare anche l'Infinito di Leopardi in pieno greek-style.

Per supportare tali fatiche degne del forzuto Ercole, a casa mia cercavano di rifocillarmi con ogni sorta di ben di Dio.

Alt!

Non iniziate a pensare a torte, lasagne e intingoli vari.
Macché.

Da una parte un fratello chef, dall'altra uno architetto naturopata.
Il risultato?

Facevo la cavia con il pesce perché c'ha il fosforo.

La carne di cavallo perché c'ha il ferro.

Gli spinaci perché hai visto mai che ci diventi come Braccio di Ferro.

Le rape rosse, alias barbabietole rosse, perché sono poco caloriche...siedi oggi, siedi domani, sulle terga hai visto mai dovesse comparire la tanto democratica cellulite!

Solo che non so voi ma a me le rape rosse mi si fermano nell'epiglottide. Manco se bevo l'acqua santa vanno giù.

Questo finché sulla rivista della Coop non ho incontrato la ricetta della minestra di rape rosse, farro e panna acida. Che faccio, do una possibilità a 'ste benedette rape? Ma si dai!

E ho fatto bene.

Le rape? Perdono tutto il retrogusto terroso che le caratterizza.

La panna acida? Come il cacio sui maccheroni.

Il farro? Va beh, lo adoro, colpa del DNA mezzo toscano.

Provatela, soprattutto quando avvertite il bisogno di un cibo sano e un piatto caldo che sappia regalarvi un sapore ricco eppure ingenuo e semplice....

L'ispirazione viene dalla rivista, la ricetta con le varianti dalla mia fantasia malata!


Minestra di farro, rape rosse e panna acida

per 4 persone:

400 g di rape rosse già lessate
2 patate
150 g farro perlato biologico
1 cipolla bianca
1 l brodo vegetale
120 g panna acida
erba cipollina secca
curcuma 
4 cucchiai di doppio concentrato di pomodoro

Prendi una pentola e versa un filo d'olio. Fai soffriggere la cipolla.

Sbuccia le patate e, con una grattugia a fori grossi, grattugiale direttamente nella pentola. Fai soffriggere per circa tre minuti, mescolando spesso e con cura

Versa il brodo caldo, il concentrato di pomodoro e unisci le rape, grattugiandole come hai fatto con le patate.

Cuoci per circa 15 minuti. Trascorso questo lasso di tempo, aggiungi il farro e porta a cottura. Ci vorranno all'incirca 30, 40 minuti. Se la minestra si asciuga, aggiungi altro brodo!

Spegni la fiamma, aggiusta di sale e pepe.

Versa nei piatti la minestra. Aggiungi l'erba cipollina e un filo d'olio. Su un lato del piatto metti un cucchiaio di panna acida, impreziosito da una spruzzata di curcuma in polvere, potente antinfiammatorio naturale.

Servi subito!

9 gennaio 2017

Le lenticchie e salsicce di Roberta

gennaio 09, 2017 9 Comments

lenticchie-salsicce-inverno


Lenticchie e salsiccia.
Come dire il cacio sui maccheroni. E non solo perché insieme stanno proprio bene, come la sottoscritta davanti ad una Sacher, ma per via di quella leggera brezza che ci schiaffeggia appena mettiamo il naso fuori di casa.
Condizioni atmosferiche esagerate? Ma no, solo che nella piazza del paese ormai prendono l'aperitivo le lepri artiche e stamattina un bue muschiato mi ha fatto ciao con la zampa.
Quisquilie, direbbe Totò.
Quisquilie che risolvo con un piatto robusto e caldo, come le lenticchie e salsicce della mia amica Roberta.

Partiamo da un grande preambolo.
Il fatto che io abbia un blog non vuol dire che io sia Cannavacciuolo senza barba e panza (oddio per la panza...)😉
Molte cose non mi riescono oppure mi piace molto di più come le fanno le mie amiche.
E non ho nessun problema ad ammetterlo...fin dal lontano 1985, quando il mio primo ragazzo, di fronte al mio delizioso ragù, mi disse "Si, ma mia mamma lo fa meglio e guai se non lo dico".
Orrore.
In quel momento decisi che i miei futuri figli avrebbero dovuto apprezzare prima le cucine altrui che la mia per due ragioni fondamentali.
La prima di questione pratico: le maledizioni delle nuore ma anche no grazie.
E poi, non capisco ste madri che si impongono come il non plus ultra, inconsapevoli che prima o poi 'na benedetta ragazza che le manda a raccogliere ravanelli sulla tangenziale la trovano! 

Poi ho avuto due femmine, abituate a dissacrare la mia cucina in ogni momento, a costo di dire "Mia mamma la fa peggio" e io sono contenta così.

Ecco, le lenticchie Roberta le fa meglio di me. Me le ha preparate per festeggiare l'arrivo dell'Anno Nuovo e me ne sono innamorata al primo assaggio. Buone e semplici come tutte le ricette che vengono fatte ad occhio. Mi ha dato subito la ricetta, altra cosa che ho apprezzato tantissimo.
Avete presente quante volte capita di incontrare una persona che non vi svela una ricetta manco se glielo chiedete in austroungarico moderno?

