28 dicembre 2014

Lo zabaione e i biscotti...confuso e felice


La cucina dell'Emporio ha riaperto i suoi battenti per far posto ad un tipino alquanto confuso,anche se molto felice.

Confuso perchè se provate a chiedere a messer zabaione qualcosa relativa alle sue origini si smonta come una panna montata irritata.

Chi lo vuole inventato da Giovan Paolo Baglioni nel 1471.
Il capitan di ventura si trovò vicino a Reggio Emilia con i suoi soldati,stanchi ed affamati.Una rapida razzia nelle campagne vicine gli fruttò uova,zucchero,vino ed erbe aromatiche.
Che farci?
Un bel minestrone ovvero mescoliamo e vediamo cosa vien fuori.
Lo zabaione, appunto.
Che non solo risultò buonissimo ma i soldati cominciarono a correre come lepri dopate, nonostante la fatica.

C'è chi lo vuole torinese ,inventato grazie ad un frate francescano, San Bayon, che l'avrebbe consigliato alle sue penitenti per rinvigorire i mariti stanchi.
E non fate sorrisetti maliziosi ^_^

L'unica notizia certa è che nel 1600 il cuoco dei Gonzaga usava prepararlo (come scritto nei suoi ricettari) utilizzando anche una spolverata di cannella.
Lo consigliava soprattutto ai cacciatori che uscivano la mattina presto.
Dopo averlo assunto potevano anche perdere la sporta per il pranzo,non ne avrebbero certo sentito la mancanza.
Anzi,il vigore li avrebbe accompagnati lungo tutta la giornata.
E manco qui vi concedo sorrisetti maliziosi ^_^.

Le sue origini lo rendono confuso è vero.
Ma è un tipino anche tanto felice perchè (e qui sfoderate battutacce e sorrisetti maliziosi a iosa) zabaione è anche sinonimo di ars amatoria.
Perchè viene invocato e preparato ogni volta che il bisogno di nuovo vigore (elapeppabastaconlebattutacce!!!) prende il sopravvento.

Io oggi ve lo propongo in versione romantica, nella sua perfetta liaison amorosa con i biscotti.
Una storia d'amore perfetta, solida, equilibrata.
Adatta per un tète a tète come per la conclusione di un pranzo festivo, è una ricetta semplice e anche abbastanza veloce.
I biscotti che vi propongo sono una rivisitazione dei classici tozzetti, potete abbinarci però qualsiasi tipo di biscotto.

Vi lascio con una scena tratta dal film "Benvenuti al Sud" dove lo zabaione è il mezzo d'amore tra madre,il figlio e il bisogno di volare via di quest'ultimo.



Zabaione con i biscotti


 per lo zabaione:

4 tuorli
4 cucchiai di zucchero
4 mezzi gusci di uovo di marsala (o latro vino liquoroso a vostro piacimento)
1 cucchiaino e mezzo di amido di mais (facoltativo)

per i biscotti:

150 grammi farina 00
80 grammi farina di mais fioretto
1 manciata di uvetta sultanina ammollata
60 grammi di zucchero
60 grammi di burro fuso
1 pizzico di sale
scorza di limone e arancia grattugiata
mezzo cucchiaino di lievito
2 uova

panna montata per guarnire


Preparazione dei biscotti:

Mescolare tutti gli ingredienti relativi ai biscotti e ottenere un composto omogeneo.
mettetelo in frigo per una mezz'ora circa.
Una volta trascorso questo tempo, tirate fuori l'impasto, dividetelo in due e date la forma di piccoli filoncini.
Adagiateli sulla placca ricoperta di carta forno e cuoceteli in forno caldo a 180 gradi per venti minuti circa.
Tirate fuori i filoncini ,tagliateli a mò di tozzetti (un taglio obliquo) e rimetteteli in forno (sempre a 180 gradi) per una decina di minuti.

Preparazione dello zabaione:

Prendete un contenitore adatto al bagnomaria, rovesciatevi i tuorli con lo zucchero e sbatteteli a mano o con le fruste elettriche finchè saranno belli gonfi e spumosi.
Unite il marsala e se volete l'amido di mais e portate su una pentola contenete acqua bollente e cuocete a bagnomaria (con fuoco lento ) per circa una decina di minuti, avendo cura di sbattere sempre con una frusta.
Serviteli in bicchierini accompagnati dai biscotti e decorati con panna montata.

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16 dicembre 2014

Tartufi cioccocaffè ovvero stupire senza cottura






Io e il forno abbiamo un rapporto alterno.
Un pò come le targhe  automobilistiche nei periodi di ristrettezze.
Un giorno le pari,il giorno dopo le dispari.
Un giorno lo adoro, l'altro mi stanca anche solo girare la manopola della temperatura.

Questo è il motivo delle mie incursioni all'interno del "no-bake" ovvero all'interno di quel mondo dove non si accende nemmeno la fiammella della candela per intenderci.

Mi piace, trovo carini i risultati e soprattutto mi solleva certe volte dal girone dantesco fatto di teglie imburrate, bilance, lieviti e vari.

Sono una foodblogger ,non sono una santa.

Questi pasticcini mi sono piaciuti tantissimo.
Cinque minuti per prepararli e massimo una mezz'ora in frigo per il rassodamento.
Poi...poi amarli e finirli è un tutt'uno.

Li trovo carini da offrire nelle riunioni tra amici, tra una briscola e un tressette, tra una tombola e una spettegolata ^_^.

Siete pronte?
Venite con me nel mondo del "no-bake" non vi deluderà!




