28 dicembre 2016

Lion-La lunga strada per tornare a casa- recensione


romanzo-recensioni-India-Saroo-Nicole Kidman



Un pomeriggio di tre settimane fa, la televisione accesa in sottofondo e una marea di articoli da scrivere quando...

Appare il trailer di Lion-La lunga strada verso casa. Sullo sfondo la mia amata India, in primo piano gli occhi profondi di un bambino. Alzo il volume e ascolto il trailer. Una storia vera. Non so perché mi colpisce, di solito evito come la peste le storie di bambini soli, persi o orfani.
Lo sono stata anche io, orfana, e non mi sono mai concessa un'attenuante. Nessuna scusante per questo mio stato, non ero diversa dagli altri, dovevo solo faticare un po' di più. Tutto qui. Non ho mai sopportato scorciatoie o benefit per questo mio status. E' capitato, c'est tout.

Però Lion mi ha stregato e sono andata a cercare il libro. Di solito, scappo a gambe levate dai film tratti da un romanzo. Mai all'altezza della fantasia che si sviluppa quando si legge.

Compro in versione ebook "La lunga strada verso casa" di Saroo Brierley promettendo a me stessa che alla prima pagina pseudo-strappalacrime l'avrei cancellato dal Kindle.

Tsè.

Saroo ha cinque anni e vive in un paesino indiano. Una sera accompagna il fratello più grande. Si ferma ad aspettarlo, si addormenta, si risveglia e non lo trova più. Sale allora sul treno fermo, pensando di trovarlo nei vagoni. Ma è piccolo, è notte e paura e stanchezza gli addormentano il cuore e la testa. Chiude gli occhi e si risveglia a Calcutta, 1600 km distante dal suo paesino. Non sa pronunciare bene il suo nome, non trova nessuno disposto ad aiutarlo. Saroo sopravvive nella stazione della città più caotica del mondo fino all'entrata in orfanotrofio e alla successiva adozione da parte di una coppia di australiani.
Venticinque anni dopo, tramite Google Earth, riesce a ritrovare il suo villaggio e la sua famiglia.

Eccola in sintesi la trama. Ho evitato alcuni spoiler ma le grandi linee della storia sono tutte qui. Una storia vera e anche ben raccontata. Se pensate di trovarvi davanti a un bambino in lacrime, scordatevelo. Saroo è forte e risoluto, dotato di un istinto di sopravvivenza unico. Non verserete una lacrima, non ve lo permetterà in nessuna pagina del libro. 

Una scrittura semplice e tipica di chi nella vita fa altro. Non ci sono interventi di mani esterne (benedetti noi ghost writer) e si capisce riga dopo riga. Scarno, essenziale ma coinvolgente. Lo leggete in un giorno e, dopo l'ultima riga, vi sembrerà di aver lasciato un amico.

Dicono che il film sia in aria da Oscar, con una Nicole Kidman in gran forma. Non so se lo andrò a vedere.
Ho paura di dare nomi, volti e profumi ai personaggi della storia. Mi basta quello del vero Saroo, per ora.


                                   

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27 dicembre 2016

Il Pain d'Epices...quello vero!

spezie-Natale-dolci tipici-



Il Pain D'Epices è una specialità alsaziana. Origini antichissime e una fama pressoché immutata nel tempo. 
E' un dolce rustico, deciso, profumato. I mitteleuropei lo consumano a colazione per tutto il periodo natalizio (e anche oltre).
E' delizioso da solo ma stupefacente se accompagnato da una pallina di gelato alla vaniglia.
O panna semimontata. O, e questa è la morte sua, da un velo di burro salato. Una mia amica francese lo utilizzava come panure per le fette di petto di pollo. Lo faceva tostare nel forno, lo passava nel mixer e panava la carne, dopo averla leggermente passata nell'olio. Alcuni lo accompagnano con il foie gras.
Io sono purista.
Lo mangio da solo, semplicemente con una tazza di caffè americano tra le mani.
E' stato difficile trovare una ricetta che fosse simile all'originale che compravo durante i miei viaggi. Alla fine l'ho trovata e, con qualche leggera modifica, l'ho resa quasi uguale al pain d'epices che si compra dai fornai d'Oltralpe.

Un discorso a parte lo merita il mix di spezie.
Ho avuto la fortuna di trovare nei supermercati Carrefour un barattolino di spezie già pronte per il pain d'epices. E' un piccolo barattolino con l'etichetta nera il cui costo non dovrebbe superare i 3 euro. Se non lo trovate o non avete voglia di comprarle, nella ricetta trovate tutte le spezie necessarie e la loro quantità. Una piccola precisazione: l'elenco delle spezie è abbastanza lungo. Se non le avete tutte, non c'è problema. Provate comunque a farlo. Non sono una purista ma una convinta sostenitrice del "di necessità virtù". Non otterrete il pain d'epices originale, ma un pane dolce speziato comunque gradevole.
Non vi spaventate per il contenuto di miele....il pain d'epices non viene dolce né stucchevole. Anzi, pensate che in passato, proprio per il contenuto in miele e spezie, era considerato una medicina!