Io la passo a voi perché è un piatto da provare nella sua semplicità. Vi consiglio di non modificare nessuna dose perché è perfetta così. Ve la trascrivo così come è arrivata a me, senza lista degli ingredienti perché è una vera e propria ricetta di "casa".

LE LENTICCHIE E SALSICCE di ROBERTA

Prendi un pacchetto da 500 grammi di lenticchie, lavale e falle cuocere per circa venti minuti. Togli un bicchiere e mezzo dal liquido di cottura e scolale sommariamente. Buca le salsicce (quantità a piacere) e mettile a bollire per far perdere loro un pò di grasso e tagliale a rondelle. In un tegame profondo metti dell'olio e una cipolla tagliata fine. Fai soffriggere e unisci la salsiccia, facendole prendere un pò di colore. Aggiungi le lenticchie, due bicchieri abbondanti di passata di pomodoro, sale quanto vuoi e mezzo cucchiaino di pepe. Unisci il bicchiere e mezzo di liquido di cottura delle lenticchie e fai restringere per circa mezz'ora, fino a che il sugo si ritira.


9 febbraio 2016

L'infarinata della Garfagnana e di buffardelli e linchetti-L'Italia nel piatto

febbraio 09, 2016 3 Comments


Il silenzio lungo le vallate.
La notte che scende lieve su case, prati e montagne.
Il riposo come promessa solenne e ricompensa.
Sospiri e respiri che danzano al di sopra di tetti e cime di alberi.

Due figure corrono lungo i prati,ai margini dei paesi.
Strani tipi.
Uno vestito di rosso e con le scarpe a punta.
l'altro nero come la notte ,a volte invisibile ,a volte con le sembianze di un topo o di un gatto.

Buffardello e Linchetto i loro nomi.
I dispetti la loro missione.
Uno passeggia su petti e pance di ignari dormienti,l'altro scopre piedi e gambe di chi lentamente scivola tra le braccia di Morfeo.
Indecisi tra lo spaventare o adorare i bambini, scelgono di volta in volta vittime o individui da proteggere.

Fantasia? Forse
Realtà?C'è chi giura di averli visti, furtivi e beffardi.

Ma alla fine non importa.
Quello che conta è la terra magica alla quale appartengono,la Toscana e in particolar modo la Garfagnana.
Boschi, croste rocciose, le "nude" erbose dell'Appennino.
Il cielo che sembra venirti incontro,l'aria che profuma di buono,i boschi fitti e cosi fiabeschi che alla fine perdi il contatto tra realtà e fantasia.
I confini scoloriscono.....


Una terra ricca.
Ricca di piatti poveri la Garfagnana.
Piatti che alla fine sono l'elisir di lunga vita.
E di buon umore.


Come l'infarinata.

Una zuppa che si trasforma il giorno dopo in una gustosa polenta.
Pochi e semplici ingredienti,ma di quelli buoni e sani.
La tradizione signori.
Che poi alla fine,non tradisce mai.


Con questa zuppa partecipo all'iniziativa l'Italia nel piatto di febbraio che prevede come tema ricette tipiche regionali con hashtag #VerdureInvernali.



INFARINATA DELLA GARFAGNANA

400 grammi di fagioli borlotti secchi
200 grammi di cavolo nero
150 grammi di farina di mais fioretto
2 patate
soffritto composto da:carota cipolla sedano
1 spicchio di aglio
salvia e rosmarino
70 grammi di lardo salato (facoltativo)
olio sale e pepe



  • La sera prima metti in acqua i fagioli.lasciali cosi per otto ore,poi falli cuocere in acqua fredda con lo spicchio di aglio,la salvia e il rosmarino.
  • Cuocili per circa un'ora o trenta minuti se utilizzi la pentola a pressione (da quando inizia a sbuffare)
  • Una volta cotti, spegni la fiamma e mettili da parte insieme al loro brodo di cottura
  • Prendi il cavolo nero,lavalo e separa le foglie dalla costa centrale.
  • Utilizza solamente le foglie, che cercherai di tagliare a listarelle
  • Sbuccia le patate e tagliale a dadini
  • Soffriggi la carota,la cipolla e il sedano (insieme al lardo se hai decido di utilizzarlo)
  • Unisci il cavolo, le patate ,aggiungi il sale e il pepe e fai colorire.
  • A questo punto aggiungi i fagioli con il loro brodo, aggiusta di sale e e pepe e attendi il bollore.
  • Una volta raggiunto il bollore,fai  cadere a pioggia la farina di mais e mescola energicamente,i grumi lo spettro che dovrai evitare :-)
  • Cuoci mescolando spesso per circa quaranta minuti.
  • La zuppa alla fine dovrà risultare abbastanza densa e provvederai a condirla con olio e pepe fresco di mulinello
  • Le dosi che ti ho dato sono un pò abbondanti.Questo perchè questa zuppa raffreddandosi si indurisce e il giorno dopo potrai gustarla come una succulenta polenta dopo averla riscaldata in padella con poco olio






10 febbraio 2015

La Zuppa del frantoio e un coccodrillo, una civetta e due,tre ragni

febbraio 10, 2015 12 Comments

C'erano dei coccodrilli nascosti.
Due o tre ragni.
E pure una civetta, tanto per gradire.