TARTUFI CIOCCOCAFFE'

Per circa 10 pasticcini medi:

1 confezione di wafer alla vaniglia
70\80 grammi di zucchero a velo
50 grammi di noci o nocciole o mandorle tritate
2 cucchiai di cacao amaro
1 cucchiaio di cannella
1 caffettiera da due di caffè (normale, decaffeinato o anche orzo)

zucchero a velo per decorare.

Prendete una ciotola.
Metteteci i wafer sbriciolati (per un risultato più fine potete tritarli al mixer, se volete far divertire i bimbi beh...sbriciolateli con le mani)
Unite lo zucchero a velo, la frutta secca da voi scelta tritata, il cacao la cannella e mano mano unite anche il caffè freddo.
regolatevi piano piano.
Il caffè serve per bagnare l'impasto per poi riuscire a comporre le palline.
Quando vedrete che ne potete formare agevolmente una, non unite altro liquido.Formate le palline e mettetele in frigo per una mezz'ora.
Tiratele fuori,rotolatele nello zucchero a velo e servitele!



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10 dicembre 2014

La Minestra di farro alla trebua e vorrei che la vita fosse una zuppa





Perchè la vita in fondo potrebbe essere semplice come una zuppa.
Pochi ingredienti.
E un risultato paragonabile alla coperta che ti scalda quando fuori soffia impetuosa la tramontana.

Semplice come una zuppa.
Pochi ingredienti.
Ma di quelli essenziali.
Di quelli che non ti tradiscono.

Perchè sai che mescolati danno vita a quel sapore, a quel tepore.
Lo sai.
E ti impegni.
Sminuzzi.
Soffriggi.
Crei il brodo.
Osservi il vapore che crea strani disegni.
E poi sai che ti scalderà cuore e anima.
e anche mani.
perchè io il piatto della zuppa me lo stringo tra le mani.
Come un'ancora....

Vorrei che la vita fosse cosi.
Amore, dedizione, un pizzico di improvvisazione, sentimenti di quelli basic ma autentici, reali ma.....
ma non è cosi, molte volte.

Chissà perchè non basta.
Chissà perchè non è mai abbastanza.
Chissà perchè c'è sempre altro.

Si, mi piacerebbe proprio che la vita assomigliasse ad una zuppa .
E anche tu, amica che in  questo momento stai vivendo il non è mai abbastanza......


Un piatto della mia terra d'origine oggi.
Ancora farro.
Questa volta semplice e genuino.
Pochi ingredienti ma sapientemente dosati.


LA MINESTRA DI FARRO ALLA TREBUA

per due persone :

160 grammi di farro perlato
1 cipolla 
1 costa sedano
100 grammi di pancetta affumicata
3 cucchiai concentrato di pomodoro
2 patate
olio sale e pepe

Tritate la cipolla e il sedano. Fate rosolare il trito in un pò di olio.
Aggiungete la pancetta sminuzzata e fatela stufare leggermente nel condimento.
Unite le patate pelate e tagliate a dadini e fate rosolare il tutto. 
Unite il concentrato di pomodoro, un .litro e mezzo di brodo vegetale e ,nel momento in cui riprende il bollore, unite anche il farro.
Cuocete per circa una mezz'ora.
Completate con un giro di olio extravergine d'oliva, pepe e volendo del parmigiano grattugiato.


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9 dicembre 2014

La Chiocciola di pizza ...ma che "davero davero" ?





Il problema è che mi giro indietro e vedo ancora il mare e sento la sabbia calda.
Ho addosso il profumo dell'abbronzante al cocco e il sapore del gelato all'amarena.
Ho ancora qualche bikini in fondo al cassetto.

E invece eccolo.
Jingle bells Jingle Bells....
Due settimane.
Ed eccolo il Natale.

Un'altra settimana ancora e il 2014 scivolerà via lentamente.
Archiviato.
Insieme alle bollette, agli scontrini conservati e agli ombrelli dimenticati.

Io...io...ho sempre la sensazione di perdermi qualcosa.
Perchè ore, minuti e giorni ballano al ritmo forsennato della techno.

Mi piacerebbe ogni tanto un valzer o un giro di minuetto.
per riprendere il fiato e riposarmi un pò.

Ma che "davero davero" è già quasi Natale?

Oggi una pizza un pò cosi.
Forse nient di speciale o forse si.

Però è carina da presentare a tavola.
Ed è diversamente gustosa.
Perchè intorno o dentro potete infilarci di tutto.
Basta un pò di fantasia, un frigo disponibile e commensali non allergici ^_^

La mia chiocciolina è basic nel suo ripieno.
Olive speck e una manciata di erbe aromatiche..
Il frigo non ha collaborato e i miei commensali erano intolleranti al lattosio !
Si prepara in poco tempo e risolve una cena.
Può bastare come credenziale?






CHIOCCIOLA DI PIZZA

ingredienti per quattro persone:

500 grammi di farina
1 cucchiaio di zucchero
 1\2 cucchiaio di sale
2 cucchiai di olio
250\300 millilitri di acqua tiepida
1 cubetto di lievito di birra (o una bustina di lievito liofilizzato)

Per il ripieno:

80 grammi di olive verdi (sott'olio possibilmente)
speck a dadini
aglio in polvere
erba cipollina
origano
sale e pepe

Facciamo l'impasto:
su un piano di lavoro mettere la farina a fontana mescolata con lo zucchero e il sale. Unire l'olio, il lievito e iniziare a mescolare, unendo mano mano anche l'acqua.
Lavorare il composto per una decina di minuti fino a renderlo omogeneo.
Inciderlo a croce e metterlo in una ciotola coperta, in luogo caldo fino al raddoppio.
Trascorso il tempo necessario, prendere l'impasto e rilavorarlo leggermente.
Iniziamo a ricavarne un cordone abbastanza lungo.
Prendiamo una teglia cosparsa di olio e iniziamo ad avvolgerlo a chiocciolina.
Il risultato deve essere questo (non ha importanza se non riempie tutta la ciotola. Lievitando di nuovo si espande):



Facciamolo riposare per una ventina di minuti.
A questo punto iniziamo a farcirlo secondo i nostri gusti.
Io ho messo tutt'intorno lo speck e le olive tagliate a metà.
Ho cosparso di erbe aromatiche e ho dato un bel giro d'olio extravergine.
Infornata a 220 gradi in forno caldo per circa una mezz'oretta.