Provatelo se non lo conoscete, crea dipendenza...almeno fino a Pasqua!!




ricetta tratta e modificata da Tutto Green

PAIN D'EPICES

225 grammi di farina integrale (o metà 00 e metà integrale)
2 uova
150 gr miele 
90 ml olio vegetale (mais o girasole)
50 gr zucchero di canna 
1 tazzina piena di caffè
1\2 bustina di lievito per dolci
1\2 cucchiaino raso di bicarbonato

Spezie:

1 cucchiaino abbondante di miscela di spezie per pain d'epices

o in alternativa

1\2 cucchiaino raso di cannella
1\2 cucchiaino raso di noce moscata grattugiata
3 grammi di pepe nero
1 punta di chiodi di garofano in polvere
1\2 cucchiaino di zenzero in polvere
4 bacche di cardamomo
4 semi anice

Prepara il caffè, mettilo in una tazzina e metti in infusione le bacche di cardamomo leggermente schiacciate ( così escono i semini).

Mescola il miele (se dovesse essere solido fallo sciogliere prima sul fornello) con l'olio, lo zucchero, le uova, la cannella, la noce moscata, lo zenzero, il pepe nero.

Unisci la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato al composto con l'olio, alternandola con il caffè.

Prendi uno stampo da plumcake non molto grande, foderalo con la carta da forno inumidita e mettici il composto.

Cuoci in forno caldo a 170°, forno statico, per circa 35/40 minuti.

Dopo circa 20 minuti dall'inizio della cottura, copri la superficie con un foglio di alluminio (la superficie tende a scurirsi).

Si conserva a lungo avvolto nella pellicola.

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11 dicembre 2016

Gingerbread al cacao e 'na strofinatina di zenzero

zenzero-biscotti-natale


Zenzero, zenzero delle mie brame, qual'è la spezia più inflazionata del reame?
Quella che domani troveremo nella pasta o magari nel biberon dei nostri nanetti?

Provate a sfogliare qualsiasi rivista dedicata al benessere e fatevi il conto di quante volte viene nominato lo zenzero.
Candito, grattugiato, essiccato, a scagliette, mettine circa un pollice che altrimenti pizzica talmente tanto che chiami i pompieri, io ne metto quanto mi pare perché mi piace.
Col miele, senza miele, no con il limone, ma una puntina di aceto di mele è la morte sua.
Mettilo nella tisana, usalo come caramella, grattugialo sulla mela cotta del nonno e usalo come dentifricio.
Donna, 'na strofinatina dietro le orecchie e gli uomini cascano come mosche al tuo passaggio.
E tu uomo strofinalo dove non batte il sole che andrai come un treno tutta la notte.
Esagerata?
Un rapido giro tra usi e costumi del globo vi farà sorridere e converrete con me che zenzero e curcuma sono diventati i divi dei tuttologi.
Ovunque e comunque.

Però che dirvi? A me piace.
E tranne che strofinarlo dietro le orecchie e infilarlo nella mela del nonno, lo metto un pò ovunque.
Lo zenzero è vecchio come il cucco, solo che prima non se lo filava nessuno.
I primi biscotti preparati con il nostro protagonista risalgono, nientepopòdimeno, al 2400 a.c
Enrico VIII si narra lo usasse come rimedio contro la peste.
Io mi permetto di dissentire.
Ha avuto sei mogli, secondo me, 'na strofinatina nelle parti basse se la sarà anche data, poraccio 😝😜
Elisabetta I pare abbia fatto i primi gingerbread della storia che sono un pò un simbolo dell'Inghilterra.

Io i gingerbread li ho incontrati nel lontano 1981 per la prima volta a Zurigo, durante una delle mie vacanze natalizie in Svizzera. E da allora, il Natale per me sa di spezie e di zenzero. Adoro il pandoro e il panettone (SENZA CANDITI) ma datemi un pain d'epices e vi salverò il mondo ( e distruggerò il vostro girovita).

Oggi vi propongo i gingerbread ma al cacao.
Provateli da soli, con la cioccolata, con un tè fumante. Potete divertirvi a decorarli con la glassa o a lasciarli così, semplici, con una bella spolverata di zucchero a velo.


GINGERBREAD AL CACAO

100 gr farina
100 gr burro
25 gr cacao amaro
80 gr zucchero di canna
1 tuorlo
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
1 pizzico di chiodi di garofano
1 pizzico di sale

Nella planetaria o nel mixer metti il burro a pezzetti (freddo), la farina, il cacao e le spezie. Frulla alla massima velocità e aggiungi lo zucchero, il tuorlo e il sale e frulla ad alta velocità. Il composto che otterrai sarà sbriciolato. Lavoralo brevemente con le mani fredde e mettilo in frigo per circa 30 minuti.
Stendi la frolla su due foglie di carta forno e e ritaglia i biscotti nella forma preferita.
Cuoci in forno caldo, statico, a 170° per circa 20 minuti.
Falli raffreddare e spolverali con zucchero a velo.