Affondare il cucchiaio in cotanta palude era affar assai pericoloso quindi.
Per me in primo luogo e per la mia famiglia.

Potevo mica sottoporre i miei cari a siffatto pericolo.
Giammai.
Quindi le zuppe e le minestre non le mangiavo.

Mica perchè ero capricciosa.
Naaaaaaaaa.
Lo imponeva la ragion di Stato.
E la difesa armata dei confini della mia casa.

Hai voglia ad adulare, accattivare, minacciare...
Non cedevo.
La zuppa era come una palude.
Se ci appoggiavi un dadino di pane colava a picco, lento lento, per non risalire più.
E mica si vedeva il fondo.

E la mia religione mi imponeva di non mangiare le cose che non mi facevano vedere il fondo del piatto.

E oggi...

A distanza di trent'anni (ehm...sarebbe qualcuno in più ma shhh facciamo finta di niente) io le zuppe le adoro, ne mangio in quantità industriali e "chisseneimporta" di civette e coccodrilli.
Mangio anche loro casomai.

Come si cambia, crescendo.
Adesso più sono dense e più le adoro.

Come questa che vi presento oggi.
E' una crema. Densa, profumata, rassicurante.
Come le braccia di una mamma, come il calore di una casa quando fuori piove....




ZUPPA DEL FRANTOIO

200 grammi di fagioli cannellini secchi
1 carota
1 porro
1 costa di sedano
2 spicchi di aglio
50 grammi di pancetta
20 foglie di cavolo nero
150 grammi patate sbucciate
100 grammi di polpa di zucca
1 cucchiaino di semi di finocchio
brodo vegetale
olio extravergine


Mettete a bagno i fagioli la sera prima.
Trasferiteli in una pentola piena di acqua fredda e fate bollire per circa un'ora (se utilizzate la pentola a pressione i tempi sono dimezzati)
Al termine regolate di sale, frullate i fagioli (tranne due mestoli) con un pò di acqua di cottura.
Nel frattempo, rosolate la pancetta con un pò di olio, il porro tagliato a fettine, l'aglio,il sedano e la carota (tutti tritati).
Unite il cavolo nero a listarelle, la zucca e le patate a tocchetti,il passato di fagioli, i semi di finocchio e il pepe.
Cuocete per circa 40 minuti, unendo mano mano del brodo vegetale se la zuppa tende ad asciugarsi troppo.
A fine cottura unite i fagioli messi da parte.
Servite con un bel giro d'olio e con delle fette di pane leggermente tostate.
(fonte ricetta rivista e modificata: Chez Nous,Da Noi-Chef Marco Stabile)

10 dicembre 2014

La Minestra di farro alla trebua e vorrei che la vita fosse una zuppa

dicembre 10, 2014 7 Comments




Perchè la vita in fondo potrebbe essere semplice come una zuppa.
Pochi ingredienti.
E un risultato paragonabile alla coperta che ti scalda quando fuori soffia impetuosa la tramontana.

Semplice come una zuppa.
Pochi ingredienti.
Ma di quelli essenziali.
Di quelli che non ti tradiscono.

Perchè sai che mescolati danno vita a quel sapore, a quel tepore.
Lo sai.
E ti impegni.
Sminuzzi.
Soffriggi.
Crei il brodo.
Osservi il vapore che crea strani disegni.
E poi sai che ti scalderà cuore e anima.
e anche mani.
perchè io il piatto della zuppa me lo stringo tra le mani.
Come un'ancora....

Vorrei che la vita fosse cosi.
Amore, dedizione, un pizzico di improvvisazione, sentimenti di quelli basic ma autentici, reali ma.....
ma non è cosi, molte volte.

Chissà perchè non basta.
Chissà perchè non è mai abbastanza.
Chissà perchè c'è sempre altro.

Si, mi piacerebbe proprio che la vita assomigliasse ad una zuppa .
E anche tu, amica che in  questo momento stai vivendo il non è mai abbastanza......


Un piatto della mia terra d'origine oggi.
Ancora farro.
Questa volta semplice e genuino.
Pochi ingredienti ma sapientemente dosati.


LA MINESTRA DI FARRO ALLA TREBUA

per due persone :

160 grammi di farro perlato
1 cipolla 
1 costa sedano
100 grammi di pancetta affumicata
3 cucchiai concentrato di pomodoro
2 patate
olio sale e pepe

Tritate la cipolla e il sedano. Fate rosolare il trito in un pò di olio.
Aggiungete la pancetta sminuzzata e fatela stufare leggermente nel condimento.
Unite le patate pelate e tagliate a dadini e fate rosolare il tutto. 
Unite il concentrato di pomodoro, un .litro e mezzo di brodo vegetale e ,nel momento in cui riprende il bollore, unite anche il farro.
Cuocete per circa una mezz'ora.
Completate con un giro di olio extravergine d'oliva, pepe e volendo del parmigiano grattugiato.