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5 dicembre 2014

Il farro alla Boscaiola...perchè lui si che vale!




Si parlava di lui già 5000 anni prima della nascita di Cristo.
Come dire...i suoi annetti ce li ha, ma se li porta un gran bene.

Potrebbe darsi anche qualche aria.
Oh, in fin dei conti a Roma, gli sposi impastavano la focaccia con questo tizio come ingrediente principale e la offrivano niente "popodimeno" che a Giove.
Mica pizza e fichi.

Poi ha attraversato come una personcina abbastanza dimessa  tutto il Medio Evo e poi...
Poi se ne sono perse le tracce.

E' emigrato nei mari del Sud e si è aperto un bar lungo la spiaggia...cosi in attesa.
perchè come dice un mio amico "non è che nella vita si è sempre incudine.Basta aspettare e si diventa martello"

Come dire...siediti, aspetta sulla riva del fiume che poi il cadavere del nemico passa, hai voglia se passa...

E il farro ha avuto la sua rivincita.
Accantonato negli anni  a causa della presenza delle fibre, oggi conosce il suo revolution day.

Perchè gli Egiziani, i Romani, i Sumeri avevano visto giusto.
Dove lo trovi un altro cereale che ti sazia subito, non ha colesterolo, ha un basso contenuto calorico e fibra da vendere?

Un toccasana insomma.Vitamine B, ferro, sali minerali e magnesio.

Io poi ho con il farro un rapporto "Amarcord".
E' il ricordo della mia terra d'origine, il suo sapore, il suo vento...

Lavatelo bene prima di utilizzarlo.
Se lo utilizzate perlato (meno ricco di fibre ma più gestibile) lo potete cuocere subito.
Se invece optate per quello decorticato (più ricco di fibre) prevedete una nottata d'ammollo.

E poi sbizzarritevi nel suo utilizzo.
Con legumi, verdure, freddo d'estate e sapientemente caldo d'inverno non fatelo mancare nella vostra alimentazione.
E' un piccolo ma importante dono per la vostra salute.

Io oggi ve lo propongo alla boscaiola.
Una ricetta facile facile ma che vi renderà felici perchè gustosissima e fa anche la sua bella figura, perchè no!
Soprattutto se a fine cottura aggiungerete quel quid in più rappresentato dalla scorza di limone grattugiata (ovviamente se vi piace).



FARRO ALLA BOSCAIOLA

ingredienti per quattro persone:

400 grammi di farro
200 grammi di speck tagliato a dadini
400 grammi di funghi porcini o misti
1 cipolla
1 spicchio di aglio
prezzemolo
1 bicchiere di vino bianco
1 litro di brodo di carne o vegetale
olio sale pepe
Zeste di limone  per guarnire (facoltativa)


In una larga casseruola mettete a soffriggere la cipolla e l'aglio tritati finemente.
Unite lo speck , i funghi tagliati grossolanamente e fate insaporire .
Verstae nella casseruola il farro dopo averlo lavato accuratamente.
fate insaporire per un minuto, aggiungete il vino e fate evaporare.
A questo punto cuocetelo come un normale risotto , portandolo a fine cottura aggiungendo piano piano il brodo.
Cuocete a fuoco moderato.
Quando sarà pronto regolatelo di sale e pepe.
Tritate il prezzemolo ed aggiungetelo in superficie.
Servitelo con del parmigiano grattugiato oppure per un sapore più particolare , unite delle zeste di limone.




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4 dicembre 2014

I Brownies al limone e voglio un mondo all'altezza dei sogni che ho....





Vorrei un mondo diverso.
Un universo parallelo.
Le stesse persone, gli stessi visi, la stessa strada.
Ma diversa.

Perchè vorrei un mondo dove lo sguardo non si posa solo sul proprio perimetro.
Ma anche su quello degli altri.Un mondo composto da tante piccole voci ma ognuna importante a suo modo.
E degna di attenzione.

Un mondo dove puoi dire:
non posso.
E non sei giudicato.
Ma anche non ne ho voglia.
Semplicemente.
Senza provocare alluvioni di sentenze.

Un mondo dove è la diversità che vince e non l'unico colore.
Perchè la diversità degli altri è semplicemente materiale per capire e arricchirsi.

Vorrei un mondo dove sentirmi sicura.
Sicura che un bimbo possa trovare nelle braccia degli adulti solo vita e amore.
E non la morte.

Un marito scrive su Facebook di aver ucciso la moglie.
Ecco vorrei un mondo dove le persone invece di cliccare mi piace avessero almeno il coraggio di dirgli che è un gran figlio di puttana.