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29 novembre 2016

I biscotti della salute e sono un'aspirante egoista


biscotti-colazione-salento-.bambini



Sono un'aspirante egoista.
Lo confesso.
Ho tolto il saio e indossato i tacchi a spillo. Le calze a rete no, mi danno prurito.
Sono un'aspirante egoista. Aspirante perché ho frequentato solo le prime lezioni e appreso i primi rudimenti.
La prima lezione mi ha insegnato a relazionarmi con l'ennesima vecchina che mi pianta un gomito nello stomaco e mi sorpassa alla cassa. La guardo e le dico: "A nonnè, e no. Almeno chiedilo!!!" Perché io ti faccio passare più che volentieri, ma non posso donare una costola ad ogni vecchietta che sgomita. Le sto finendo e a qualcosa mi dovranno pur servire.

La seconda lezione mi ha insegnato a trattare con le persone che al mattino mi dicono: "Ma sempre a passeggio stai?". Imbecille, sono carica di buste della spesa come un mulo in procinto di imbarcarsi nell'arca di Noè, ho la busta della farmacia al posto degli orecchini e le divise del marito ritirate dalla lavanderia appese al collo, e tu mi dici pure buona passeggiata?
Ok, due secondi ci vogliono. Smonto il mio assetto da guerra mattutino e lo monto su di te. E già che ci sei mi porti anche la mia borsa della spesa fino a casa. E manco ti offro il caffè.


La terza lezione mi ha insegnato a trattare con i call center. Ho il massimo rispetto per il lavoro altrui, ma se ti dico di non aver bisogno dell'ennesimo purificatore d'acqua (che tra l'altro me lo proponi esattamente alle due  e cinque, quando con una mano giro il risotto, con l'altra affetto un pezzo di carne e la cornetta la tengo con il piede, ammazza quanto sò snodata), non ti stupire se d'ora in poi a casa mia ti risponderà la domestica filippina ..."No, signora non esserci, non tornare, io non conoscere nemmeno". L'ho assunta per corrispondenza va beh?

I biscotti della salute sono necessari per affrontare il logorio della vita moderna.
Quelli che vi propongo appartengono alla tradizione salentina. Semplici ed essenziali eppure deliziosi. venivano preparati in gran quantità dalle massaie salentine e cotte nel forno del paese. La struttura semplice ne faceva dei biscotti adatti ai bambini e ai malati. La ricetta che vi propongo è di Claudia Deb, la quale consiglia di gustarli da soli oppure a colazione spalmati di miele o marmellata.



I Biscotti della salute

330 grammi farina
130 gr zucchero
2 uova + 1 tuorlo
1 bustina di lievito
scorza grattugiata di 1 limone
1 pizzico di sale
100 ml olio di semi

Disponi la farina, setacciata con il lievito, sul tavolo da lavoro. Al centro pratica un buco e inserisci tutti gli ingredienti.
Impasta fino a ottenere un composto omogeneo.
Dividi l'impasto in due cilindri di media grandezza e mettilo in frigo per circa 30 minuti.
Accendi il forno a 180°.
Spennella con il tuorlo sbattuto la superficie dei cilindri.
Tira fuori il tuo impasto e cuocilo per circa 20 minuti.
fallo raffreddare completamente.
Taglialo a fettine di circa 1 cm e rimettilo nel forno caldo per circa 30 minuti a 150° fino a che le fette saranno dorate e croccanti.

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25 novembre 2016

La Frittata d'o Re Lazzarone

frittata-peperoni-zucchine-cipolle-patate

La frittata d'o Re Lazzarone è un tuffo nella storia.
Non so voi ma io adoro le frittate ma immancabilmente...mi dimentico di cucinarle.
In settimana una sbirciatina da Luciano mi ha ricordato che da tempo immemorabile volevo cimentarmi nella preparazione di questo meraviglioso secondo.

Il re Lazzarone mi è proprio simpatico.
Immagino la figura di Ferdinando I di Borbone che si aggira insofferente tra i clichè di corte e le sottane raffinate delle nobildonne. Uno spirito libero, amante del buon vino, del buon cibo e perché no, anche del buon sesso. Memorabili le sue scorribande a caccia di popolane formose e veraci così come le sue incursioni a Portici in cerca del cibo vero, che molte volte amava preparare con le sue stessi mani.
Un sovrano atipico, amato dal popolo, giocherellone e burlone.
Il re Lazzarone.



Questa la frittata inventata da lui, amante degli ortaggi e dei sapori veri e non artefatti.
Io ve la ripropongo pari pari a quella trovata nel blog di Luciano.