12 novembre 2014

Zuppa speziata di lenticchie

novembre 12, 2014 3 Comments










ZUPPA SPEZIATA DI LENTICCHIE

Lenticchie lessate-1 tazza e mezza
Cipolla a dadini-1 tazza
Peperone giallo a dadini-1 tazza
Peperoncino piccante-1
Spicchi di aglio -2
Brodo vegetale-700 millilitri
Passata di pomodoro-1 bicchiere
Concentrato di pomodoro-2 cucchiai
Cumino-1 cucchiaino
Coriandolo (semi,facoltativo)-1 cucchiaino
Paprika dolce-1 cucchiaio
Semi di finocchio-1 cucchiaino
Prezzemolo-2 cucchiai
Amido di mais o fecola-2 cucchiaini
Olio
extravergine di oliva
sale e pepe

Prendete un wok o una padella abbastanza profonda.
Accendete il fuoco e fatela scaldare leggermente.
Versate l' olio ,i semi di cumino, finocchio e quelli di coriandolo (leggermente schiacciati) e fateli soffriggere.
Quando sentirete il loro aroma nell'aria versate la cipolla a dadini,il peperoncino e l'aglio schiacciato.
fate soffriggere per due minuti.
Unite il peperone, fate insaporire, versate la passata, il concentrato e due bicchieri di brodo.
Portate a cottura il peperone, aggiungendo dell'altro brodo se necessario.
Quando il peperone sarà al dente versate le lenticchie precedentemente lessate.
Se necessario, unite altro brodo.
Sciogliete la fecola (o l'amido di mais) in due cucchiaini di acqua e versateli nel composto.
Unite la paprica, aggiustate di sale e pepe e fate addensare leggermente.
Spegnete il fuoco,aggiungete il prezzemolo e servite con bel giro di olio a crudo.


19 settembre 2014

La vellutata di patate alle nocciole , pancetta e paprica e ci vuole un fisico bestiale per fare la foodblogger

settembre 19, 2014 14 Comments



Ci vuole un fisico bestiale.
Per resistere agli urti della vita.

Ma ci vuole anche un fisico bestiale

perchè a tanti nessuno vai bene cosi come sei.

Sei grassa, sei magra, sei riccia ma stai meglio liscia.

Sei liscia ma stai meglio riccia.

Studi perchè studi

Lavori ma uno straccio di laurea te lo potevi prendere

E poi quello che cucini.

Perchè la matriciana non si fa cosi.
Giammai la carbonara in questa maniera!

Perchè hai usato quel piatto per fare le foto?

Giammai un piatto rosa per fotografare delle innocenti verdure.

O mio Dio la tua torta fa schifo.

Si, ma perchè?
Silenzio assoluto.

Eeeee come faccio gli arancini io...

Eeeeeee però come faccio le castagnole io....
Eeeeeeeee le mie lasagne sono imbattibili .....

Ci vuole un fisico bestiale.

Per fare la foodblogger.



VELLUTATA DI PATATE ALLE NOCCIOLE E PANCETTA

4 patate grandi

1 cipolla
1 spicchio di aglio
brodo vegetale
rosmarino
80 gr pancetta
80 gr nocciole tostate e tritate grossolanamente
1 spolverata abbondante di noce moscata
olio, sale e pepe


Lavate, sbucciate e tagliate a dadini le patate.

Tritate aglio e cipolla e metteteli a soffriggere in olio.
Quando avranno preso un leggero colore, unite le patate tagliate a piccoli dadini.
fate colorire e versate poi brodo quel tanto che basta per coprirle e portate a cottura. Se si dovesse asciugare troppo unite mano mano altro brodo vegetale.
In una padella fate tostare la pancetta senza altri grassi, unite degli aghi di rosmarino.
Spegnete il fuoco e unite la granella di nocciole.
Quando le patate saranno cotte, aggiustatele di sale e pepe e frullatele con il frullatore ad immersione.
Se il composto dovesse risultare troppo denso allungatelo con del brodo vegetale caldo.
Versate la vellutata nei piatti,unite il mix di pancetta e nocciole,spolverate con la noce moscata e servite.









5 settembre 2014

Anellini in zuppa campagnola e il potere del comfort food

settembre 05, 2014 20 Comments



Per la barba di Zeus!
Ieri percorrendo a ritroso la piccola storia del mio emporio, mi sono accorta che manca uno dei comfort food che adoro e che mangio spesso:le zuppe.
Si, anche i dolci e infatti il blog ne è pieno (mi sa che dvo controllarmi la glicemia ^_^)
ma le zuppe?
Perchè non le ho mai messe?