BROWNIES AL LIMONE

Per la base:

90 grammi di burro morbido
140 grammi di zucchero
180 grammi di farina
2 cucchiai di succo di limone
scorza di mezzo limone grattugiata
2 uova
2 cucchiaini rasi di lievito per dolci
1 pizzico di sale

per la glassa:

3 cucchiai di succo di limone
1\2 tazza di zucchero a velo
scorza grattugiata di mezzo limone

Teglia: rettangolare 16 per 24 imburrata e infarinata

Cottura: forno caldo e statico a 180 gradi per 20 minuti circa

Montare con le fruste elettriche il burro morbido con lo zucchero fino ad ottenere una crema.
Unite le uova ,una alla volta (versate la seconda dopo che la prima sarà stata ben assorbita).
Aggiungete il succo del limone, la scorza, la farina setacciata con il lievito.
mescolate per togliere tutti i grumi e versate poi nella teglia rettangolare imburrata ed infarinata.
Il composto verrà molto morbido. Non preoccupatevi se riscontrate delle difficoltà a metterlo in teglia. Cercate di dargli una forma regolare, ma comunque si aggiusterà in cottura.
Cuocete per il tempo indicato, verificate con la punta di un coltello la cottura e  tirate fuori dal forno.
Fate raffreddare e intanto preparate la glassa.
In una tazza mescolate gli ingredienti indicati per la glassa.
Dovrà venire un composto morbido e pastoso.
Stendetelo sulla torta raffreddata e fate riposare per una decina di minuti.
tagliare a quadratini l'impasto.
Decorarlo con fettine di limone.









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2 dicembre 2014

La torta bollita al cioccolato



Revolution day.
Oggi è il sessantotto delle torte.
Altro che manifestazioni studentesche e reggiseni bruciati.

Seeeee.
Questa è la signora delle rivoluzioni.
Il comandante supremo.
Perchè vi fa buttare all'aria fruste, planetaria, mixer,suocere e cognate.

E manderà all'aria il gira gira, mescola mescola, impasta impasta.

Perchè oggi la torta la facciamo bollire.

Secondo voi, io Gemelli ascendente Leone con tutti i pianeti in Gemelli potevo non rispondere alla sfida lanciata da un sito australiano?

Bolliamo la torta,dicono gli australiani.
E facciamola bollire.
Con il mio tsè.
Ma quando mai.
Ma che cavoletto di Bruxelles dicono sti australiani che c'ho Ducasse ,Santin e Conticini che al solo pensiero iniziano a saltare manco avessero il fuoco di S. Antonio.....
Anche perchè comunque il passaggio in forno c'è sempre.


"Tsè "dice il Kenwood "vojo proprio vedè che fai senza de me"

Insomma un panorama di puro scetticismo per quello che poi si è rivelato un puro gioiellino di squisitezza.

Perchè sarà la bollitura, sarà il santo protettore dei pasticceri o il pensiero rivolto a sua altezza serenissima Ernst Knam...ma il risultato c'è e vi stupirà....

Perchè vi ritroverete tra le mani una morbida scioglievolezza che il cioccolatino ,quello della pubblicità, se la sogna....

Una quantità di burro e uova non eccessiva,la bollitura, l'utilizzo veloce del cucchiaio e la passata in forno.

Dolce al punto giusto, equilibrato e morbido per giorni....



Questo il risultato.

Australia batte L'Emporio 21 e le sue convinzioni uno a zero!!

Prossima frontiera?
La torta cotta al vapore.
E voglio proprio vedere come va a finire!


TORTA BOLLITA
(Best Recipes.au)

150 millilitri di acqua naturale
180 grammi di zucchero
1\2 cucchiaino RASO di bicarbonato
2 cucchiai di cacao
120 grammi di burro
2 uova sbattute
180 grammi di farina
2 cucchiaini di lievito


Stampo: rotondo da 20 centimetri imburrato e infarinato

Cottura:forno caldo e statico 180 gradi per circa trenta, trentacinque minuti

Prendete i primi cinque ingredienti della lista.Il burro tagliatelo a pezzetti
Metteteli in una pentola e portateli ad ebollizione (mescolate leggermente per far si che il burro si sciolga completamente).Ci vorranno cinque minuti all'incirca.
Togliere dal fuoco e far raffreddare per dieci minuti,NON DI PIU', mi raccomando.
Versate poi nella pentola stessa le uova sbattute ,la farina e il lievito. mescolate velocemente per togliere i grumi e versate poi nello stampo.
Cuocete per il tempo indicato in alto.
Prima di tirar fuori la torta fate la prova con uno stecchino. Se esce pulito la torta è cotta.
Fate raffreddare bene prima di mangiarla!!!



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30 novembre 2014

Le Cime di rapa stufate "Ammodomio"




La Bagna Cauda la chiedo ad un piemontese.
La cotoletta alla milanese beh,parla da sola.
Se possibile ,la sfoglia la rubo con gli occhi ad una "zdora".
La Ribollita l'è cosa da toscani .
La carbonara come la pizza dolce di Pasqua (tipica umbra) la chiedo a me stessa.

E se voglio mangiare delle cime di rapa come si deve vado virtualmente in Puglia.
E nella fattispecie vado nel mio Sancta Sanctorum personale ovvero l'Ornella Nazionale.
Per dirla tutta ci vado anche per ricette che vanno oltre i confini pugliesi.
E' una garanzia 'sta donna insieme alla Paola Lazzari.

Una garanzia pure perchè se ti deve dire una cosa mica ci gira intorno.
Diretta e precisa.
Arguta.
A volte dissacrante.
E' ossigeno puro in un mondo un pò  troppo edulcorato e dall'atmosfera a volte un pò bizzarra

Ora l'Ornella ha proposto questo modo di cucinare le cime di rapa.
Stufate.
Laddove per stufato si intende proprio il metodo di cottura.
Il recipiente posto sul piano di cottura (la stufa) e li lasciato , coperto, a temperatura bassa e a lungo.

Io avrei stufato di tutto..tranne che le cime di rapa.
Eppure...
Eppure mi sono buttata a capofitto

E ho ottenuto il miglior piatto di cime di rapa mai mangiate.
Un sapore che mi ha preso per mano e non mi ha più abbandonato.

