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24 maggio 2017

Genius- la serie tv che non ti aspetti


Questo tizio qui è un genio:




Ve lo ricordate nei panni del timido e bravo Richie Cunningham?
Beh scordatevelo.
Gli Happy Days sono passati così come i suoi capelli. Quello che è rimasto è uno dei registi più bravi degli ultimi tempi, capace di regalarci capolavori come A Beautiful Mind e Apollo 13 (lo so, anche Rush)

Prendiamo Genius.
Aveva tutte le carte in regola per essere un polpettone.
Motivo numero uno: racconta la storia del grande Einstein.
Motivo numero due: viene trasmessa sul National Geographic che notoriamente non trasmette le vicende di Brooke e Ridge.
Motivo numero tre: Einstein sta alla fisica come Cicciolina a un sexy-shop. Vuoi mettere dieci puntate di formule su formule?

Sinceramente? Pensavo un flop.
Sinceramente? Mi sono sbagliata.


Genius ha la capacità di prenderti e incollarti al divano con l'Attak. Non ti alzi e fa niente se il nonno ha perso la dentiera, la gatta i croccantini o tua suocera il senno. Rimani lì e ascolti, assapori la vita di un genio a tratti insolente, a tratti sognatore.

Vi dico solo che la serie si apre con un amplesso dell'Einstein anziano con la sua segretaria. Altro che polpettone alla corazzata Potemkin.
Siamo arrivati alla seconda puntata.
Sotto i miei occhi sono passati gli inizi di un genio che a volte ti fa venire voglia di assestargli una pampina a cinque dita tra capo e collo per una certa faciloneria sentimentale e un'insolenza che......mizzica avessi io due briciole e tre quarti del tuo genio.

Ve lo consiglio?
Si e ci potete credere perché ve lo dice una che campa a gallette di riso e serie tv.
Credo fermamente nel Grimm, in Daenerys Targaryen, nei lupi mannari di Teen Wolf e nei maniaci scassamaroni di Criminal Minds. 
Credo pure in Frodo e Sam, anche se appartengono a un altro mondo.
Vi bastano come credenziali?


Genius va in onda ogni giovedì, in prima serata, sul National Geographic di Sky. Se avete voglia di sognare, riflettere e far funzionare le sinapsi è la serie tv giusta per voi. Il cast è stellare: dal protagonista, il premio Oscar Geoffrey Rush a Emily Watson, nei panni di Marie, seconda moglie del genio.






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22 maggio 2017

Il Bambino Bugiardo



Io non capisco la cattiva abitudine che abbiamo di tradurre i titoli dall'inglese con un unico e semplice criterio ovvero ad minkiam.
Un esempio?
Il famoso film "Tutti insieme appassionatamente" in realtà non ha una virgola in comune con il titolo originale inglese "The sound of music".
Oppure il bellissimo libro di Clara Sanchez " Il profumo delle foglie di limone" si discosta molto dall'originale spagnolo "Lo que esconde tu nombre". In questo caso poi il discorso riguarda anche la copertina italiana che evoca un bel romanzo femminil-sentimentale mentre in realtà è un thriller potente ed evocativo (come sottolineato dalla copertina iberica).
"Il bambino bugiardo"  in realtà non c'azzecca nulla con la trama del libro.  Il titolo originale è The Fire Child e, credetemi, è tutta un'altra storia sotto questo profilo.

L'ho letto in un giorno, sfidando casa, lavoro, cambio di stagione e gatta rompiscatole attaccata alle caviglie. L'ho letto girando il risotto, stirando le camicie, ascoltando una versione di greco di una figlia e la lezione sul buddhismo dell'altra, scrivendo due articoli sugli alibi mentali e giocando con suddetta gatta. Ho reso l'idea?
E' un thriller bellissimo, quello che mi ci voleva per riprendermi dal tradimento. No, non quello di mio marito (si spera😉) ma quello del mio amato Wulf Dorn e del suo ultimo romanzo. Signore della paura, che fine hai fatto?