Il motivo è presto detto.
I dolci mi accompagnano sempre. In tutte le emozioni.
Allegra o triste che sia, non ha importanza.

La zuppa invece no.
La zuppa è la coccola per eccellenza.
Per quelle giornate un pò cosi, un pò storte e un pò dritte.
Quelle giornate in cui la memoria stira l'anima fino a non poterne più.
Quelle giornate , magari uggiose, in cui il dito disegna sulla finestra improbabili geroglifici, con la mente che vaga.


                                                          (photo courtesy of :desktopnexus)

E sono quei giorni che l'ultima cosa alla quale penso è prendere in mano la macchinetta fotografica.
Ecco perchè non ci sono nel blog
Perchè il mondo è chiuso fuori.
Tiro su la mia copertina di Linus, due mandate alla porta esterna e partono le coccole.
Perchè il cibo è star bene con se stessi.
Il cibo è emozione.

A me la zuppa ricorda la mia cucina immersa nella campagna umbra.
Con mia madre che scendeva nell'orto, prendeva due tre verdure, ortaggi, qualche profumo .
La mitica pentola di terracotta messa sulla stufa a legna.
E quel lieve borbottio, quel filo di vapore che si levava dritto dritto fino al soffitto...
Le chiacchiere e il chiasso di una famiglia allora numerosa, le castagne sul fuoco, le risate...

E allora che zuppe siano, anche qui.
Perchè parte di me.

Questa l'avevo vista sul sito dell'Accademia Barilla tempo fa.
Ho apportato alcune modifiche.
Ho sostituito i broccoli previsti con dei fagiolini burro ed ho aggiunto la paprica dolce.
Il risultato è veramente buono. Densa e gratificante.
Con i colori dell'estate .
Giusto per contrastare la sottile malinconia!




ANELLINI IN ZUPPA CAMPAGNOLA

200 gr anellini 
150 gr fagiolini
1 litro di brodo vegetale
2 cipolle
1 spicchio di aglio
2 peperoni rossi
10 pomodorini ciliegia
1 cucchiaino di paprica dolce
erba cipollina
sale e e pepe

In una casseruola mettere a soffriggere l'aglio e la cipolla tritati con un pò di olio.
Aggiungere i pomodori a pezzetti e i peperoni tagliati a dadini.
Fate cuocere per dieci minuti.
Frullate tutto .
Intanto fate bollire dell'acqua per cuocervi i fagiolini.
Portateli a cottura .
Diluite il composto di pomodori e peperoni con il brodo vegetale.
Unite la paprica, aggiustate di sale e pepe. Portate ad ebollizione e versate gli anellini. Portate a cottura.Gli ultimi cinque minuti unite i fagiolini, tenendone alcuni da parte.
versate nei piatti.
Unite i fagiolini rimasti (che avrete tagliato a pezzetti) l'erba cipollina e un giro di olio extravergine d'oliva.




1 agosto 2014

La pappa al pomodoro con i sette veli e il gatto che fa l'uovo nel cestino

agosto 01, 2014 5 Comments



La prima della classe.
Brava.
Certo.
Educata.
Senza dubbio.
Studiosa.
Caspita.
Però...
E qui inizia il bello...
E' un pò indisciplinata ecco.
Simpatica ehhh...ma un pò Gian Burrasca.
Ecco.

Questa è una rapida pennellata della sottoscritta fin dalla più tenera età.
Da quando ho tentato la prima fuga a diciotto mesi.
Gatton gattoni (nel vero senso della parola) ho imboccato la strada della portafinestra e me ne sono andata al laghetto dei pesci. Una vaschetta per carità,situata in giardino.
Ma secondo me nella testa aveva già quel colore invitante che poi avrei scoperto appartenere ad un nome:
libertà.

Di essere me stessa.
Quell'indaco, rosa, bianco che profuma di "poter essere" e "poter fare".

Ma la colpa, siori e siore, non è mia.

E' della mi mamma.
Perchè finchè le è stato concesso me l'ha insegnata lei la libertà.
Per questo se la rideva sotto i baffi quando ai colloqui con le compassate suore dell'istituto privato (devi conoscere le regole per sovvertirle,diceva la mi mamma. Ecco perchè sono stata costretta a sorbirmi cinque anni di divise e di schemi ripetuti e preghiere ad orario) le dicevano che ero studiosa (una secchiona aggiungo io) ma...ero ecco, come Gian Burrasca.

Perchè suor Alberta mica l'aveva presa tanto bene.
"Indovina , indovinello chi fa l'uovo nel cestello?"
"Il gatto"

Come il gatto?
Questa c'è, non ci fa , deve aver pensato l'anziana suora.
E' suonata come una campana.
Oppure maleducata perchè mi prende in giro.

Via lettera di richiamo alla famiglia insieme all'invito per votare la Democrazia Cristiana alle elezioni prossime future.

Perchè il gatto Monica?
Perchè è una barba dire sempre la gallina.
Una può dire gatto e inventarsi una storia fatta di gatti che fanno le uova e galline che diventano Zorro.