Ormai sono diventate un must qui da noi.
E da "quasi" vegetariana ormai stufo di tutto.
Pure il mi marito.
^_^

Per quanto riguarda la preparazione delle cime di rapa e il modo esatto di pulirle vi rimando alla spiegazione precisa di Ornella che trovate QUI.

Io mi limito a riportarvi la ricetta con un diktat:PROVATELA!!
E poi ci saprete dire.



CIME DI RAPA STUFATE "AMMODOMIO"

1,5 chilo di cime di rapa
3 tazzine da caffè di olio extravergine d'oliva
1 bicchiere colmo di vino bianco secco
succo di un limone
1 spicchio d'aglio
peperoncino (facoltativo)
sale

Mettete le cime di rapa pulite e lavate (non sgoccioatele troppo) in  una pentola e fatele appassire lentamente, a fuoco moderato e con  il coperchio. Se dovessero buttare acqua toglietela mano mano (è la parte amarognola).
La verdura si è ridotta? bene, a questo punto aggiungete l'olio, l'aglio (lasciatelo con il suo bel vestitino e bucherellatelo con una forchetta),il sale e il peperoncino se preferite un sapore più ardito .
Lasciate insaporire e versate poi il vino bianco fino a ricoprire a filo le verdure.
Coprite e fate cuocere a fuoco basso.Controllate ogni tanto la quantità del liquido. Se dovesse evaporare troppo aggiungete pure altro vino bianco.
Controllatele ogni tanto. Quando saranno tenerissime aggiustatele di sale e unite il limone.
Coprite di nuovo e fate riposare.
Servitele calde o tiepide

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27 novembre 2014

La torta del pane e del latte



Detesto buttare il pane.
Il pane per me è il bisogno primario, ancestrale.
E' il cibo per antonomasia.

Mi capita di comprarne troppo.
E quel pane che poi perde la sua sofficità e diventa raffermo mi provoca un sordo dolore al fianco.
E non è la sciatica, credetemi!

Sono sempre alla ricerca di nuove ricette per riciclare, per dare nuova vita all'ingrediente "sacro".
Un tempo erano le solite polpette di pane, era il pane grattugiato, i crostini al forno con la mozzarella e il prosciutto...

Quand'ero piccina era il pane bagnato con lo zucchero, con l'olio e il pomodoro oppure la ricetta che ogni epatologo ti avrebbe consigliato a pranzo ,colazione e cena: il pane passato nell'uovo e fritto.
Leggerino eh?

Ultimamente mi sono appassionata ai dolci realizzati con il pane raffermo.

Oggi ve ne propongo uno che a me sa di infanzia, di candore...fosse solo per il nome che vanta...

La torta del pane e del latte.
Ammaliante vero?

Una terra di pascoli e di latticini eccellenti.
Questa è una torta semplice, di recupero ma che veniva utilizzata anche nei giorni di festa.

Rispetto alla ricetta originale io ho omesso le noci (sostituite con le nocciole)  e modificato il procedimento, snellendolo nei tempi.Ho tolto anche il cacao Volevo una torta candida, come anticipato dal nome stesso.
Che dirvi?
E' sparita in un attimo.




TORTA DEL PANE E DEL LATTE 

(ricetta modificata dalle "ricette d'oro delle osterie italiane")

300 grammi di pane raffermo
1 litro di latte
150 grammi di zucchero
2 uova
50 grammi di granella di nocciole
100 grammi di uvetta ammollata
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
1 bicchierino di grappa o se si preferisce un liquore dolce

Cottura:180 gradi in forno statico per trenta minuti circa
Stampo:rettangolare o se lo utilizzate tondo con diametro non più grande di 24 centimetri

Mettete il pane in un contenitore con il latte. Lasciarlo ammorbidire per un pò. Strizzarlo bene bene con le mani e sistemarlo in una ciotola. Aggiungete tutti gli ingredienti. Mescolate per rendere il composto omogeneo e rovesciarlo poi nella teglia imburrata e cosparsa di pangrattato. Cuocere in forno caldo (prima di tirarlo fuori infilate uno stecchino nella torta.E' pronta se lo stecchino uscirà pulito).
Fate raffreddare e cospargete di zucchero a velo

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25 novembre 2014

La torta ricotta ed arancia e un'emozione pura




A volte capiti dopo tanto tempo nel blog di un'AMICA e ti emozioni.
Perchè riscopri una canzone che hai lì nell'angolo destro del cuore.
E un libro letto più volte e lasciato poi a prendere la polvere della vita.

Una canzone e un libro.
Hanno in comune una cosa.
Lo stesso titolo.

Il Dio delle piccole cose.
Un titolo semplice semplice.
Come lo sono le piccole cose.

Proprio quelle dove trovi un universo.
Lì dove  pensavi di non trovare nulla.

Accendete le casse del pc.
Ascoltate questo piccolo capolavoro tutto italiano.
Pura poesia.
Pura emozione.


".....Io spero che esista anche un Dio delle piccole cose
Che sappia i silenzi mai diventati parole
Che sappia i gradini di pietra e le estati scoscese 
Quel nome che hai proprio li' sulla lingua e non viene

Dio mostrale i passi di danza che aveva sbagliato
Conserva le foto in cui s'era trovata per caso
Raccogli le briciole perse di ogni esistenza
I respiri sui vetri di treni in partenza"

(Gazzè ,Silvestri,Fabi)

Questa la canzone.

Ammu invece è una donna indiana.
Ammu si ribella.
Si ribella alla violenza del marito.
Alle botte, ai lividi.
A quell'amore malato.
E torna in India con i suoi due gemelli, siamesi nell'anima.

Sembrerebbe la storia di una donna coraggiosa.
E lo è.