 La Frittata d'o Re Lazzarone

1/2 kg di patate
4 zucchine piccole
4 peperoni
2 cipolle
5 uova
2 spicchi di aglio
4 cucchiai di farina addizionata a 4 cucchiai di parmigiano o pecorino
sale 

Lava e taglia a pezzetti regolari tutti gli ortaggi.
Tienili separati.
Inizia con il scaldare dell'olio in una padella. Inizia a soffriggere la cipolla e falle rosolare per circa dieci minuti. Salarle e tenerle al caldo. Aggiungere un pò di olio e iniziare a rosolare lo spicchio d'aglio. Toglierlo e unire le zucchine. farle rosolare e unire 1/2 bicchiere di acqua. Una volta cotte, aggiustale di sale e mettile insieme alle cipolle. Fai stufare le falde di peperone e aggiungi anche stavolta 1/2 bicchiere di acqua. Portale a cottura e uniscile agli altri ortaggi. Rosola infine le patate (ovviamente aggiungi sempre l'olio mancante) a fiamma abbastanza alta. Alla fine, dopo aver aggiunto anche la patate, aggiusta di sale e pepe l'insieme degli ortaggi e metti da parte.
Sbatti le uova con la farina addizionata con il formaggio, aggiungi sale e pepe. Nella padella dove hai cotto le verdure, aggiungi dell'olio, fallo scaldare e versa le uova sbattute. Falle rapprendere e poi sulla superficie versa gli ortaggi e ripiega su di loro un lembo della frittata stessa. Abbassa la fiamma, metti un coperchio e porta la cottura al termine. La frittata dovrà essere morbida e spugnosa.




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15 novembre 2016

I panini al latte e cioccolato e le ragazzine già mangiate


panini latte cioccolato colazione


Le ragazzine portamele già "mangiate"
"Le devo anche digerire?"
"Ahah, sei la solita imbecille ahaha"
😕
Ahaha 'na cippa lippa. E scusate il francesismo. Allora, non mi arrabbio per l'imbecille, ci mancherebbe, ne sono consapevole 😆😆. Purtroppo ho un unico neurone chiamato Superstite che galleggia nel mio cervello come la particella di sodio dell'acqua Lete. Quello, poverino, chiede C'è nessuno? Ma gli rispondono solo i succhi gastrici dal basso, perchè altro non c'è. Quindi è chiaro che quando la bocca mi parte senza essere collegata al Superstite sono dolori. Per fortuna che la maggior parte delle persone ride e non si ferma a riflettere perchè altrimenti mi prenderei una legnata sugli spazi gengivali ogni giorno!



Portamele già mangiate. 

Ma che capperi vuol dire?
Te le devo rosicchiare, devo mangiare un braccio, una gamba, un bulbo pilifero? Insomma, che cosa devo fare a 'ste due povere ragazzine?


Ma no, volevo dire.....portarmele dopo pranzo.

E ci vuole tanto ad allungare la frase? Ma perché la gente parla come i telegrammi? Hanno la tariffa a seconda delle vocali e delle consonanti?Ma che mondo bischero!


La lingua italiana è meravigliosa, piena di sfumature, colori, chiaroscuri.

Usiamoli.
Non costa nulla, magari un po' di fiato in più.
E che sarà mai!
'Na bella respirazione bocca a bocca e passa tutto.

Cosa c'è di più semplice del pane con una bella tavoletta di cioccolato?
Nulla.
Datemi quintali di Nutella e io continuerò a preferire la cara, vecchia, tavoletta di fondente puro o nocciole o latte o quel che vi pare, purchè faccia cronk.
Vi propongo dei semplici panini al latte e cioccolato per una colazione ricca ma anche semplice, perché sono i sapori elementari quelli che il palato non dimentica.


PANINI AL LATTE E CIOCCOLATO

500 gr farina
250 ml latte intero 
100 gr burro
1 bustina di lievito secco
1 pizzico di sale
1 tuorlo d'uovo
70 gr zucchero
essenza di vaniglia
1 tavoletta di cioccolato 

latte per spennellare la superficie

Tirate fuori il burro per farlo ammorbidire.
Su un tavolo mettete la farina a fontana. Unite tutti gli ingredienti (tranne il cioccolato) e iniziate a impastare. Se il composto necessita di altro liquido, aggiungete altro latte oltre la dose prevista. Dovrete ottenere un composto omogeneo. Mettete a lievitare fino al raddoppio della massa. Riprendete il composto, rilavoratelo e staccate all'incirca otto pezzi di impasto. Prendetene uno, stendetelo a mò di piccolo rettangolo e al centro mettete tre, quattro quadratini di cioccolato. Chiudete, dategli la forma che più vi piace e continuate fino a esaurimento dell'impasto. Mettete i panini nella teglia che poi andrà in forno a fate rilievitare per circa 30 minuti.
Spennellate la superficie e cuocete in forno caldo a circa 200 gradi per 30 minuti. Accertatevi dell'avvenuta cottura e fate raffreddare.