La mia Gian Burrasca.

A me sto Gian Burrasca però mica mi garbava poi cosi tanto.
Mica mi piaceva sto nomignolo.
Men che meno quella canzone.
Men che meno che meno quell'odiosa zuppa che sapeva di pane e pomodoro.
Roba per poppanti sdentati mica per una delle Charlie's Angels.

Perchè io ero una Charlie's Angels.
Quella bionda,Chris per intenderci.

Ma  'sta zuppa girava spesso a casa mia.
Come piatto economico e di sostanza.
Col pane sciocco,rigorosamente di Terni.
E mistero dei misteri, la mi mamma prendeva il mestolo e contava.
Fino a sette.
Boh forse era una strega.

Poi la vita ha preso a girare vorticosamente.
Io mi sono ritrovata da sola a dover cercare la libertà, senza più la mia mamma.

E lentamente l'appellativo tenero di Gian Burrasca è diventato la pecora nera.

Perchè se sei anticonformista da piccina sei quasi simpatica.
Soprattutto con una madre forte dietro a sostenerti e a incoraggiarti nella tua diversità.
Ma da grande no.
Inizi a rompere gli equilibri e non solo.
In famiglia,nei rapporti esterni, a scuola.

E allora sei una pecora nera.
Diversa.
Ironia della sorte ho scoperto di aver nostalgia di quel nomignolo.
Gian Burrasca.
Mica era poi tanto male.
E manco la sua pappa.

Oggi la propongo spesso alle mie figlie che l'adorano.
Una cucchiaiata di pappa al pomodoro e una di libertà.

Quella che vi propongo è la ricetta trovata sul mensile "Sale e Pepe" dove finalmente ho trovato la spiegazione al mistero del "sette".
Sette veli, ovvero la pellicina che si forma in cottura e che va rotta per sette volte con il mestolo per ottenere un ottimo risultato!

Usate solo pane sciocco, cioè senza sale e raffermo.
Pomodori maturi e pieni di sole.
E gustatela tiepida!



La Pappa al Pomodoro

ingredienti:

1 chilo di pomodori maturi da sugo
2 cipolle rosse
2 spicchi di aglio
1 manciata di foglie di basilico
250 gr pane toscano senza sale raffermo
1 litro di brodo vegetale
olio extravergine di oliva
peperoncino in polvere
sale

Tagliate a dadini il pane.
Affettate finemente le cipolle e fatele appassire con un pò di olio in un tegame con il bordo alto.
Salatele, aggiungete il peperoncino.
Unire i pomo
dori schiacciati con le mani (o se preferite sbucciati e passati al passaverdure) e lasciate cuocere per una decina di minuti. Quando la salsa si sarà addensata, aggiungete il pane, l'aglio e il basilico e metà del brodo vegetale. Mescolare a puntino per far si che il pane si rompa e si gonfi.
Versate il restante brodo (anche se vi sembra troppo).
Lasciate cuocere per un pò senza mescolare.
A questo punto la pappa dovrebbe iniziare a fare una leggera pellicina.
Rompetela con il mestolo mescolando un pò.
Proseguite la cottura fino alla formazione di un nuovo velo.
Continuate cosi per sette volte (ci vorrà una mezz'ora in tutto).
A fine cottura aggiungete un filo di olio extravergine e fate intiepidire.