Ma Ammu è doppiamente coraggiosa perchè lo scenario è quello dell'India degli anni sessanta.
Un contesto dove una donna divorziata non ha certo vita facile.
Ammu ama, sceglie di amare di nuovo.
Ma lui è un paria.
E lei viene messa ai margini di una società che non è pronta per una donna libera come lei.


«Lo sai cosa succede quando ferisci le persone?» disse Ammu. «Quando le ferisci, cominciano a volerti meno bene. Ecco cosa fanno le parole sbagliate. Fanno sì che gli altri ti vogliano un po' meno bene.»



"Il segreto delle Grandi Storie è che esse non hanno segreti. Le Grandi Storie sono quelle che abbiamo già sentito e che vogliamo sentire di nuovo. Quelle in cui possiamo entrare da una parte qualunque e starci comodi. Non ci ingannano con trasalimenti e finali a sorpresa. Non ci sorprendono con l’imprevisto. Ci sono familiari come le case in cui abitiamo. Come l’odore della pelle del nostro amante. Sappiamo in anticipo come vanno a finire, eppure le seguiamo come se non lo sapessimo. Allo stesso modo in cui sappiamo che un giorno dovremo morire, ma viviamo come se non lo sapessimo. Nelle Grandi Storie sappiamo chi sopravvive, chi muore, chi trova l’amore e chi no. E ciò nonostante vogliamo sentirle un’altra volta.

In questo consiste il loro mistero e la loro magia."

(Il  Dio delle piccole cose-Roy Arundhati)


Forse il segreto della pelle serena è proprio godere la felicità delle piccole cose.
Godersele attimo per attimo.
Per conservare attimi eterni in ogni angolo di memoria.
Per non perdersi più nulla.
Forse Dio è in quella piccola briciola di torta che togli dall'angolo di bocca della tua bimba.
E' in quella piccola ruga che ieri non avevi.
E'   nell'imparare a cullare dolcemente i ricordi.
E' nel respirare.
Attimo dopo attimo.



TORTA RICOTTA ED ARANCIA

230 grammi di farina
2 cucchiaini e mezzo di lievito per dolci
130 millilitri di olio di mais
200 grammi di ricotta
150 grammi di zucchero
3 uova
1 pizzico di sale
2 cucchiaini di essenza di vaniglia
scorza grattugiata di un'arancia
(facoltativo 1\2 bicchierino di Cointreau)

Stampo:stampo da 28cm per plumcake o tortiera tonda da 24 cm
Cottura: forno statico,180 gradi per circa 35 minuti

Con le fruste elettriche mescolare le uova con lo zucchero per circa cinque minuti.
Unire le uova una alla volta.
Unire la scorza grattugiata, la ricotta,la vaniglia e il pizzico di sale ( e l'eventuale liquore)
Setacciare la farina con il lievito ed aggiungerli  al composto alternandoli con l'olio.
Mettere l'impasto nella teglia ben imburrata e infarinata
Cuocere in forno caldo per circa 35 minuti
Fate la prova stecchino prima di estrarre la torta dal forno.
Spolverare di zucchero a velo


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23 novembre 2014

Le salsicce impertinenti...quando il tegame rustico vince ogni resistenza.





PLEASE SCROLL DOWN FOR ENGLISH RECIPE


Ode alle salsicce impertinenti:

"Chi vuol essere lieto sia, 
di doman non v'è certezza 
io intanto me faccio na scarpetta"


Questo è un piatto impertinente.
 E anche antipatico.

Perchè non c'è verso di coglierlo in fallo.
Veloce?
Si, è veloce.

Economico?
Si ,anche.

Buono?
Eh si.
Lo è.

Con qualsiasi ingrediente la fantasia possa suggerire.
E soprattutto il frigorifero.
Perchè questo piatto impertinente ci risolve un pranzo o una cena.
E' uno di quei piatti che creano allegria e calore.

E ci vuol poco a cucinarlo.

Insomma,
trovategli un difetto.
Io non ci sono riuscita!!!

(è un piatto robusto ovviamente per cui vi consiglio di gustarlo come piatto unico.E, ehm..procuratevi un bel pò di pane,la scarpetta si impone!!)




LE SALSICCE IMPERTINENTI 
(Best Recipes.au)

ingredienti per quattro persone:

8 salsicce (luganeghe)
1 cipolla tritata
100 grammi di pancetta dolce o affumicata a dadini(facoltativa)
1 peperone rosso a dadini
1 spicchio d'aglio
800 grammi pomodori pelati
sale
pepe
peperoncino (facoltativo)
erba cipollina( o altra erba aromatica a vostro piacimento)

(eventuali aggiunte o sostituzioni:fagioli, piselli, funghi e tutto quello che gusto e fantasia vi suggeriscono)


Bucherellate la salsiccia e tagliatela a tocchetti . Mettetela in una padella antiaderente senza utilizzare olio (butterà via il suo grasso) e fatela colorire.
In un'altra padella fate soffriggere la cipolla, l'aglio, il peperone rosso a dadini ,la pancetta e il peperoncino.
Fateli insaporire per cinque minuti.
Unite la salsiccia, i pomodori pelati che avrete provveduto a schiacciare grossolanamente con la forchetta e un bicchiere di acqua.
Fate cuocere per circa 25 minuti.
Tenete d'occhio il grado di umidità nella cottura. Il fondo di cottura deve essere sempre presente, non si deve asciugare (casomai aggiungete altra acqua).
A fine cottura aggiustate si sale, pepe e unite le erbe aromatiche che più vi piacciono.
Questo piatto è perfetto come piatto unico.
Se la fame è tanta accompagnatelo con riso oppure con purè di patate!