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6 novembre 2016

I panini alle olive e le mail dementi

Il pane appena sfornato riempie la casa di un profumo unico e inconfondibile. I panini alle olive sono piccoli scrigni preziosi, semplici da preparare, ma così ricchi di sapore da stupire a ogni morso.




 Vi capita mai di ricevere mail sceme?
A me si. 
Ogni tanto, per fortuna.
In questi giorni in cui sono stata assente dal blog per lavoro, ne arriva una molto curiosa.
Il succo era più o meno questo: chi te lo fa fare a proporre ricette di altre blogger? Non è controproducente?




Si, è molto controproducente.
Per i miei fianchi, innanzitutto.
Per la culotte de cheval, che più de cheval assomiglia a de maial, ormai.
Per le sinapsi, perché magari mentre lavoro, con la testa sono alla lista degli ingredienti da comprare.




Controproducente?
Un rapido calcolo. 
Quante ricette vengono proposte dalle blogger ogni giorno? E quante di queste ricette, validissime, rischiano di annegare nell'oblio?
Siamo oneste: basta fare due foto in croce, scrivere un testo con quattro parole incomprensibili che a confronto, il cruciverba di Bartezzaghi è un abbecedario, per definirsi foodblogger?


Non sono polemica, solo pratica.
Per questo ogni tanto penso sia necessario fermarsi e guardare oltre il proprio naso, anzi oltre la propria ricetta.
Con la mia smania di condividere ho conosciuto persone bellissime, alcune addirittura oltreoceano, e ho contribuito, nel mio piccolo, a fissare nella memoria culinaria piccole perle.

Quindi, oggi, manco a farlo apposta, vi rifilo la ricetta di una persona tra quelle a me più care.
I panini alle olive di Terry (che in realtà non sono panini i suoi, ma bastoncini), sono una scoperta sensazionale. Semplici, morbidi e profumati, hanno quell'aspetto così rustico e dorato da conquistare lo sguardo e il palato, per non lasciarlo più.

Preparateli la sera, come suggerisce Terry e cuoceteli la mattina.
All'ora di pranzo, soprattutto la domenica, sarà meraviglioso condividere con i vostri cari, un'atmosfera serena e calda. Una piccola oasi, un fermo immagine contro il logorio della vita moderna.

panini-olive-lievito-farina mais-semola




PANINI alle OLIVE


485 gr farina
15 gr fiocchi di patate
260 millilitri di acqua tiepida
30 ml olio extravergine d'oliva
1 cucchiaino di sale fino
2 gr lievito di birra
1 cucchiaio di zucchero

farina di semola di grano duro o farina di mais  per rivestire il pane
150 gr olive verdi denocciolate

Nella planetaria metti l'acqua, lo zucchero e il sale. Mescola per far sciogliere gli ingredienti. Unisci l'olio, la farina, i fiocchi di patate e per ultimo il lievito. Fai andare le fruste fino a incordare l'impasto (se lavori a mano, metti gli ingredienti su un tavolo infarinato e lavora fino a ottenere un composto omogeneo). Fai lievitare per circa un'ora e mezzo e poi riponi il contenitore in frigo, fino al giorno dopo (comunque calcola non meno di 8 ore di freddo!).
Il giorno dopo (o 8 ore dopo), infarina il tavolo da lavoro e stendi a rettangolo il tuo impasto. Versa sulla superficie le olive a rondelle e richiudi, riformando la palla. Fai riposare coperto da un panno per dieci minuti e poi procedi alla formazione dei panini. Tondi, a sfilatino, un'unica pagnottina, fai quello che ti suggerisce la fantasia.
Preparati un piatto con la semola o la farina di mais e rivesti i tuoi panini.
Poni su una teglia rivestita di carta forno e fai riposare per circa un'ora.
A questo punto inforna a 200 gradi, in forno caldo, per circa 30 minuti.
Fai raffreddare e buon appetito!



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27 ottobre 2016

Torta all'arancia e farina di mais di Martha Stewart


La ricetta della torta all'arancia e farina di mais di Martha Stewart, oltre a rivelarsi eccellente ed equilibrata, mi ha scatenato una serie di ricordi...


martha stewart-farinamais-


Ho letto un libro anni fa.
Di corsa, tra una fermata di metro e l'altra, a cavallo tra una pagina di diritto romano e una di diritto pubblico.
Una lettura svuota mente. Non ricordo infatti nè autore nè titolo.
Ma una cosa la ricordo bene.
Anzi due.
Un magnifico ragazzo con gli occhi verdi che faceva il mio tragitto tutte le mattine. Bello era bello. Ammazza. Ci guardavamo di sottecchi. Forse anche per questo non ricordo quasi nulla di quel libro. 