20 novembre 2012

L'Eden e la Potage jardinière

novembre 20, 2012 35 Comments
Questa è una piccola storia.Di un piccolo orto in una piccola frazione di un piccolo paese.Un orto situato su una piccola terra sul confine tra l'Umbria e la Toscana
E' la storia di piccole estati degli anni settanta,piccole se inserite nel contesto di una vita intera.Piccole,assolate,pigre.Di donne sedute fuori dai casali con l'immancabile sedia portata da casa.Donne che sferruzzavano anche in pieno agosto,ne dicevano di ogni su tutti ma senza nessuna cattiveria.Solo per il gusto di parlare e raccontare.E io piccola lì con loro ad ascoltare discorsi che non capivo ma che mi divertivano molto.Ero sempre li,tranne quando vedevo il "mi babbo" che si dirigeva verso l'orto.
Strano uomo il mi babbo.Taciturno,perso dietro chissà quali orizzonti con i suoi occhi azzurro ghiaccio.Ci guardava a volte senza vederci.La vita gli riempiva le vene solo quando metteva piede nel suo regno.Ecco perchè lo seguivo.Apriva una porticina sgangherata fatta di rete ed ecco l'Eden con tutti i suoi profumi meravigliosi i colori ,le pigre api che ronzavano, si posavano e ripartivano per altri viaggi.
La prima cosa che faceva era andare a controllare la sua amata insalata e a lanciare strali di Maremme contro le lumache che magari gliene avevano assaggiata un pò,approfittando della rugiada delle prime ore del mattino.
E io annusavo l'aria che sapeva di quell'odore un pò selvatico delle foglie di pomodoro,mi chinavo per vedere se c'era qualche zucchina da cogliere e mi stupivo sempre del fatto che se tiravo quel ciuffo,si proprio quel ciuffo di foglie,usciva fuori una carota.Di un arancione cosi vivo nonostante le macchie di terra......
A volte quell'orto era teatro di confidenze tra mia mamma e mia sorella ,molto più grande di me.Si confidavano sempre lì,al riparo delle orecchie di una famiglia numerosa come la mia.E loro parlavano,parlavano e io che cercavo lombrichi invisibili da infilare nella scollatura di quell'antipatica di mia cugina.
Di quel piccolo angolo di verde adoravo l'immediatezza.Si decideva cosa mangiare,si scendevano le ripide scale in pietra del casale,si attraversava l'aia e in un attimo avevi il pranzo e la cena,con mio padre che guardava soddisfatto le nostre bocche fameliche.Soddisfatto perchè mangiavamo le cose coltivate con le sue mani.
Nei pomeriggi d'agosto lui mi parlava finalmente,io e lui soli in quel piccolo angolo e mi spiegava tante cose.Le canne per i pomodori altrimenti si piegano,la distanza tra le varie piantine "perchè non si devono dare noia le une con le altre".Mi insegnava il rispetto per quei teneri germogli perchè Dio ce li aveva dati,erano esseri viventi.E io piantavo con lui,toglievo erbacce,annaffiavo e riempivo il mio piccolo cestino.Ogni tanto furtivamente toglievo un piccolo pomodoro e me lo infilavo tutto in bocca per paura di essere scoperta.Che sapore di sole in quella piccola meraviglia.
Il mio orto lo sognavo nei lunghi inverni romani,quando mi affacciavo dalla finestra e guardavo il cielo e mi dicevo che da grande avrei fatto la contadina e avrei abitato proprio lì,dove l'Umbria e la Toscana si danno la mano.E il mio orto avrebbe sfamato anche i miei di figli.
Ma poi la vita ha mescolato con dubbia sapienza le tessere di quel puzzle.I miei familiari mano mano sono diventate delle figure sbiadite sulle foto.Io ho cominciato il mio viaggio verso altro da quel piccolo Eden.E ho sperimentato conosciuto viaggiato.Una delle ultime cose che mio padre mi ha detto è stata"Stai diventando troppo cittadina"
Ecco,questa zuppa è dedicata a lui.E' la potage jardinière,zuppa del giardiniere (era il suo mestiere).Ci sono gli ingredienti della terra che lui amava tanto ma ci sono i miei viaggi in giro per l'Italia e per il mondo.Le cose che ho visto e che ho conosciuto.E' una zuppa  a metà strada tra la città e la campagna.Proprio come è stata la mia vita.
E'  una zuppa arricchita dal burro e dal latte(il roux),ma è cotta rigorosamente nel tegame di coccio e in quella servita.E' una fusion-confusion,un pò come la mia bizzarra vita.Il prezzemolo,il sedano,l'erba cipollina sono state coltivate con le mie mani.Il resto proviene da una filiera qui vicino,nelle campagne romane
Il mio orto ora è fatto da tanti piccoli vasi nel mio balcone,dove le erbe crescono rigogliose,dove il basilico stringe la mano alla menta e dove l'erba cipollina abbraccia le foglie del coriandolo.Sono brava a trattare con loro perchè buon sangue non mente.....Ma io non sono più solo la bimbetta dei lombrichi.Sono altro da me anche se le radici sono sempre quelle.
Come ormai è altro quel piccolo pezzetto di Eden.C'è un agriturismo ora.E li  proprio in quel pezzetto dove io annusavo il profumo della natura c'è un parcheggio
E allora la mia voglia di terra tra le mani,di piantine appena nate me la porto dietro con me,non la lego più ad un singolo posto.So che forse un giorno tornerò,è un sogno coltivato senza dir nulla nemmeno a me stessa.
Ma per ora basta una singola zolla di terra per farmi sentire ancora quel profumo di sole.
Con tale ricettina partecipo al contest "In cucina con il club delle cuoche....voglia d'orto.Maramao perchè sei morto?" del blog Cook'n'book.

Potage jardiniere (o Zuppa del giardiniere)

Ingredienti:
 2 cipolle tritate
3 cucchiai di burro
4 patate a dadini
1 cucchiaio di erba cipollina
un mazzo di prezzemolo
due ,tre costole di sedano,comprese le foglie
2 carote
sale 
1 cucchiaio di paprica
4 pomodori maturi
1/2 litro di acqua bollente
60 grammi di burro
2 cucchiai di farina
400 ml latte
brodo vegetale quanto basta