THE NAUGHTY SAUSAGES 

Ingredients for four people: 

8 sausages (luganeghe) 
1 onion chopped
100 grams of fresh or smoked bacon, 
1 red pepper, 
1 clove garlic 
800 grams peeled tomatoes 
salt ,pepper
chives (or other herb at your leisure)
(any additions or substitutions: beans, peas, mushrooms and all that taste and imagination will suggest)


Prick the sausage and cut into chunks. Put it in a pan without using oil (throw away his fat) and let it brown. In another pan, fry the onion, garlic, red pepper, diced, bacon and chilli. Let them cook for five minutes.
Add the sausage, the tomatoes that you have taken steps to crush coarsely with a fork and a glass of water. Cook for about 25 minutes. Keep an eye on the moisture in the cooking. The cooking must always be present, you should not dry (add more water if anything)
After cooking is adjusted salt, pepper and add the herbs that you like. This dish is perfect as a main dish. If hunger is so serve it with rice or with mashed potatoes!





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21 novembre 2014

Le mini tortine Amalfi



L'aroma e il sapore di una terra.
Prendi un limone di Amalfi, lo annusi e senti il profumo della costiera.
Bevi un pò di,limoncello e hai la sensazione di berti una terra.
Con le sue fragranze, i suoi colori, le sue eccellenze.

Perchè in Italia abbiamo tante piccole perle che il mondo ci invidia e la costiera amalfitana è senza dubbio una di queste.

Il limoncello una delle sue espressioni più alte.
Un liquore che ha conosciuto un boom di vendite e di cultori negli ultimi anni.
Perchè incontra il gusto di tutti.
Perchè basta metterlo in frigo per assaporarne poi tutte le delicate fragranze.

E nei dolci poi?
Ne vogliamo parlare?

Io non amo i liquori nella pasticceria
Ci sono due eccezioni però.
Il Baileys e il limoncello.

Basta un tocco di quest'ultimo per rendere speciale una crema o una torta.

Come queste piccole tortine.
Semplicissime eppure speciali.
Soprattutto se riuscite a trovare i limoni della costiera e il limoncello fatto proprio con quei frutti.
E' la qualità che fa la differenza!

Sono delle tortine prive di glutine perchè si usa l'impalpabile farina di riso e la maizena.
Ovviamente se non vi piace questa farina e non avete problemi di celiachia nessuno vi impedisce di utilizzare la farina normale!

Si fanno in un quarto d'ora.
Il consiglio che vi posso dare è di farle riposare almeno due ore.
Il sapore e la consistenza ne guadagnano senza dubbio!





MINI TORTINE AMALFI (ricetta di Veronica Lavenia-Honest Cooking Usa)

100 grammi di maizena
200 grammi di farina di riso
1 cucchiaino di lievito per dolci (nel caso di celiachia controllate la dicitura  easyglut)
1 pizzico di sale
150 grammi di zucchero
scorza grattugiata di un limone 
2 uova
80 millilitri di latte (anche latte di riso se volete)
80 millilitri di olio di mais
1 cucchiaio di limoncello

Occorrente: pirottini di carta e stampo per muffins, frullatore ad immersione o tritatutto

Cottura: 180 gradi per 15 minuti, forno statico

Accendete il forno.
Sistemate i pirottini di carta nello stampo da muffin.
Procuratevi un cucchiaio o un dosatore per gelato accanto allo stampo.

In una terrina mescolate:farina, maizena,lievito, sale e 100 grammi di zucchero.

I restanti 50 grammi di zucchero frullateli con la scorza del limone.
Sbattete le uova con il latte. Unite l'olio e il limoncello.Aggiungete lo zucchero mixato con il limone.

Riunite in un'unica terrine i due gruppi di ingredienti e mescolateli con cura.

A questo punto con il cucchiaio o il dosatore per il gelato riempite i pirottini fino a poco più della metà.
Mettete nel forno caldo e cuocete a 180 gradi per un quarto d'ora.
fate la prova stecchino prima di tirarle fuori.
Spolveratele di zucchero a velo e fatele riposare almeno per due ore prima di gustarle.




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20 novembre 2014

La Torta 5 4 3 2 1....alle mele.Oggi diamo i numeri!!




Il mio professore di Diritto Penale all'Università amava raccontare un aneddoto.
Una donna americana entra in un bar.
Chiede un caffè.
Glielo servono estremamente bollente.
La tizia in questione si scotta la lingua e decide di far causa al proprietario del locale per lesioni.
Il bello è che vince.
Ho sempre pensato che magari il professore avesse colorito un pò la realtà..farsi ascoltare in un'aula immensa da tanti aspiranti laureandi in giurisprudenza i non era semplice.
Mi sono dovuta ricredere però.

Girovagando in rete sono finita sul sito dell'Independent.
Ebbene a giugno una donna di Birmingham ha chiamato la polizia perchè sul suo gelato non c'erano abbastanza codette colorate e non erano nemmeno sistemate in ordine armonico.
Di lì la telefonata al 999.

Telefonata resa pubblica dalla polizia proprio per denunciare le tante chiamate assurde che ricevono giornalmente e che magari tolgono tempo a quelle importanti.
Non ci credete?
Leggete Qui!

A volte i fatti più bizzarri sono senza dubbio frutto di leggende metropolitane.
A volte invece la realtà supera la fantasia.
E produce degli episodi ai confini del praranormale.

Mi domando però...cosa avrebbe dovuto fare la polizia secondo sta tizia?
Presentarsi dal proprietario del locale e processarlo per direttissima in quanto incapace di posizionare equamente e con arte le codette di zucchero???????





Oggi una bella torta mie care.
Di quelle che ci piacciono cosi tanto perchè sono talmente semplici che gli americani potrebbero tranquillamente inserirle nei famosi manuali "for dummies".

L'ho fatta spesso nei primi periodi di convivenza e matrimonio.
Ho sempre adorato le torte di mele.
MIo marito inizialomente no.