Per comprendere la trama del Bambino Bugiardo, sedetevi, chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi qui:









Le miniere della Cornovaglia, il mare in tempesta, una donna che ha trovato l'uomo della sua vita: vedovo, affascinante, ricco, appassionato e con un bimbo incantevole. Una villa dalle infinite stanze, il profumo dell'estate di questo spicchio selvaggio d'Inghilterra. Bello vero?
All'estate subentra però l'inverno, e con esso la solitudine, la brughiera che riempie i silenzi assordanti, un marito spesso assente, un bimbo che vede e che sente "cose" e una solitudine che scende sotto quelle miniere, sotto il mare e rivela segreti inaspettati. Pagina dopo pagina si assapora, ci si spaventa, si ama, ci si distoglie...e si ritorna.

Il bambino bugiardo è una specie di LSD sensoriale. Cattura i cinque sensi e li restituisce camuffati e confusi. Ti sembra di capire ma ti accorgi che in realtà che non hai capito un bel niente. E questo è il presupposto di un thriller ben riuscito. Ti spiazza, torni indietro, rileggi e ti stupisci.

Non vi svelo altro della trama. Lo spoiler è in agguato e non potrei perdonarmelo. Vi dico solo che se siete amanti del brivido come me, questo libro non potrà non tenervi compagnia nelle lunghe giornate estive.

Sono andata a cercare qualche notizia sull'autore, S.K. Tremayne. Piccolo inciso: è l'autore de "La gemella silenziosa". Ce l'ho da mesi sul comodino, non sono andata oltre le prime trenta pagine. Non perché sia brutto il libro ma perché mi mette profondamente a disagio. Un altro indizio della bravura di questo autore che pare viva nel Devon e sia padre di due figlie. Abile scrittore, collabora con svariati magazine e diamine, lasciatemi dire, ha una fantasia che pagherei oro solo per averne la metà 😊.

Vi lascio con un consiglio.
Bibita dissetante sul tavolino, magari qualche Biscotto al limone (Qui la ricetta) e ascoltate in sottofondo "The Dream Weaver" di Peter Gundry, reperibile su Youtube.



Il bambino bugiardo
S.K.Tremayne
Editore Garzanti Libri
Collana Narratori Moderni
Anno edizione 2017
Pagine 317
Costo versione cartacea 14,47 €
Costo e-book 9,99 €



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28 dicembre 2016

Lion-La lunga strada per tornare a casa- recensione


romanzo-recensioni-India-Saroo-Nicole Kidman



Un pomeriggio di tre settimane fa, la televisione accesa in sottofondo e una marea di articoli da scrivere quando...

Appare il trailer di Lion-La lunga strada verso casa. Sullo sfondo la mia amata India, in primo piano gli occhi profondi di un bambino. Alzo il volume e ascolto il trailer. Una storia vera. Non so perché mi colpisce, di solito evito come la peste le storie di bambini soli, persi o orfani.
Lo sono stata anche io, orfana, e non mi sono mai concessa un'attenuante. Nessuna scusante per questo mio stato, non ero diversa dagli altri, dovevo solo faticare un po' di più. Tutto qui. Non ho mai sopportato scorciatoie o benefit per questo mio status. E' capitato, c'est tout.

Però Lion mi ha stregato e sono andata a cercare il libro. Di solito, scappo a gambe levate dai film tratti da un romanzo. Mai all'altezza della fantasia che si sviluppa quando si legge.

Compro in versione ebook "La lunga strada verso casa" di Saroo Brierley promettendo a me stessa che alla prima pagina pseudo-strappalacrime l'avrei cancellato dal Kindle.

Tsè.

Saroo ha cinque anni e vive in un paesino indiano. Una sera accompagna il fratello più grande. Si ferma ad aspettarlo, si addormenta, si risveglia e non lo trova più. Sale allora sul treno fermo, pensando di trovarlo nei vagoni. Ma è piccolo, è notte e paura e stanchezza gli addormentano il cuore e la testa. Chiude gli occhi e si risveglia a Calcutta, 1600 km distante dal suo paesino. Non sa pronunciare bene il suo nome, non trova nessuno disposto ad aiutarlo. Saroo sopravvive nella stazione della città più caotica del mondo fino all'entrata in orfanotrofio e alla successiva adozione da parte di una coppia di australiani.
Venticinque anni dopo, tramite Google Earth, riesce a ritrovare il suo villaggio e la sua famiglia.

Eccola in sintesi la trama. Ho evitato alcuni spoiler ma le grandi linee della storia sono tutte qui. Una storia vera e anche ben raccontata. Se pensate di trovarvi davanti a un bambino in lacrime, scordatevelo. Saroo è forte e risoluto, dotato di un istinto di sopravvivenza unico. Non verserete una lacrima, non ve lo permetterà in nessuna pagina del libro. 