Tritate insieme il sedano (comprese le foglie),il prezzemolo, le carote e l'erba cipollina.
Tritate a parte le due cipolle e fatele soffriggere con i tre cucchiai di burro iniziali.Unite poi le patate tagliate a dadini,il sale ,la paprika,i pomodori tagliati a cubetti,gli ortaggi che avete tritato in precedenza e l'acqua bollente.Portate ad ebollizione.Fate cuocere per una mezz'oretta.Con il frullatore ad immersione riducete il tutto ad una purea.
In una pentola fate fondere la seconda dose di burro.Aggiungete la farina e sempre mescolando fate cuocere per due minuti.Aggiungete il latte tiepido,mescolate ed aggiungete la purea di ortaggi cotta in precedenza.Mescolate e aggiungete il brodo di verdure.Regolatevi in base alla densità voluta.Fate cuocere per una decina di minuti e servite la zuppa calda  con prezzemolo fresco tritato e crostini.
(se la zuppa dovesse presentare qualche grumo residuo basta una passata di frullatore ad immersione)








16 ottobre 2012

La zuppetta di ceci e lo space-clearing

ottobre 16, 2012 34 Comments
Io sono furba come una faina.Attenta e perspicace.Per questo quando mio marito ,invece di lasciarmi i post-it in giro per casa,ha iniziato a scrivere sui mobili....beh,io ho afferrato al volo il concetto.
Non ho nemmeno chiesto.La mia proverbiale intuizione mi ha messo subito sul sentiero giusto.
Era ora di rimboccarsi le maniche.Lotta alla polvere!
Il primo passo è stata la libreria.E nel tirare giù i miei amati libri,tra un trattato platonico e un libro sulla cucina dell'Angola,è saltato fuori un opuscolo sullo Space-Clearing.
O poffarbacco,ma dove l'ho preso?
O poffarbacco 2,ma soprattutto...cos'è?
Mi immergo nella lettura,dopo aver scritto sul comodino di mio marito:"Work in progress".Perchè la cosa importante mio caro è iniziarli questi lavori.E mica t'ho comunicato la data di consegna come nei cantieri!
Care amiche,mi si è aperto un mondo.Lo Space-clearing è una disciplina di derivazione anglosassone che non so tardurvi in parole povere perchè è un concetto quasi kafkiano nella sua "ermeticità"oserei dire.Va beh,ci provo.
In sostanza suona più o meno così.Se avete la casa che trabocca di disordine,se i vostri cassetti sono popolati da etnie autoctone di cui ignoravate l'esistenza,anche la vostra mente mica è tanto ordinata!
Capito che genialata?
E non solo.C'è un corso che in ventotto giorni mi insegna a svuotare i cassetti!!!Nientepopòdimeno,e mica pizzi e fichi!!E mi garantiscono che la mia vita avrà dei meravigliosi colpi di fortuna se lascio circolare liberamente l'energia,qui proprio a casa mia.E l'energia circola senza cianfrusaglie!!
Ok.Vestita a puntino,con grembiulino che fa tanto Doris Day e bandana che fa tanto Rambo,io e la gatta Bellatrix,ci diamo allo space-clearing.Io valuto e butto,lei guarda e rosicchia.Strarsky ed Hutch,praticamente.
Una coppia perfetta.Mi sento come quando a quattordici anni ho visto Simon leBon dei Duran Duran.Invasata,oserei dire.E butto,butto,e butto.Riempio scatoloni perchè alcune cose bisognerebbe tenerle,hai visto mai...ma poi butto anche quelle.
Finchè arriva sera e io seduta sul pavimento in sala mi guardo attorno e respiro energia pulita.Bellatrix fa yoga felino e miagola soddisfatta....
D'ora in poi,ne sono sicura,la mia vita avrà solo svolte positive.E ho capito anche perchè tutto andava a rotoli.Colpa dei calzini infilati nel mobile della Tv!!!!Intralciavano l'energia positiva!Grande space-clearing!!
Ora ,tornando a  noi,mie care ,ma vi pare possibile che esistano dei corsi per insegnare a riordinare i cassetti?Dei corsi per farci buttare le cose inutili?non lo trovate un filino,ma proprio un filino...eccessivo?
Lo space-clearing è una costola del Feng-Shui,che io personalmente adoro.Ma non mi piacciono le esagerazioni e questa veramente mi lascia senza parole.
Zuppettina di ceci care mie?Non so da voi,ma qui l'aria brutta e tempestosa spinge a cercare un pò di comfort-food.e per me le zuppe di legumi lo sono.La ricetta viene da un vecchio numero della Cucina Italiana.
Un bacione care!!

Zuppetta di ceci,sedano e pomodoro

Ingredienti:

ceci (o in scatola o secchi e poi lessati a parte)
250 gr sedano verde
250 gr brodo vegetale
230 gr pomodori pelati
120 gr cipolla
1 spicchio di aglio
peperoncino
olio
sale

Tritate le foglie del sedano insieme all'aglio e metteteli a rosolare con un pò di olio,la cipolla tagliata a tocchetti e il peperoncino a pezzetti per un cinque minuti.Unite le coste del sedano tagliate a dadini e i ceci e mescolate.Aggiungete anche i pelati,spezzettati in maniera grossolana,e infine il brodo.Cuocere per una decina di minuti e servire!