Questa torta fu all'inizio per me (parliamo di quasi vent'anni fa..........O MIO DIO) come la folgorazione sulla via di Damasco.

Semplice, veloce e MINIMAL.
Perchè viene proprio piccina, adatta ad una persona massimo due.

La realizzavo, me la gustavo a colazione e con il thè del pomeriggio e non si buttava via nulla.

Poi con l'arrivo delle bimbe l'ho dimenticata.
Le dosi di ogni cibo si sono ingigantite, le torte di mele ormai sono un must a casa mia e vanno per la maggiore.

Ieri ho ritrovato questo foglietto dentro un vecchio libro.
Tanta nostalgia per il tempo trascorso e la voglia di riassaporare il sapore semplice di questa tortina


Detto fatto.
Ci vuole mezz'ora.
La si può preparare anche per colazione la mattina stessa.
Non servono bilance,ma solo un cucchiaio.
La dose che vi do è per uno stampo da 15 cm.
Volendo ottenere una torta più grande basta raddoppiare o triplicare le dosi.

Due precisazioni:
-come vedete è cambiato di nuovo lo sfondo del mio blog. Chi mi conosce bene sa che mi piace cambiarlo spesso, secondo l'umore,la stagione o quant'altro.
E' un pò come cambiare l'arredamento e la disposizione di una casa.
Stavolta purtroppo ho dovuto cambiarlo necessariamente perchè mi erano saltate alcune funzioni essenziali come il tasto rispondi e altre ancora.
Chiedo scusa per il momentaneo disorientamento ma a volte l'HTML non perdona (soprattutto la sottoscritta)

-mi riservo la possibilità di indicare la fonte della ricetta in un secondo momento perchè non sono riuscita a risalire alla fonte



TORTA 5 4 3 2 1...alle mele

I cucchiai si intendono colmi e non rasi

5 cucchiai di farina
4 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di latte
2 cucchiai di olio
1 uovo
1\2 bustina di lievito per dolci
2 mele
Aromi (io ho utilizzato le zeste dell'arancia)

Stampo:stampo tondo da 15 cm (se volete utilizzare uno stampo più grande raddoppiate le dosi)

Forno:180 gradi 

Tempo di cottura:25 minuti

Imburrate e infarinate lo stampo o rivestitelo di carta forno.
Accendete il forno.
Tagliate le due mele a fettine spruzzandole con un pò di limone per non farle annerire.
In una terrina riunite tutti gli ingredienti, lavorateli con le fruste elettriche o con un mestolo.
Ci vorranno due, tre minuti.
Rovesciate il composto nella teglia, unite le mele in superficie e infornate.
Fate la prova stecchino prima di tirar fuori la torta.
Fatela raffreddare e decorate la superficie con lo zucchero a velo.

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17 novembre 2014

Il Risotto taleggio,funghi e nocciole e gli Orobii



A me gli Orobii fanno un gran simpatia.
Perchè ci sapevano fare.
Uhhh come ci sapevano fare.
Mucche e vitelli non avevano segreti per loro.

Tra una mungitura e l'altra crearono il capolavoro.
Il Taleggio.
Mica pizza e fichi.

Una volta arrivati attraverso le Alpi nelle valli lombarde, gli si accese la lampadina.
Ed ecco la mungitura, il latte in stampi di legno a forma di parallelepipedo quadrangolare ,la salatura solo al termine e la particolarità di girare gli stampi ad intervalli regolari.

Sembra niente.
Solo che siamo nel IV secolo avanti Cristo.
Mica c'era Wikipedia da poter consultare!!

Il taleggio" l'è vecio".
Ha attraversato indenne fior di secoli.
Fino al 1944, anno della sua consacrazione definitiva grazie ad un decreto ministeriale che ne fissa la percentuale grassa minima.

A me  piace.
Ed è uno dei miei peccati di gola preferiti, anche se mi costringe poi per quattro giorni ad osservare una ferrea dieta di controllo delle intolleranze.

Lo adoro da solo e mi piace quando crea unioni perfette con altri alimenti.

Come nel caso di questo risotto.


Pochi e semplici ingredienti.
Un piatto di facile esecuzione.
Ma buono.
Una coccola al palato e una all'anima.
Soprattutto in una giornata come questa.
Un pò fredda, con la pioggia che batte incessante sui vetri.
E la voglia di coccolarsi un pò.




RISOTTO TALEGGIO, FUNGHI e NOCCIOLE

Riso Carnaroli o Arborio-400 grammi
Funghi misti-250 grammi
Taleggio-120 grammi
Cipolla bianca_1 (piccola)
Aglio -2 spicchi
Vino bianco secco- 1\2 bicchiere
Brodo vegetale-600 millilitri
Granella di nocciole tostate-70 grammi
Burro-40 grammi


Tritate finemente lo spicchio di aglio e la cipolla piccola.
Mettete sul fuoco una padella, unite il burro e il trito di cipolla e aglio.
Fate soffriggere  e unite poi il riso, facendolo tostare per un minuto circa.
Unite il mezzo bicchiere di vino e fate evaporare.
A questo punto versate mano mano il brodo bollente, portando a cottura il riso stesso.
Nel frattempo iniziate a cuocere i funghi.
In una padella ponete un pò di olio, l'altro spicchio d'aglio schiacciato.
Fate prendere un pò di colore e unite poi i funghi.
Sfumate con un pò di vino e portate a cottura, aggiustando di sale e di pepe.
Fermate il riso due minuti prima del termine della cottura.
Unite il taleggio che avrete tagliato a dadini e una noce di burro. mantecate fino a far sciogliere il formaggio.
Servite il riso nei piatti,unendo in superficie i funghi cotti e la granella di nocciole tostate.



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