Una scrittura semplice e tipica di chi nella vita fa altro. Non ci sono interventi di mani esterne (benedetti noi ghost writer) e si capisce riga dopo riga. Scarno, essenziale ma coinvolgente. Lo leggete in un giorno e, dopo l'ultima riga, vi sembrerà di aver lasciato un amico.

Dicono che il film sia in aria da Oscar, con una Nicole Kidman in gran forma. Non so se lo andrò a vedere.
Ho paura di dare nomi, volti e profumi ai personaggi della storia. Mi basta quello del vero Saroo, per ora.


                                   

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2 giugno 2016

Un libro per il fine settimana: "Incubo" di Wulf Dorn...FINALMENTE!!!



Autore: Wulf Dorn
Editore: Corbaccio (collana Top Thriller)
Edizione cartacea ed ebook
2016, pagine 361


“....A volte qualcosa ci spezza. Non sentiamo alcun rumore, neppure ce ne accorgiamo. Eppure fa malissimo. E’ un dolore cosi violento che ci sembra non passerà mai. Nemmeno tra mille anni….”

Trama:

Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d'auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso ma, da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l'indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra. 
 (fonte IBS )

Io ed "Incubo":

La fila in libreria l’ho fatta per pochi testi.
Harry Potter signori, prenotazioni mesi prima per poter acciuffare la mia copia.
E i libri di Wulf Dorn che nel mio cuore combatte solo con Donato Carrisi per quanto riguarda il thriller moderno.
E il 26 maggio è arrivato.
“Incubo” è finalmente tra le mie mani.
Sapete qual è la prima reazione di fronte ad un libro che ho atteso a lungo?
Lo lascio sul mio comodino dopo averlo annusato. E per i primi due, tre giorni lo osservo soltanto. Comes e avessi paura di violarlo.
Poi inizio a leggere e il problema è fermarmi.
E iniziano le maledizioni per aver fatto quel coeso all’Università di lettura veloce.
Le pagine scorrono via troppo veloci.
Se dovessi dare un sapore all’ultima fatica di Wulf Dorn sarebbe il sapore delle ciliegie mangiate da piccoli ,nascosti nella penombra di tremolanti pomeriggi estivi, mentre le cicale chiacchierano senza sosta.
Pomeriggi lunghi, interminabili con protagonista una bicicletta, la noia e la voglia di scoprire qualcosa di nuovo.
Un ragazzino, una ragazzina.
Fin qui niente di strano.
Ma siamo a casa di Dorn, il thriller puro, signori.
Quello più difficile da maneggiare perché non ci sono scie di sangue color ketchup a mettere paura.
C’è soltanto la maestria delle parole che evocano.
A volte evocano tenerezza.
A volte quelle stesse parole diventano denti di lupo, ben affilati.
E quindi ecco che nei caldi ed afosi pomeriggi di quell’estate compaiono un ragazzino Simon, affetto da leggero autismo, la scomparsa di entrambi i genitori. Una zia, Tilia, ed un fratello adorato Mike che non sanno bene cosa farsene di questo bimbo problematico…tant’è vero che all’orizzonte ecco profilarsi l’ombra di un collegio stantio.
Sembra un Harry Potter ma al contrario. Dove l’empatia degli adulti nei confronti di un adolescente che soffre trova un grosso limite: l’inadeguatezza.
Adolescenti che hanno in comune un’unica grande paura: la solitudine e la paura di essere dimenticati.
La paura che un alito di vento possa cancellare una vita.
Le pagine scorrono via come una limonata ghiacciata durante il solleone.
Ogni pagina è un tassello in più, altre volte un tassello in meno.
E il mosaico a volte cresce spietato ma niente è quello che sembra.
Il lupo è ovunque. Magari potessimo riconoscerlo a naso. A volte è in aliti impensati, a volte quel che sembra lupo è semplicemente un agnello. A volte l’agnello diventa lupo affamato.
Se cercate un libro senza l’ego dello scrittore, se cercate un libro in grado di acciuffarvi per i capelli per calarvi nella storia lo avete trovato.
Sarete protagonisti, il cervello mai addormentato ma stimolato continuamente dalla storia.



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