Ero piacevolmente distratta.
Ci siamo parlati alla fine.
Peccato fosse gay.
Siamo diventati ottimi amici in compenso. Oggi lui è un affermato e bravo attore teatrale e una delle persone più belle che io abbia mai conosciuto.
Ah, aspettate che vi devo raccontare dell'altra cosa che ricordo.
Una frase di quel libro.
"Non è mai troppo tardi per essere dei bambini felici"
Ecco, mi è tornata in mente in questi giorni.
Lo sapete quando sono una bambina felice? Quando gironzolo nei blog stranieri, soprattutto in quelli americani. Mi diverte tantissimo scoprire le loro ricette, quello che scrivono. Pazzi sono pazzi, esagerati anche...ma a volte tirano fuori dal cilindro delle ricette che mi si conficcano nel cervello e ci lavorano per giorni.
E devo provarle, altrimenti non ho pace.





La ricetta della torta all'arancia e farina di mais di Martha Stewart mi ha colpito proprio perché libera da quelle stranezze tipiche degli States. Equilibrata, ingredienti ordinari, un sapore di quelli che ti fanno desiderare una tazzona di tè fumante tra le mani.
Potevo non provarla?



TORTA ALL'ARANCIA e FARINA DI MAIS
di Martha Stewart



2 uova
70 ml olio vegetale
150 gr zucchero
200 grammi farina 00
75 gr farina di mais fioretto
2 cucchiaini di lievito per dolci
succo e scorza grattugiata di un'arancia media
1 pizzico di sale
vino bianco (per la quantità esatta leggere la ricetta)

Sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso. Unire l'olio, il sale e la scorza dell'arancia grattugiata. Mescolare con cura.
Spremere l'arancia e mettere il succo in un bicchiere (un normale bicchiere di 200 ml di capacità).
Aggiungere tanto vino bianco al succo d'arancia fino a riempire completamente il bicchiere stesso.
Unire al composto.
Aggiungere le due farine setacciate con il lievito e mescolate con una spatola di silicone. Se il composto dovesse risultare troppo denso aggiungete qualche cucchiaio di acqua naturale a temperatura ambiente.
Imburrate e infarinate uno stampo di circa 22-24 cm di diametro. Fate cuocere in forno caldo a 180° per circa 30 minuti.
Far raffreddare e spolverare con zucchero a velo.

Per una merenda golosa: sciogliere 100 grammi di cioccolato fondente a bagnomaria con 5 cucchiai di latte. Accompagnare le fette di torta all'arancia con questa deliziosa salsa al cioccolato.




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20 ottobre 2016

La pasta frolla senza burro

La frolla alla ricotta è un compromesso semplice tra gusto e alimentazione corretta.

frolla-ricotta-cucina sana-senza burro



Certo, se fossi una blogger un po' cialtrona, vi direi che la frolla alla ricotta è migliore di quella al burro.

Vi narrerei della bontà senza paragoni di una frolla senza grassi della serie ma perché ci ammazziamo di grassi animali & co. quando abbiamo altre soluzioni.






Purtroppo quello che ho in testa passa direttamente in bocca, in questo caso alla tastiera.
E perdonatemi l'ardire, ma il burro sta alla frolla come il fondotinta a Valeria Marini.
O la patatina a Rocco Siffredi.
Il profumo, la friabilità che regala ai prodotti di cui è protagonista non ha termini di paragone.


Ma a volte, o per troppa cellulite intorno alle ginocchia o per un colesterolo ballerino il burro finisce nella lista nera dove campeggia a chiare lettere l'avvertimento "Sparate a vista".


E allora tiriamo fuori una soluzione che consenta di salvare capra e cavoli, crostata e biscotti.






La frolla alla ricotta è la soluzione ideale. Il prodotto che otteniamo è godibile, soprattutto il giorno dopo.

Più che per i biscotti, vi consiglio l'utilizzo per crostate e affini. L'unione con la confettura ne esalta la delicatezza dell'aroma.


La provate così il vostro colesterolo mi sarà grato  e mi riempirà di tanti pensierini dedicati?



La ricetta della frolla alla ricotta viene dal sito Non Sprecare.




PASTA FROLLA alla RICOTTA




300 gr farina

100 gr zucchero
150 gr di ricotta fresca vaccina
1 pizzico di sale
2 uova
scorza grattugiata di un limone
1 cucchiaino di lievito

Metti lo zucchero e la farina in una ciotola e aggiungi gli altri ingredienti . Impasta fino a ottenere un composto omogeneo. fai riposare in frigo per circa mezz'ora e utilizzala come meglio preferisci. Nella foto la crostata è realizzata con confettura di amarene. Con questa dose di frolla, ho rivestito uno stampo di circa 20 cm di diametro. La crostata è stata cotta in forno statico a 180 °C per circa 30 minuti.



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13 ottobre 2016

Il budino al cioccolato perfetto in 3 ingredienti(e in 5 minuti) , senza uova, zucchero o farina


cioccolato-budino-cucchiaio-dolce





La comprensione sta alla donna come la neve ai Tropici.
Soprattutto per quanto riguarda i cambiamenti del corpo.
Colpevoli siamo senza dubbio noi stesse, schiere di Eva contro Eva, armate di lente di ingrandimento.
Avanziamo al grido di:
"Anvedi quanta cellulite c'ha quella!!"
"Ahò ma mica poi è cosi magra eh?"
"Ammazza che culotte de cheval"
Finezza diabolica che sottintende due chiappe grosse come il Madagascar.
E questa è una.

Poi la società.

Sei troppo magra,sei troppo grassa, i piedi ce li hai ad Y, la bocca è due mm sotto gli standard fissati per legge dal trattato di Maastricht. Alzati le chiappe, pompati le tette, appiattisci la pancia, mettiti il botulino nella minestra e fatti lo shatush altrimenti sei out e se ti acchiappano quelli di "Come ti vesti?" sono cavoletti di Bruxelles tuoi.
E questa è la seconda.

La mente si ribella a tutto ciò...ma tant'è. Tutte cerchiamo di renderci presentabili il minimo sindacale. Pazienza se ci arrendiamo alle h24 di Zumba.

Pazienza se il push-up fa capolino dal cassetto delle mutande.
Chiudiamo un occhio su quei settanta eurini,e dico settanta, che spenderemo per comprare i jeans col rinforzo sulle terga perché mica ce lo possiamo avere tutte alla brasiliana e pazienza se sfondiamo il budget delle varie ed eventuali.
E questa è la terza.

E poi...e poi magari una gravidanza. Magari si esce indenni.

Ma arriva la seconda.
E si diventa implacabili.
La società diventa implacabile.
Noi stesse lo diventiamo.
La smagliatura che non c'era, la tetta cadente, la curva del fianco che micamelaricordavocosirotonda.
Corri corri partorisci, corri corri perdi peso, corri corri smetti di allattare che te s'abbassano troppo le tette, corri corri spalma, salta e suda col poppante accanto.
Perché il tempio deve essere perfetto.
Perché quella ciccetta post partum fa più paura della depressione alias baby-blues.....




Questo budino è essenza allo stato puro. Senza involucri, senza chiacchiere.

Si fa in 5 minuti con 3, massimo 4 ingredienti.
E sa di cioccolato puro.
Il cioccolato lo scegli tu. Fondente, al latte, gianduia, bianco non ha importanza...
Puoi anche scegliere se utilizzare solo latte o latte e acqua, latte intero, scremato o ad alta digeribilità.
E' un pò il budino del fa come ti pare tanto viene sempre bene!

La ricetta viene da un blog, Ammodomio, le cui proprietarie rappresentano la mia boccata d'aria fresca. Sono ruvide e sincere, schiette e piene d'amore nei confronti di quello che fanno, pronte a combattere per ogni diritto leso, senza paura di farsi del male. In questo pazzo mondo dove sono più le ciofeche pubblicate che le ricette valide, loro sono una certezza. La MIA certezza.





BUDINO AL CIOCCOLATO in 5 minuti

200 gr cioccolato fondente al 50%
2 cucchiai amido di mais
500 ml latte (oppure 250 di acqua e 250 di latte)

Mescola l'amido di mais con un pò del liquido previsto dalla ricetta. Devi sciogliere tutti i grumi, ottenendo una pastella non troppo densa.
Porta ad ebollizione il latte (o il mix di latte e acqua) e aggiungi il cioccolato tagliato a pezzi. Fallo sciogliere e unisci l'amido di mais che avevi preparato in precedenza. Fai addensare per circa tre o quattro minuti, togli dal fuoco e lascia raffreddare.
Servi con ciuffi di panna montata.

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10 ottobre 2016

Pasta al tonno alla moda di Favignana e il senso che non c'è

pasta-tonno-sugo-capperi-pomodori-pinoli-veloce




Il senso delle proporzioni ce l'hai oppure no.

Il senso delle proporzioni è quello che ti spinge a far indossare a tuo figlio la muta da sub per andare a bagnarsi in piedi nella pozzanghera.

Il senso delle proporzioni è quello che ti spinge ad avere otto detersivi diversi per lavare il pavimento...dovesse mai la piastrella addormentarsi ceramica  e risvegliarsi parquet.

Il senso delle proporzioni è quello che ti spinge ad usare tutto lo Zanichelli compreso di sinonimi contrari per dire semplicemente un  "Ti amo".

Il senso delle proporzioni è quello che ti spinge ad accumulare sedici paia di slip e otto pigiami in fondo al comò "non sia mai succeda qualcosa"

Il senso delle proporzioni è quello che ti porta ad incatenare i tuoi figli con quindici magliette della salute perché stamattina...fa un po' freschino

E' quello che ti inserisce il pilota automatico quando vai a fare la spesa.
E allora una semplice cenetta a due diventa a quattro nella tua testa.
Un pranzo di quattro persone diventa un pranzo da otto.
Otto diventa sedici.
Peggio di un moltiplicatore catastale..



Il senso delle proporzioni io non ce l'ho.
La pasta ne è un esempio.
Posso passare un anno senza mangiarla ma poi arriva quel periodo che la mangerei anche dentro il cappuccino della mattina.
E allora preparatevi, perché sarete partecipi di questa mia nuova passione...finché dura!
E intanto vi ringrazio tutte per continuare a passare di qui, silenziose o meno, presenti nei commenti o nel contatore di visite che non smette mai di girare. E tutto questo nonostante la mia latitanza per l'enorme mole di lavoro che mi si è riversata addosso...per fortuna.
Grazie!!!

La pasta di oggi pare sia tipica di Favignana. Gli ingredienti nostrani ci sono tutti. Il tonno dovrebbe essere rigorosamente fresco ma potete tranquillamente utilizzare quello in scatola, di necessità virtù!!



PASTA AL TONNO alla moda di Favignana

300 grammi di tonno fresco (in alternativa 3 scatolette di ottimo tonno sottolio)
1 cipolla
40 gr pinoli
1 cucchiaio uvetta
1 cucchiaio capperi
300 ml salsa di pomodoro
1\2 bicchiere vino bianco secco
100 gr mollica di pane raffermo
1\2 spicchio di aglio
1 ciuffo di menta
1 ciuffo di basilico
1 mazzetto di prezzemolo
olio,sale e pepe

Se decidi di utilizzare il tonno fresco, taglialo a cubetti.
Trita la cipolla e falla appassire in tegame con l'olio e i capperi. Unisci i pinoli e l'uvetta e fai insaporire per circa cinque minuti, avendo cura di mescolare spesso.
Aggiungi il tonno e fai rosolare, bagnando con il vino bianco.
Fai evaporare e versa la salsa di pomodoro.
Regola di sale, pepe e prezzemolo tritato e fai cuocere per circa 25 minuti, aggiungendo dell'acqua se tende a restringersi troppo.
Frulla la mollica del pane con la menta e il prezzemolo.
Dopo aver lessato la pasta, condiscila con il sugo preparato e cospargila con il trito aromatico di pane.


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5 ottobre 2016

I biscotti al miele e olio d'oliva e quando l'adulterio salva una vita



biscotti-semplici-olio-miele-salute-buono-semplice







Due etti di zucchero
"Giacinta, le pillole per la pressione".
E Giacinta corre..
Tre etti di farina
"Giacinta, la pillola per la gastrite"
E Giacinta corre.
Due uova sbattute
"Giacinta ho freddo"
E Giacinta corre
Una bustina di lievito.
"Giacinta mi prude la tempia"
E Giacinta corre a grattarla, questa benedetta tempia.
Un bicchiere di latte e inforna il dolce.


Scene da un matrimonio.
Quarant'anni di corri Giacinta. La pillola, la piega del pantalone, la pasta ben cotta, i bambini al loro posto, la suocera venerata come Maradona, la sua immagine accanto a quella della Madonnina.
Corri Giacinta, che lui non sa fare nulla poverino. Corri Giacinta, che lui ha avuto un'infanzia difficile. Corri Giacinta, non hai che lui. E qualche schiaffo non fa la differenza, non più ormai.
Corri corri gli anni son passati.
E le rughe sono arrivate.
I figli sono andati via e così le risate.
E' rimasta Giacinta che rammenda calzini e sospira.


Sospira felice però Giacinta.
Perchè ha saputo che lui l'ha sempre amata.
Ma no, non lui, quello al quale prude la tempia.
L'altro. 

Quello che non diresti mai,quello che è peccato.
Ma se fosse realmente peccato Dio non ci avrebbe dato il cuore, si dice Giacinta mentre accende una candela in Chiesa.
Corri Giacinta.
Corri sorridendo.
Settant'anni e il cuore di una quindicenne.
Vola Giacinta.
A volte basta un piccolo segreto per vivere meglio.

p.s= Giacinta c'è, esiste, è reale. Questo è tutto per lei.










Una ricetta buona deve essere necessariamente difficile?
I biscotti al miele e olio d'oliva sono l'esempio che la semplicità a volte, per fortuna, vince.

Questi biscottini si fanno con niente e sanno di tanto. Perchè come tutte le cose semplici ammaliano e incantano.
Una ricetta semplice che Giulia mi ha fatto provare e della quale mi sono innamorata al primo morso.



BISCOTTI AL MIELE E OLIO D'OLIVA


1 uovo
200 gr di farina integrale (o 100 integrale e 100 farina 00)
la scorza di 1\2 limone
50 ml di olio di oliva
5 gr lievito in polvere per dolci
2 o 3 cucchiai di miele (se vi piacciono più o meno dolci)

Su un tavolo da lavoro infarinato metti la farina e fai un buco al centro. Metti tutti gli ingredienti e inizia a lavorare abbastanza velocemente. L'impasto è pronto quando non si attacca più alle dita.
Fallo riposare dieci minuti in frigorifero.
Stendi la frolla e lasciala abbastanza spessa perchè tendono a bruciare subito.
Cuocili in forno caldo a 180° per circa dieci minuti.
Falli raffreddare e servili così al naturale, spolverati di zucchero a velo o glassati.


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